Cultura e Spettacoli

Roberto Capucci e Ariadna Romero presentano Ovunque tu sarai

​FFFAncora day 2
di Chiara Ricchiuti - Giacomo Borgatti \ 23-03-2017 \ visite: 475
Adriadna
 
La seconda serata del Ferrara Film Festival è dedicata ad una prima italiana, Ovunque tu sarai, opera prima del regista romano Roberto Cappucci. L'abbiamo incontrato al Palazzo della Racchetta prima della proiezione, insieme all'attrice Ariadna Romero .
 
Il film è stasera, nessuno l’ha visto. Cosa ci anticipate?
 
Roberto Capucci: E’ un on the road basato sull'importanza dell'amicizia. La cornice è una passione, il calcio, ed è anche un pretesto. È la storia di quattro amici, tifosi della Roma, che decidono di partire per un viaggio per la Spagna. L’occasione è una partita, decidono di andare a vedere la Roma in Champions League nella partita del 2008 contro il Real Madrid. In realtà è un viaggio che per tutti rappresenta un momento critico, una linea d’ombra, che i personaggi dovranno affrontare sia come gruppo di amici che come individui. Il confronto tra di loro verrà favorito con l'arrivo di un quinto personaggio inaspettato, Pilar, che permetterà ad alcuni segreti di emergere.
 
Perché la partita del 2008 tra Real Madrid e Rona? 
 
l’occasione calcistica è un pretesto per scappare da una realtà non facile e fare un viaggio tra amici. La partita rende il tutto più epico, è stata una vittoria contro la squadra più forte del mondo. Come spesso accade, in questo generen di racconti, non è tanto il traguardo ha contare ma il viaggio. Ognuno dei personaggi dovrà affrontare una crisi interiore: chi cercherà di riacquistare la propria libertà, chi fare i conti con la propria vita e la propria storia. Ariadna rappresenta un’icona per uno dei quattro personaggi ed è il mezzo attraverso il quale uno dei quattro riacquista la sua libertà.
L'unico personaggio femminile acquista sempre più importanza. Ma chi è Pilar?
 
R: Pilar è l’archetipo della libertà. E’ una cantante spagnola, un po’ gitana, che viaggia per la Spagna e, quando incontra i ragazzi, scardina il loro il mondo e le certezze che stavano costruendo. 
 
Ariadna Romero: Sì, ma lo fa in un modo molto delicato. Creerà un legame particolare con uno dei protagonisti e lo accompagnerà in un percorso personale, spingendolo a credere in se stesso. Lei è una ragazza avventurosa, zaino in spalla, e da molta importanza ai suoi sogni. È una donna libera e crede molto in quello che fa.
 
Quattro romani, un furgoncino Volkswagen e le note di Marco Conigli dell'Orchestraccia. I temi trattati affrontano problemi e debolezze ma resta sempre una commedia. Non mancano momenti di comicità, citazioni e riferimenti ad altre pellicole italiane. 
 
Come mai hai scelto di realizzare un road movie?
 
R: L’idea nasce 4 anni fa, in un pomeriggio in cui ho incontrato Apolloni che non conoscevo, per parlargli di una storia che avrei voluto realizzare, ricollegandomi ad un film a cui sono particolarmente legato, Amici miei, in chiave Febbre a 90. Raccontare il calcio come pretesto per mettere insieme quattro anime ed una storia d’amicizia. Per quello abbiamo scelto l'idea del viaggio. La partita è il pretesto per usare questi quattro personaggi e consentirgli di fare un viaggio fuori dall’Italia, questa in particolare perché, primo, nel 2008 è un periodo in cui in realtà i cellulari e i social non sono ancora invasivi e quindi il problema del roaming, Secondo, si tratta di una trasferta epocale nella storia della Roma e, terzo, l’idea era raccontare una partenza senza raccontare un traguardo.
 
Ariadna, com’è stato recitare in questo film? Cosa ti ha convinto?
 
A: Come l’ho convinto, piuttosto (ride). E cosa ho sofferto per convincere lui a prendermi. Io da quando ho letto la sceneggiatura mi sono innamorata del personaggio Anche del film ma soprattutto del personaggio. Mi ricordo che dissi a Roberto “Lo sento mio, quando lo leggo e lo sogno, lo sento già”. Lui mi diceva “Ti assomiglia molto per la dolcezza ma devi tirare fuori la grinta”. Da qualche parte sono andata a pescarla perché da qualche parte nella mia vita sono stata anche un po’ Pilar: lei vive con lo zaino in spalla, fa i concerti, insegue il suo sogno. Vuole fare la cantante e fa la cantante, non chiede il permesso a nessuno. Io quando avevo 23 anni mi sono trasferita in Italia per inseguire i miei sogni ovvero lavorare nel cinema e nella tv, a Cuba avrei fatto tutt’altro. E’ stato il momento della mia vita in cui mi sono sentita un po’ Pilar. Ho preso e me ne sono andata, anche se i miei genitori non erano d’accordo e tante cose remavano contro. E leggere quella sceneggiatura con quel personaggio mi ha scombussolato e l’ho voluto a tutti i costi. Convincerlo non è stato facile.
 
R: Lei ha fatto una cosa che normalmente non si fa e non è sedurre il regista perché quella è la cosa che normalmente si fa (ride). Io ho pensato a lei perché mi è stata suggerita dal mio montatore perché in realtà si parlava di una coproduzione anche con l’Argentina oltre che con la Spagna quindi avevo paura che mi fosse imposto. A quel punto, vista la prima scrematura di nomi, mi sono detto se ne devo prendere una bella e basta ne prendo una veramente bella. E avevo pensato ad una modella portoghese che si chiama Sara Sampaio. Però quando stavo scegliendo, il mio montatore mi ha detto “Sai che c’è un’attrice molto in gamba che le somiglia, si chiama Ariadna Romero”. E io non l’avevo mai sentita né vista da nessuna parte, non sapevo chi fosse. Per caso sono andato a Milano a fare dei casting ma sono andato essenzialmente per vedere lei. Ero molto scettico perché pensavo “Se non riesco a prendere un’attrice davvero almeno prendo una faccia che mi funzioni”. E quindi sono andato immaginando che lei fosse a livello zero. Quando invece ho fatto il provino con lei ha tirato fuori una dolcezza che faceva parte del personaggio senza che le avessi dato indicazioni. E questo mi ha colpito. E visto che all’epoca avevo anche già trovato un’altra attrice che mi piaceva, le ho detto “Guarda Ari, la verità è che mi sei piaciuta, hai delle caratteristiche giuste ma voglio vederne altre. Quello che ti posso proporre è di venire a Roma e di lavorarci insieme ma non ti prometto nulla, non sono sicuro di prenderti e non voglio crearti aspettative.” Lei è venuta cinque volte a spese sue e ha lavorato molto intensamente per un mese. Per me oggi gli attori si dividono in due categorie per quanto riguarda arrivare dal talento alla capacità: c’è chi è totalmente istinto e chi è totalmente lavoro, poi ci sono le vie di mezzo. Lei ha un istinto naturale perché dandole degli strumenti ha risposto in una maniera che non mi aspettavo. Lei veniva da un film con Pieraccioni e poi aveva intrapreso un altro tipo di percorso ed era circondata da quattro attori che tutti insieme hanno fatto più di cento film. Quindi l’ho scelta non perché aveva una faccia ma perché realmente aveva tutte le caratteristiche che stavo cercando.
 
A: Per questo lavoro, magari, si stava insieme tutto il pomeriggio. Quando tornavo a casa mi sembrava di aver zappato la terra per tre giorni consecutivi (ride). Ero morta, è stato molto intenso.
 
R: E’ stato molto intenso ma lei ha risposto molto bene. Non è facile, ogni attore ha una personalità che non vuol dire che non si mette a disposizione. Non è detto che gli attori si concedano in maniera assoluta soprattutto ad un regista alla sua opera prima. Con lei e Ricky Memphis io ho lavorato totalmente liberi perché si sono affidati a me e io a loro. Secondo me tra regista e attore ci sono due tipi di rapporto: o scopano o fanno l’amore. Quando scopano ognuno prende il suo, quando fanno l’amore il personaggio si costruisce insieme.
 
Perché portare il film a Ferrara?
 
R: Perché mi ci hanno portato (ride). No, a parte gli scherzi ho un sacco di amici tra Emilia e Romagna. Ferrara inoltre oltre ad essere uno dei pilastri del cinema italiano, oggi parlavo con Ariadna e le raccontavo la storia degli Este e poi mi attaccavo a Lucrezia Borgia perché devo metterci sempre un po’ di Roma. E poi c’è anche la Spal, che a parte i colori che non mi piacciono per niente, che è una società storica che mi piacerebbe vedere in serie A.
Nell’attesa di vedere l’esito stagionale della Spal contando anche su un tifoso in più, l’appuntamento è per il 6 aprile al cinema, giorno di uscita di Ovunque tu sarai. Un film simpatico, commovente, emozionante e non scontato con una bellissima e talentuosa Ariadna Romero ed un Ricky Memphis a tratti sorprendente.
 
 

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