Cultura e Spettacoli

Con Lercio per parlare di bufale online, fake news e del bisogno di avere ragione

A Ferrara Off l'incontro sulle notizie false tra scherzo, malafede e disattenzione dei giornali
di Licia Vignotto \ 18-10-2016 \ visite: 1570
Foto di Giulia Paratelli

Vantarsi e offendere, ma anche radicare le persone nei loro pregiudizi a scopo politico, oppure banalmente la necessità di lavorare in fretta: le motivazioni che spingono tante persone a creare e diffondere false notizie online possono essere molto diverse. Per capire quali sono i meccanismi che regolano l’ideazione e la proliferazione delle bufale in rete sono intervenuti a Ferrara, nel pomeriggio di sabato 15 ottobre, delle vere e proprie autorità: Francesco Conte e Matteo Adami del celebre Lercio.it, sito di satira specializzato in fake news, Francesco Lanza, informatico e “antropologo del web”, Rudy Bandiera, blogger e consulente in tema di comunicazione e nuove tecnologie.

«Il meccanismo è sempre lo stesso – ha spiegato Lanza -. Si comincia quando c’è un potenziale pubblico/bersaglio e con uno scopo, che può essere il divertimento oppure una o più persone da danneggiare. Se creo un substrato di fonti a supporto dell’informazione che ho inventato, magari tramite blog veri o finti, con qualche sito in lingua straniera, posso lentamente scalare la catena mediatica, arrivando più in alto nella diffusione e nell’autorevolezza dei siti che la pubblicano. Arrivare al mainstream è più facile di quanto si possa immaginare. Ai tempi del bonsai kitten, la bufala sul gattino allevato nel barattolo di vetro, avevamo meno anticorpi, eravamo più ingenui. Ma oggi non è tanto più difficile. Le bufale funzionano perché rispondono a un bisogno fondamentale, quello di avere ragione. Hanno successo tra il pubblico che vuole ascoltare quella notizia, vera o finta che sia. Sono il divano confortevole del nostro intelletto. Quando siamo impegnati in un litigio cerchiamo dati a supporto della nostra ragione e, appena troviamo un contenuto che ci sembra abbastanza autorevole, siamo portati antropologicamente a fidarci. Per combattere la diffusione delle bufale bisognerebbe mettere in discussione sé stessi».

Bandiera ha raccontato quanto è stato facile alimentare una bolla di dissenso e complottismo fingendo di fondare una comunità religiosa e un movimento politico votato alle scie chimiche: quando per scherzo decise di inventare la “lovvotica”, venne preso assolutamente sul serio: «le persone purtroppo spesso non leggono nemmeno per intero i contenuti che condividono, può succedere che uno scherzo si evolva autonomamente fino a diventare una bufala, anche se non era stato pensato per essere tale». E a questo proposito è stata citata la notizia degli accendini venduti dai parcheggiatori abusivi che frequentano piazzale Kennedy, i quali conterrebbero dei microchip capaci di tracciare i movimenti di chi li tiene in tasca.

Conte e Adami hanno illuminato un altro aspetto della questione, ovvero la disattenzione e talvolta la cattiva fede dei giornalisti. Sono tanti infatti i titoli assurdi pubblicati da Lercio ripresi da testate nazionali come Repubblica e il Corriere della Sera. «Quando confezioniamo un articolo siamo sempre attenti a dare al lettore tutti gli elementi necessari a collocare inequivocabilmente la notizia nell’ambito della satira e del gioco, ma spesso i giornalisti lavorano di fretta e non leggono per intero, si accontentano del titolo. Altre volte utilizzano il nostro materiale: copiano, tagliano, sistemano. Ci accorgiamo così che il testo l’hanno effettivamente letto, ciò nonostante hanno deciso di pubblicarlo lo stesso. Suoi quotidiani online la colonna più visitata è quella di destra, dove si trovano i pettegolezzi e le curiosità. Ecco: per raccogliere più click in quella colonna ogni tanto c’è anche chi consapevolmente pubblica del falso».

L’incontro – compreso nell’Agenda Digitale Locale - è stato organizzato da Occhiaperti.net negli spazi di Ferrara Off, grazie alla collaborazione del Servizio Giovani del Comune e della sala prove Sonika.
 

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