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Cosa resta da fare in Birmania?

Intervista al blogger dissidente Tun Tun Aung
di Lisa Viola Rossi \ 01-11-2013 \ visite: 882
Aung San Suu Kyi2

La leader dell’opposizione birmana, Aung San Suu Kyi, Premo Nobel per la Pace e celebre icona della lotta nonviolenta, per i diritti umani e la democrazia, lo scorso 30 ottobre è stata accolta all’ombra delle Due Torri, per ritirare la Cittadinanza onoraria della città di Bologna e la Laurea ad honorem in Filosofia presso l’Aula Magna di Santa Lucia, nel cuore della più antica università d’Europa. Sono passati rispettivamente cinque e tredici anni da quando questi prestigiosi riconoscimenti furono attribuiti alla “signora di Rangoon”, quando ancora si trovava agli arresti domiciliari, durati quasi un ventennio.

La Birmania, oggi - Alla vigilia dell’anniversario della sua liberazione, avvenuta il 13 novembre 2010, Aung San Suu Kyi, eletta parlamentare lo scorso 1° aprile 2012, è attualmente in tour europeo, per rilanciare l’appello ai vertici politici internazionali affinché sia modificata la Costituzione birmana, che contiene due norme ad personam (tra cui il divieto di candidarsi a chi sia sposato con cittadini stranieri o abbia figli con la cittadinanza straniera), volte a escluderla dalla possibilità di partecipare alle corsa per le presidenziali 2015 e ad assicurare il 25% dei seggi ai veritici militari. Dal 4 febbraio 2011 governa Thein Sein, ottavo presidente della Birmania e, di fatto, il primo presidente di un governo civile – non militare - eletto nell’ultimo mezzo secolo. Tuttavia, le violazioni dei diritti umani e le violazioni del diritto internazionale umanitario sono aumentate nell’ultimo anno nelle zone abitate da minoranze etniche. Alcuni di questi attacchi rientrano a pieno titolo tra i crimini contro l’umanità o di guerra. Contemporaneamente, le autorità hanno mantenuto le forti restrizioni sulla libertà di religione e di credo, e parallelamente vige la totale impunità per chi viola i diritti umani. Certo è un segno positivo il rilascio di 313 prigionieri politici nel corso dell’anno, ma gli arresti per motivi politici continuano tuttora e i detenuti sono sottoposti ad abusi e maltrattamenti, come riferiscono le organizzazioni internazionali per la tutela dei diritti umani, come Amnesty.

Libertà di informazione - Per quanto riguarda la libertà di stampa, la Birmania ha guadagnato ben 18 posizioni nella classifica 2012 di Reporters sans frontières, ponendosi al 151esimo posto su 179 Paesi. Ma occorre segnalare che malgrado i segnali di apertura del governo Sein – egli avrebbe dichiarato di rispettare il “ruolo dei mezzi di comunicazione come il quarto potere”, attuando una amnistia generale di decine di detenuti politici, tra cui netizen e giornalisti -, le recenti condanne a pesanti sanzioni a carico di blogger, nonché le irruzioni della polizia nei cyber cafè, esemplificano la perdurante inflessibilità del regime birmano, che continua a censurare e a reprimere sia i dissidenti, sia i media privati.

tun tun aung Alla luce di queste considerazioni, all’indomani della consegna del Premio Sakharov per la libertà di espressione e della giornata emiliana di Aung San Suu Kyi, Occhiaperti ha avuto modo di incontrare Tun Tun Aung, blogger birmano di 33 anni - rifugiato in Francia dal 2011 -, per una chiacchierata su Aung San Suu Kyi, sulla sua terra ed il suo futuro.

Tun Tun, oggi Aung San Suu Kyi sarà accolta e premiata a Bologna. Che signicato ha per te questo riconoscimento?
"Questo premio ha un significato fondamentalmente politico. Punta l’attenzione su Aung San Suu Kyi, la sua lotta e il nostro Paese – il popolo del nostro Paese, la Birmania".

A tre anni dalla sua liberazione, qual è il più grande cambiamento che ha avuto luogo in Myanmar?
"Il dialogo di Suu Kyi con il governo militare ha prodotto cambiamenti a tutti i livelli. Il cambiamento più grande è indubbiamente il rilascio di quasi tutti i prigionieri politici".

Ad oggi qual è la questione più grave in materia di diritti umani in Myanmar?
"Attualmente, il problema più importante risiede nel fatto che il governo non tutela le minoranze etniche e le persone vittime di gruppi o individui razzisti".

Secondo te, Suu Kyi ha la concreta possibilità di essere eletta presidente alle prossime elezioni?
"Sarà la sua più grande sfida. Ad esempio, secondo la Costituzione vigente, il presidente deve aver fatto il servizio militare. Affinché Aung San Suu Kyi sia eletta presidente del Myanmar, occorre che l’attuale Costituzione venga davvero cambiata" .

Ritieni che la questione dei diritti umani in Birmania migliorerà?
"È difficile dirlo. Al momento la situazione sta migliorando, per il popolo birmano. D’altronde, occorre forse sottolineare che i birmani non godono di veri diritti umani. Possiamo dire che stiamo giusto iniziando a poter parlare di diritti umani in Myanmar".

E riguardo alla libertà di stampa in Myanmar, cosa osservi?
"La libertà di stampa è nettamente migliorata dal 2011. Per esempio, le testate ora non hanno più bisogno dell’autorizzazione alla pubblicazione da parte della Commissione Censura del Myanmar".

Che cosa significa lavorare come giornalista o blogger in Myanmar?
"In generale, non è più davvero pericoloso lavorare come giornalista o blogger in Myanmar, per ora. Ma qualche gruppo di potere, manovrato dal governo, minaccia ancora i media birmani, se questi si dimostrano indipendenti. Purtroppo i nostri giornalisti sono stati talmente abituati alla censura, che hanno automatizzato meccanismi preventivi di auto-censura. Hanno ancora paura a sfidare e a fare domande scomode ai vertici di governo.

Molti giornali internazionali parlano di “primavera birmana” ... Sei d’accordo nell’usare questa espressione?
"Non voglio giudicare le parole che usano i giornalisti. Resta il fatto che la democrazia del nostro paese dipende solo dal potere militare; se nessuno intende cambiare tale situazione, niente cambierà".

Quali sono le informazioni riguardanti la situazione del tuo Paese che ritieni essere parzialmente o totalmente ignorate dall’opinione pubblica internazionale?
"Vorrei che la comunità internazionale prendesse coscienza del fatto che il nostro Paese non è ancora una democrazia, ma è solamente in una fase di transizione verso la democrazia. Parecchie cose devono ancora cambiare, affinché il Myanmar possa configurarsi davvero come un Paese democratico. Pertanto la comunità internazionale deve fare attenzione quando collabora con l’attuale governo birmano, non limitandosi a considerare i propri interessi".

CHI è TUN TUN AUNG 
Tun Tun Aung, classe 1980, è arrivato a Parigi nell’estate 2011, grazie a Reporters sans frontières, e qualche mese più tardi è approdato alla Maison des Journalistes. Aung ha lasciato la Birmania nel 2004, per trasferirsi in Thailandia dove ha trascorso 7 anni a lavorare, come professionista dell’informazione, al servizio di organizzazioni non governative e media di birmani in esilio. Attualmente, è ancora impegnato nel lungo percorso di regolarizzione della sua situazione di rifugiato politico e sta studiando la lingua e la cultura francese. Per quanto riguarda i suoi progetti futuri, annuncia di voler contribuire con il suo lavoro alle politiche di sviluppo dei media in Myanmar.


[Walk on degli U2 è stata scritta come omaggio a Aung San Suu Kyi, in virtù del suo attivismo e della sua lotta per la libertà in Birmania. Chiunque in Myanmar venga trovato in possesso del singolo o dell’album in cui è contenuta questa canzone, All That You Can't Leave Behind (edito nel 2000), rischia una condanna tra i 3 e i 20 anni di prigione]

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