Attualità e Viaggi

Internazionale 2016: Libertà e corruzione in America Latina

continua il ciclo di incontri al Teatro Comunale
di Valentina Chendi, Chiara Ricchiuti \ 02-10-2016 \ visite: 690
teatro comunale ferrara internazionale ferrara
Fotografia di Francesco Alesi per Internazionale 

Nel primo semestre del 2016 ben 21 giornalisti delle Americhe sono stati uccisi, di questi 14 erano messicani e guatemaltechi. Non solo assassinati, ma anche vittime di intimidazioni, stupri, minacce e censure. Questa è la situazione della libertà di espressione in America Latina, e a parlarcene sono tre giornalisti del continente, Alberto Barrera Tyszka, venezuelano, Anabel Hernández, messicana, e Roberto Valencia, salvadoregno d’adozione. Molti stati latinoamericani sono formalmente democratici, ma nascondono uno Stato corrotto e coinvolto in sistemi di violenza e repressione. La Hernández spiega che in Messico i cartelli della droga uccidono giornalisti, leaders sociali e studenti, com’è successo ai 43 giovani scomparsi ad Ayotzinapa. I colleghi di Anabel sono stati torturati, violentati, fatti a pezzi e abbandonati in sacchi di plastica, unica colpa quella di aver cercato di raccontare la verità. I cartelli della droga non sono gli unici nemici contro cui devono scontrarsi i giornalisti; il maggior numero di omicidi sembra essere compiuto dal governo, colluso con i narcotrafficanti. Questo genere di censura repressiva è la rappresentazione della mancanza del “diritto di essere ben informati”, che genera “buchi neri di silenzio” e di disinformazione e, di conseguenza la crisi di quella che per noi è la democrazia.

A detenere il potere ne El Salvador, come racconta Valencia, sono invece le gang chiamate “maras” o “pandillas”, composte da oltre 500 mila tra affiliati attivi e simpatizzanti. Questi numeri, considerando che la popolazione del paese è formata da sei milioni di abitanti, evidenziano che la guerra civile in realtà non è finita nel ’92 ma è ancora attiva. Solamente nel 2015, 720 membri delle maras sono stati uccisi dai poliziotti e dall’esercito con esecuzioni sommarie. Valencia scrive per “El Faro”, un giornale online nato nel lontano ’98, che si è sempre occupato di inchieste mantenendo uno spirito critico acuto, nonostante abbia ricevuto numerose minacce. Lo stesso Valencia considerò l’idea di lasciare il paese a seguito di un’inchiesta scomoda per il governo.
La naturalizzazione della violenza è un fenomeno sociale presente anche in Venezuela, paese così polarizzato da rendere difficile la comprensione della sua complessità. Barrera Tyszka ricorda che il Venezuela vive grazie all’esportazione del petrolio e si trova a gestire la pesante eredità di Chávez mal gestita dal successore Maduro. Si tratta quindi di una democrazia militarizzata, in cui il cittadino comune vive indifeso nella paura della vita quotidiana. È talmente complesso recuperare informazioni in Venezuela, che ad oggi non esistono fonti ufficiali che posseggano dati certi sul numero di civili morti e scomparsi. Due ONG che si occupano di recuperare le informazioni al riguardo hanno dichiarato che solo nel 2015 sono state uccise circa 20 mila persone e ne risultano ancora scomparse 2000.
Sembra che molti paesi dell’America Latina vivano in un contesto di realtà simulate il cui problema fondamentale è la ricerca della verità, sia da parte del cittadino a cui l’informazione viene negata, sia per coloro che lottano affinché l’onestà emerga. 

    Condividi questa pagina:

Altri articoli in Attualità e Viaggi