Arte e Letteratura

World Press Photo: cosa si nasconde dietro la reflex?

Visita alla mostra fotografica dell’anno accompagnati dal direttore del premio internazionale
di Giulia Paratelli \ 10-10-2016 \ visite: 1093
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Internazionale è una fucina di talenti, un esplosione di creatività che investe la placida Ferrara ogni anno per tre giorni consecutivi. Internazionale è l’occasione per i ferraresi di avere  giornalisti, fotografi, fumettisti, per informarsi e per approfondire argomenti a cui sono interessati.
In questa edizione al Festival c’era anche Lars Boering il direttore del World Press Photo, il premio più prestigioso per un fotografo, il premio che Francesco Zizola ha definito “l’Oscar della fotografia”. Boering non era qui per una classica conferenza ma per presentare la mostra itinerante del Word Press Photo 2016, mostra visitabile al Padiglione di Arte Contemporanea di fino al 23 Ottobre, dove sono presenti una selezione delle foto arrivate in finale all’edizione di quest’anno e, ovviamente, la foto vincitrice.
Un’occasione ghiotta per gli addetti al settore e per gli appassionati ma, un’occasione ancora più ghiotta del solito per chi sapeva che la domenica mattina il direttore avrebbe illustrato la mostra personalmente, spiegando con parole sue le immagini esposte.
La spontaneità  e la professionalità di Boering appaiono fin dall’inizio della visita ma ben presto ci si rende conto che non si sarebbe parlato solo di tecniche fotografiche o di inquadrature, ma che il focus della visita sarebbe stato capire la decisione da parte del fotografo di scattare in quel momento, i suoi trascorsi personali e le sue aspettative.
La parte emotiva, la storia che sta dietro ad una foto, viene quasi sempre ignorata, vedendo solo il risultato finale, quello che passa dopo la scelta delle immagini da salvare e la post-produzione (che viene accettata e difesa da Boering, non viene classificata come “il male” ma ammette che molto spesso si assiste ad un peggioramento dell’immagine stessa a causa di mani non troppo esperte).
Cosa sta dietro alla foto vincitrice del concorso di quest’anno?
Innanzitutto un lavoro a quattro mani perché la foto realizzata dal fotografo australiano Warren Richardson è stata post-prodotta dalla moglie che poi ha deciso di inviarla al concorso nonostante le perplessità del marito.
Una soddisfazione condivisa perché, come continua Boering, la coppia è scoppiata in lacrime assieme alla notizia della vittoria per l’emozione ma anche per la soddisfazione del riconoscimento del loro lavoro.
Rirchardson viene descritto come un esploratore di altri tempi, “l’unico fotografo che di notte invece di restare all’interno degli hotel lungo il confine Turco-Siriano decideva di uscire per avvicinarsi al buio al confine e provare a fotografare i profughi”. Un fotografo coraggioso che scattava al buio con il solo ausilio della luce della luna per non utilizzare flash che avrebbero fatto scoprire i profughi intenti a scavalcare i lunghi valichi di filo spinato. Un fotografo difficile da rintracciare a causa del suo amore per un vecchio Nokia che era in grado a stento di fare chiamate.
La tecnica non è perfetta, la foto appare granulosa ad una prima occhiata ma questo non è per forza un difetto spiega Boering, sorridendo. Le circostanze in cui è stata scattata sono talmente eccezionali e la forza del suo messaggio è così potente che l’impatto sull’osservatore è immediato e quasi non ci si accorge di come il fuoco sia solo su una piccola parte di filo spinato in tutta la fotografia.
Rirchardson ha un altro progetto in arrivo, questa volta su una coppia di tossicodipendenti di Budapest che sta seguendo nella loro quotidianità e, sembra, nel loro recente percorso di disintossicazione. Il finale ancora non è stato scritto, aspettiamo di poter vedere il suo prossimo lavoro.
Il tour termina tra battute di Boering e un clima sereno e rilassato.
Al termine del tour le aspettative di chi vorrebbe fare della fotografia il proprio lavoro ed in particolare del foto-giornalismo si fanno troppo forti per non avvicinarlo e fargli qualche domanda.
“Cosa consiglierebbe ai ragazzi che vogliono diventare fotografi e trovano mille difficoltà?”
“Fare questo lavoro è difficile, ci sono ostacoli ed è facile demotivarsi, ma l’importante è non perdersi d’animo, se si decide di partecipare ad un concorso bisogna partire dal presupposto che non lo si vincerà perché il rischio di restare delusi è altissimo. Poi bisogna sperimentare e studiare sempre, questo è un lavoro in continuo mutamento ma mai quanto adesso è possibile condividere immagini e farsi vedere. La fotografia non è mai stata viva come in questi anni.”

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