Cultura e Spettacoli

Al Teatro Nuovo sold-out per le olimpiadi di Berlino

"L'Avvocato" cattura Ferrara
di Elia Brunelli 5F, Liceo Carducci \ 19-12-2016 \ visite: 512

La nostalgia è una cosa di cui non puoi proprio fare a meno, se ti chiami Federico Buffa e di mestiere fai emozionare le persone. Sembra quasi soffrire quando parla, come se a quelle olimpiadi ci fosse stato anche lui. Le pause che prende durante la narrazione e lo sguardo che si smarrisce nel vuoto sono tipici di un uomo consapevole del peso delle parole che sta pronunciando, perché lui lo sa, e oggi lo sappiamo un po' di più anche noi, che le cose che sono successe in quella tiepida estate berlinese hanno cambiato i canoni di storia e di sport. Federico (Buffa, ndr.) si presenta in sala stampa, con la consueta eleganza e grazia, quasi emozionato, o cosi piace credere a me. Vuole immediatamente sottolineare il difficile passaggio che ha dovuto compiere da uomo di televisione a uomo di teatro...si è dovuto reinventare Federico Buffa, ma questa cosa, effettivamente, non lo hai mai spaventato nella sua vita. Ha provato di tutto "L'Avvocato". Ha gustato, assaporato e apprezzato generi, luoghi e culture da uomo di mondo, quale è. "Il rapporto che instauri con un pubblico sul palcoscenico teatrale, non è uguale da nessun'altra parte" - dice Buffa- poiché nessun espediente è in grado di toccarti direttamente come fa il teatro. Egli è in grado di fare questo, perché è consapevole che c'è un filo che in quel momento ci sta tenendo uniti, lui con noi e noi con lui. Quello che accade quando Federico Buffa racconta è una scarica dietro l'altra di adrenalina, scosse diverse di svariata natura; è un gioco di luci, musica, stile. In una parola sola, poesia. Un poeta a tinte moderne e passate, che prima ti diverte e poi ti fa riflettere, che sa alleggerire situazioni e un attimo dopo, caricarle di uno spaventoso peso. "C'è stato un mondo prima e uno dopo a questa olimpiade", proprio per sottolineare l'incredibile peso specifico che una manifestazione sportiva ha avuto, nell'influenzare un'epopea storica e mondiale. Sotto il dominio di  Adolf Hitler, l'olimpiade si sarebbe dovuta configurare come la più alta celebrazione ed esaltazione della razza ariana...si perché al "Fuhrer" le cose piccole non sono mai piaciute. Quella di Buffa è una storia nella storia, non esistono episodi singolari, poiché tutto si rincorre e si ricollega, talvolta in modo quasi rocambolesco. Il grande puzzle dell'olimpiade del '36. Nella storia è sempre presente una sorta di dualismo, due componenti che si scontrano e combattono l'una contro l'altra, senza sosta. Da un lato vi è la brama, l'assolutismo hitleriano, il cui intento è quello di plasmare l'intero evento sulla supremazia della razza, la sua, e di un popolo in costante crescita e smanioso di dominio; dall'altro...beh dall'altro vi è il trionfo del cuore sulla testa, del coraggio sulla paura. Più in generale potremmo chiamarlo sport, nella sua grandezza e democrazia, perché esso è in grado di andare oltre il colore della pelle e del credo religioso, inconsapevole delle differenze e crudelmente “giusto”. Un evento slegato dalla realtà, direte voi. “Vi sbagliate” – dice Buffa - “perché di queste cose ne stiamo discutendo ancora oggi, a distanza di ottanta anni”. Quello che vuole arrivare da queste parole profonde, è un messaggio, non sempre facile da codificare, che si staglia come una pedagogia di sport, uno sport “per tutti” si può dire. Provate a immaginare l’espressione corrucciata e interiormente infastidita del “Fuhrer”, nel vedere Jesse Owens alzare l’oro non una, non due, non tre, ma quattro volte. Quattro colpi di proiettile, di pugnale al nazionalsocialismo tedesco. Una delle storie che, oltre che nei libri di storia, entrano nei cuori e te li scaldano ben bene. Successivamente, prosegue interrogando noi orecchie obbedienti, chiedendo: “Come immaginate lo sport tra cinquant’anni?”. Esisteranno ancora le olimpiadi, anche con questo “meticciamento” dei popoli?. Impossibile non essere sfiorati da un brivido, su questi interrogativi misteriosi, i quali smuovono nella mente del destinatario, un cumulo di fantasia, aspettative e speranze. E pensare che questo spettacolo sarebbe dovuto finire già alla terza serata, questa è l’ottantesima…chapeau Avvocato.

federico buffa

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