Cultura e Spettacoli

​Internazionale 2016: Reach for the SKY

L’odissea degli studenti sud coreani per prepararsi al test Suneung che segnerà il loro destino
di Giacomo Borgatti \ 01-10-2016 \ visite: 811
reach

Nonostante la rassegna del cinema di fiction quest’anno sia completamente assente nella rassegna di Internazionale, la parte riguardante il documentario è ben fornita di titoli degni di nota. Uno di questi, una delle eccezioni meritevoli, è Reach for the SKY. Ovvero quello che può essere definito la versione più ansiosa di Hunger Games. Una vera Battle Royale accademica tra centinaia di migliaia di studenti coreani che si svolge ogni anno. Un tutti contro tutti in grado di segnare il destino di migliaia di futuri cittadini della Corea del Sud. Un test di otto ore di durata in cui si può uscirne come la migliore speranza del Paese orientale o come possibile spaccapietre ai lati dell’autostrada. Non è finzione ma angoscia come un grande thriller.
 
Reach for the SKY segue le vicende di alcuni ragazzi che studiano, si preparano, hanno esaurimenti nervosi, tutto in vista del temibile test Suneung ovvero una sorta di esame di maturità che probabilmente solo un’entità malvagia come Sauron poteva ideare. Suddiviso solitamente in cinque sezioni (coreano, matematica, inglese, scienze naturali o sociali e un’altra lingua straniera), il test Suneung ha plasmato la società sud coreana fino a picchi inconcepibili per una società occidentale qualunque. La questione è semplice: se non passi il test, molto male, potresti risultare la vergogna della tua famiglia; se lo passi discretamente, bene ma non benissimo, puoi decidere di fermarti un anno e darlo l’anno prossimo; se rientri nello 0,01% degli studenti migliori (percentuale vera) puoi accedere al top accademico dello stato. Nel 2016, gli esaminati sono stati quasi 600mila quindi fate voi i calcoli.
 
I ragazzi mostrano altrettante diverse facce della società sud coreana. C’è la ragazza con una famiglia più comprensibile che, d’accordo, comprende l’importanza del test ma la supporta positivamente, una ripetente che non riesce mai ad essere felice dei risultati raggiunti e un ragazzo che fallisce per la seconda volta il test nonostante avesse passato l’intero anno in un collegio che di collegio ha solo il nome ma che è una cosa tra il reparto psichiatrico, la prigione e il servizio militare. Un luogo dove ognuno è identificato con un numero e ci si deve prenotare per studiare anche dopo la mezzanotte. In tutto ciò le famiglie reagiscono in diverse maniere: chi ha il padre che cerca di non pressare troppo la figlia, chi si rivolge a misteriose indovine per capire come potrà andare il test e che tipo di carriera potrà avere la sua primogenita e chi si abbandona alla rassegnazione di una sorta di mediocre pecora nera in famiglia.
 
E gli insegnanti? In particolare, l’Insegnante con la I maiuscola. Il Professore per eccellenza considerato come una rockstar in grado di riempire i palasport (giuro) per corsi intensivi di inglese. Coreografie e video introduttivi che manco uno show di Las Vegas con folle viste solo nei concerti negli stadi per assistere alle lezioni del Professore più quotato dall’opinione pubblica, quello che sicuramente ti farà passare l’esame. E poi, appunto, arriva il giorno X.
 
Il giorno dell’esame Seuning il Paese si paralizza. Il traffico viene deviato, agli aerei non è permesso sorvolare le zone scolastiche per impedire che gli studenti si distraggano durante le prove di comprensione di inglese, davanti alle scuole folle incitano gli studenti che si apprestano a fare il test. C’è persino la possibilità di chiamare il 112 e di farsi scortare da una volante della polizia se ci si accorge di essere in ritardo. Sembra Black Mirror ma è solo la Corea del Sud.
 
Reach for the SKY è un grande documentario non propriamente classico (niente interviste, la telecamera segue i protagonisti come se fosse invisibile) che riesce a costruire una tensione mostruosa come se stessimo assistendo ad una caccia ad un serial killer. Il film diretto dal coreano Choi Woo-young e del belga Steven Dhoedt riesce a narrare perfettamente un mondo impossibile da immaginare se non solo in qualche pellicola di fantascienza. Presentato anche alla sedicesima edizione del Far East Film Festival di Udine e co-prodotto con National Geographic, Reach for the SKY è sicuramente un documentario da vedere per immergersi in un altro mondo che si trova sempre sul nostro pianeta.

    Condividi questa pagina:

Altri articoli in Cultura e Spettacoli