Attualità e Viaggi

Gli interrogativi di una generazione

What, when, how, who
di Irina Aguiari \ 09-11-2016 \ visite: 1075
wh questions

Nel corso dei decenni la tendenza ad etichettare i giovani con definizioni sbrigative e generalizzanti non è andata perdendosi. Al contrario, ha acquisito nuovo vigore e si è fatta sempre più giudicante e meno descrittiva.
Tra il 1945 e il 1964 sono nati i baby boomer, causa-effetto del significativo aumento demografico dopo la Seconda Guerra Mondiale. Un soprannome quasi sociologico, volto ad indicare l’esplosione delle nascite e il relativo benessere sociale del periodo. Inizia da qui un processo distinto che usa questa tecnica non solo per inquadrare una generazione in una particolare fase socio-economica, ma più precisamente la omologa riconducendola ad un modello generale e generico, standardizzante. Un’operazione che a priori appare lontana dalla realtà.
Così, al boom segue la generazione X che comprende approssimativamente le classi 1963-1980. Il periodo storico di riferimento è grossomodo quello tra il declino del colonialismo e la caduta del muro di Berlino, ma quella lettera scelta come caratterizzazione non si riferisce alle coordinate spazio-temporali di quei giovani. X rappresenta l’incognita, un valore indefinibile, non descrivibile, senza caratteristiche. Questo è la generazione X: una generazione senza aggettivi.
Nel 1993 viene coniata una nuova etichetta, per la generazione successiva degli anni ’80 e ’90: la generazione Y. Un secondo valore sconosciuto, differente dal primo. Nessun segno particolare a parte l’essere nati e cresciuti circondati dalle nuove tecnologie in pieno sviluppo. Tutto qui.
Non è finita: con la svolta del nuovo millennio la situazione è riuscita a peggiorare aggiungendo al contesto già critico la beffa degli acronimi anglosassoni. Neet, tra i più famosi ed abusati: letteralmente Not (engaged) in Education, Employment or Training, non impegnato nello studio, nel lavoro o in corsi di formazione/professionalizzazione. Giovani che non hanno nessun tipo di occupazione quotidiana. La gravità di una definizione come questa non sta tanto nella sua non veridicità perché è plausibilmente appropriata. Il problema risiede nel fatto che quattro lettere additano una generazione come se fosse loro responsabilità non studiare, non lavorare o non formarsi in generale. Neet non spiega che molti giovani non studiano perché dopo la scuola dell’obbligo lo Stato non finanzia più l’istruzione e andare all’Università ha dei costi improponibili; non mostra che il lavoro che si offre ai giovani è precario, non retribuito e non qualificato. È una semplificazione che nostro malgrado hanno usato anche alcuni Ministri della Repubblica italiana quando si sono riferiti ai giovani come mammoni perché ancora residenti con i genitori.
Infine, gli expat: gli espatriati. La fuga dei cervelli, la libertà circolazione delle persone all’interno dell’Unione Europea e 107.529 italiani partiti per andare a vivere all’estero. Numeri da capogiro che superano quelli degli immigrati nel nostro Paese.
Realmente sappiamo chi sono i giovani? Cosa fanno nella loro vita? Perché scelgono di andare all’estero? Quali sono le difficoltà di chi ha meno di 30 anni oggi?
Sfruttando la sintesi della grammatica inglese, le WH-Questions (domande con WH) da what a when, da how a who introdurranno le risposte a queste domande. Senza definizioni approssimative, un sommario di pronomi interrogativi per costruire l’identikit di una generazione domanda dopo domanda.
Stay tuned!

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