Attualità e Viaggi

Sud italians

Considerazione sulla presenza italiana in Sud Africa
di Antonio Vergoni \ 17-11-2016 \ visite: 1041
sud italians
Foto di Antonio Vergoni
 
Non si può sapere con certezza quando il primo italiano mise piede in Sudafrica, sicuramente quando questa si chiamava nei modi in cui si chiamava prima, per me sicuramente sbarcato da una nave come la maggior parte degli immigrati bianchi qui, colpa di un’Africa che non ti sognavi neanche di attraversare. Ad ogni modo penso francamente che uno dei primi in assoluto sia stato Zio Carlo, pensatore professionista, aitante ancora per i suoi 42, quelli di cui il mondo è a conoscenza e che dichiara da tre anni a questa parte. Qui dalla tenera età che era, emigrato con moglie e figli, preso il volo da quell’Italia che non l’amava abbastanza per questo Sudafrica che non l’amava ancora. E c’è rimasto fino ad oggi. In mezzo c’è una delle vite più interessanti scoperte qui, d’un italiano d’Africa come ne ho incontrati tanti qui, uomini e donne in cerca di fortuna, di avventura, di soldi, in cerca di nuovi orizzonti che solo l’Africa poteva dar loro. Hanno sofferto il distacco, chi più chi meno, hanno lasciato amici e parenti, chi di più chi di meno, hanno scommesso forte e son finiti quasi a pentirsene, oppure hanno resistito godendosi ogni mattino con la speranza di nuovo sole africano. Hanno così tante cose da raccontare ogni volta, meriterebbero tutti almeno il tempo di un Lambrusco e quando partono a raccontare ti devi mettere solo comodo e ascoltare. Ho passato serate all’ombra dei resti di sempre classiche abbuffate italiane, racconti di primi coloni, di savane a dir poco inospitali, di vita in miniera che non si riuscivano neppure a fumare le sigarette a fine turno da che erano pregne di zolfo. Di occhi d’italiano che in Botswana  hanno visto una volta un uomo strangolare un leopardo a mani nude, straordinario al pari sicuro di chi ha deciso un giorno di trasformare il proprio garage in un laboratorio per farci la burrata! E i nodini di mozzarella…Ho conosciuto poi tanti uomini e donne ai loro primi anni d’Africa, già così intensi e coinvolgenti da valergli una vita intera. I ragazzi ferraresi dell’osteria vicino al porto, i due cugini romagnoli e la loro trattoria in centro, il giovane centese ex radiologo che qualche anno fa ha deciso di mettersi a coltivare asparagi qui dove asparagi prima non esistevano. Oppure alcuni tra i gioielli della secolare tradizione marinaresca italiana, gli amici arruolati nei prestigiosi e maestosi cantieri navali di Cape Town. Una menzione speciale per un amico mio pugliese che dopo Taranto e Londra ha deciso per una meravigliosa donna del veld, l’ha sposata e ora per lavoro telefona al giocatore d’azzardo un po’ lassista per motivarlo a tornare a giocare per quello e quell’altro casinò in città. Un bolognese bestiale che ho conosciuto per caso è arrivato qui nel 1993, in una terra pronta alla guerra civile. Ha deciso di rimanerci comunque per finire ad incontrare un’italiana e farci due figli. Attualmente guida turisti, rigorosamente italiani, a bordo del classico e molto sudafricano furgoncino volkswagen, dentro e fuori la città, nelle township e dove richiesto e per ogni posto ha sempre un sacco di cose da dire. Giovani e meno giovani che hanno sempre lavorato tanto, tranne Zio Carlo certo perché lui i rand li fa pensando, persone comunque sempre rispettabilissime e oneste. Ma capita anche di trovare  pessimi elementi con storie davvero interessanti. Una sera ho conosciuto un corleonese, il figlio di un notissimo sultano anche qui in Sudafrica e ora sultano in galera in Italia. Quello seduto al tavolo quella sera spiegava come l’acqua in bottiglia fosse il miglior modo al giorno d’oggi di far scorrere il petrolio, qui in Sudafrica. Lui  ci sguazzava con il padre gran “pesce  pulitore”, continuando a seguire ancora un certo tipo di tradizioni…pensate che il vecchio Don Vitu all’epoca pure qui chiedeva  “un caffè”...

- Continua –

    Condividi questa pagina: