Utilità e progetti

​Il popolo dei backpackers

La nuova frontiera del viaggiare
di Valentina Chendi \ 06-04-2017 \ visite: 4671
viaggiatori con lo zaino

Giovanissimi o quarantenni, poco importa. Il popolo dei backpackers è in aumento costante, e per chi non riuscisse a identificarli chiaramente sono quei viaggiatori che, zaino in spalla, girano il mondo spendendo il meno possibile. Budget minimo, voli e trasporti low-cost, autostop, ostelli. Ed è proprio negli ostelli, nei dormitori misti da 16 o 20 letti, che si possono osservare da vicino gli esemplari più autentici di backpackers. Qualcuno viaggia in coppia, mentre tantissimi sono i solitari, in netto aumento le donne, che improvvisano i loro itinerari, si fermano a lavorare negli ostelli stessi in cambio di vitto e alloggio gratis, utilizzano la laundry il meno possibile e si raccontano tantissimo, non solo sul Web. Riflettevo sulla filosofia di vita dei backpackers mentre mi trovavo sulla terrazza di un ostello di Marrakech, immerso nella medina. Un gruppo di noi viaggiatori in Marocco, tutti arrivati da soli, si era radunato per cenare e le conversazioni avevano cominciato a fluire spontanee: come ci chiamavamo, nazionalità, età, e poi la domanda più importante, ovvero “Da quanto tempo sei in viaggio?”. E così scoprìi che tutti, ma proprio tutti i presenti avevano mollato il lavoro o messo in stand-by gli studi per viaggiare. Per dedicare un pezzo della loro vita a questo mondo così grande e così meraviglioso. Dal 20enne al 37enne, senza distinzione di sesso, le storie di quei viaggiatori (e la mia) avevano parecchie somiglianze. Se non viaggio ora, quando? Ero stanco/a del lavoro/degli studi; volevo riflettere; volevo migliorare le lingue straniere; volevo conoscere cose e gente nuova; volevo guarire dopo una delusione d’amore o un evento drammatico. La strada percorsa e le esperienze fatte si fanno racconto di vita, ed è inevitabile rimanere senza parole di fronte a questi ragazzi così semplici eppure così pieni di scatti, emozioni, aneddoti, consigli da scambiare. È la filosofia del viaggio come terapia, come riscatto, come iniziazione. I backpackers chiacchierano nelle lingue che sanno senza fare attenzione agli errori grammaticali, condividono e accolgono senza pregiudizi, senza critiche, senza discriminazioni. Sono cittadini del mondo che imparano strada facendo e acquisiscono tutte quelle skills e quei talenti che non si possono inserire nel CV ma che sono parte integrante del percorso dell’individuo.  Perchè oggi, più che mai, le viaggiatrici e i viaggiatori sanno essere portatori di speranza, speranza in un’umanità che ancora crede nell’incontro e nell’abbraccio, nella bellezza e nel cambiamento. Una citazione del Che diceva “La mia casa ambulante avrà ancora due gambe e i miei sogni non avranno frontiere.” Ecco, siate la vostra casa ambulante e cambiate ciò che potete cambiare con le vostre forze. La guerra in Siria, i bandi anti-Islam di Trump, i muri anti-migranti in Europa, le dittature che fioriscono anche nel XXI secolo, i femminicidi, gli attacchi terroristici: questa è l’epoca che viviamo, e il vostro singolo viaggio con zaino in spalla non fermerà le guerre né metterà fine alle persecuzioni, ma almeno ogni viaggiatore sarà un piccolo lampo di rivoluzione, di apertura, di coraggio. Che la paura di questo mondo infame non ci fermi. Mai.

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