Attualità e Viaggi

Dieci scout di Massa Lombarda in giro per il quartiere Giardino di Ferrara

Integrazione, convivenza e conoscenza
di Giulia Paratelli \ 29-12-2016 \ visite: 925
Quartiere giardino
Foto di Giulia Paratelli

Durante queste feste natalizie il Clan Leonardo di Massa Lombarda (RA) ha deciso di passare tre giorni nella città estense per provare a capire di più cosa si intende per integrazione tra problemi di convivenza e tentativi di conoscersi.
Ospiti della parrocchia di Santo Spirito di Ferrara il gruppo aderente all’associazione Agesci ha deciso di affrontare un tema molto scottante in questo periodo in Italia: “ogni anno a settembre ci diamo un tema che desideriamo affrontare e approfondire nel corso dei mesi a seguire, quello scelto per questo anno è immigrazione e integrazione. Il tema è complesso e delicato ma essendo molto attuale nel nostro paese in questo momento ci è sembrato doveroso approfondirlo un po’ di più.” Spiega Cristina Lo Monaco, responsabile del clan Leonardo.
Gli  Scout in Italia si dividono in tre branche, Agesci (la più numerosa) e FSE di tradizione cattolica mentre  CNGEI è di ideologia laica. All’interno di Agesci si viene divisi in tre sottocategorie a seconda dell’età, dagli otto ai dodici anni si è “Lupetti”, dai dodici ai sedici invece si passa a essere “Reparto” e infine dai sedici ai vent’uno anni si entra nel clan, ultima fase dell’esperienza scout se non si vuole passare poi a essere un responsabile.
Il clan romagnolo ha organizzato il suo percorso di formazione sul quartiere Giardino pensando di ascoltare le varie voci di chi lo vive, dall’architetto Filippo Govoni che si occupa assieme all’Urban Centre della riqualificazione del Mof, al Comitato Zona Stadio, all’incontro con il Sindaco Tagliani. Era previsto un incontro anche con l’Osservatorio l’Altalena che purtroppo è saltato per problemi tecnici.
Quello che ne esce è un momento di riflessione collettivo dove si notano i punti di forza e di debolezza delle attività in corso per il miglioramento della vita dei residenti e per l’integrazione con le persone provenienti da altri paesi che ora vivono questo quartiere troppo spesso sotto i riflettori.
Se tra i punti di forza che appaiono agli occhi dei giovani c’è un’amministrazione attenta che si impegna in attività e azioni concrete per rendere il quartiere più vivo e attivo nel tentativo di attirare persone in quelle aree della città per favorirne la vivacità, la conoscenza e l’integrazione anche al di fuori di mere logiche di guadagno che avrebbero spinto a riproporre le stesse attività in altre aree della città di certo meno problematiche a quindi più produttive in termini economici. Si elencano tra  i punti deboli: la difficoltà da parte delle forze dell’ordine a risolvere il problema della microcriminalità dovuta alla mancanza di leggi severe che puniscano davvero chi commette questi reati, sfiducia nella legge e nelle istituzioni da parte dei cittadini che devono convivere con queste problematiche e una situazione generale di degrado da parte di tutti. Il concetto è complesso ma i giovani scout di Massa Lombarda hanno elaborato una teoria interessante: se un quartiere viene  considerato degradato o, per meglio dire, difficile, chiunque passando non si comporterà con lo stesso rispetto che avrebbe in una zona signorile e di pregio. Si parla di carte per terra, cestini divelti, non cura del verde. Piccole cose che portano a far percepire il quartiere come non importante, non amato,non  curato da nessuno e, se non è di nessuno, non può essere di tutti andando a esacerbare il concetto stesso di bene comune che tanto ci sta a cuore. Un esempio che va in questa direzione è quello della creazione di una aiuola nel parco Giordano Bruno, attività promossa dal Comitato Zona Stadio che ha visto la realizzazione da parte di una classe dell’adiacente scuola elementare Poledrelli. I bambini della classe scelta erano, per puro caso, di cinque etnie differenti e hanno collaborato assieme a creare un qualcosa di positivo assieme, creando integrazione, conoscenza e soprattutto facendo crescere dentro di loro quel senso positivo di “bene comune” che spesso in certe zone ci si dimentica di avere.
Il clan Leonardo ha voluto concludere la loro riflessione portando alcuni spunti di riflessione su cosa loro suggeriscono per migliorare l’integrazione in questa zona, ma è una formula universale che si può applicare in qualsiasi area delle nostre città. L’idea di base è creare iniziative, attività interessanti e giovani, fruibili da tutti, anche da chi ha i redditi più bassi per far in modo di creare situazioni di convivenza che possono sfociare in conoscenza, rispetto reciproco e integrazione. “Se un gruppo di ragazzi sa che c’è un’attività poco dispendiosa e bella ci andrà e così faranno anche gli immigrati e magari trovandosi uno di fianco all’altro impareranno delle cose a vicenda, rispettandosi, capendosi, avendo meno paura.”

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