Cultura e Spettacoli

Le donne ad Internazionale

Un piccolo esperimento femminista
di Irina Aguiari \ 27-09-2016 \ visite: 1032
internazionale 2016
La facilitazione grafica è di Housatonic Design Network per Internazionale

A ridosso dell’apertura del Festival di Internazionale a Ferrara abbiamo sottoposto il programma dell’edizione 2016 ad un piccolo esperimento femminista.
Scorrendo l’elenco degli ospiti presenti in città da venerdì 29 settembre a domenica 1 ottobre emerge un dato significativo. Dall’analisi sono esclusi i gruppi teatrali, musicali e studenteschi per considerare, in maniera più limitata, solamente le personalità di spicco. Tra i registi, i giornalisti, gli autori e gli invitati in qualsiasi veste, sono 200 i nomi maschili e 100 quelli femminili. Esattamente: le donne invitate sul palco di Internazionale sono (approssimativamente se ammettiamo un certo margine di errore nella conta) la metà degli uomini.
Per non essere prevenuti, sorge spontanea una domanda:  il Festival di Ferrara può essere considerato come un riflesso della società? È un campione valido? I temi in discussione sono tanto vari, quanto specifici e i rapporti numerici tra la presenza femminile e quella maschile potrebbero essere semplicemente frutto di una coincidenza. Oltretutto, possiamo considerare accettabile questa divisione binaria secondo il sesso biologico quando, in altre sedi, sosteniamo fermamente la fluidità del genere?
Procediamo a ritroso. Assumendo il fatto che la teoria secondo cui non è il sesso biologico a determinare l’identità sessuale di ogni individuo non è culturalmente egemone nella nostra società, la divisione semplicistica e schematica in maschi e femmine risulta quanto mai attuale. In secondo luogo, ciò che si può pretendere dal Festival di Internazionale è che non si limiti a raccontarci la complessità del mondo attuale, ma che sia uno spazio dove quel mondo si può anche migliorare. Ora, non si tratta di decretare l’inizio di un altro round dell’eterno duello maschi contro femmine, ma piuttosto di mettere a confronto due categorie di dati. 
La Classificazione Internazionale Standard dell’Istruzione (ISCED) creata dall’UNESCO negli anni settanta, individua sei diversi livelli di istruzione raggruppati in tre gradi ascendenti: istruzione primaria, secondaria e terziaria. Un rilevamento della divisione statistica delle Nazioni Unite aggiornato al dicembre 2012 fornisce i tassi grezzi di iscrizione all’educazione universitaria di uomini e donne e la percentuale di iscrizioni femminili. Dei 189 Stati analizzati, distribuiti tra tutti i continenti, sono 106 gli Stati in cui le iscritte superano gli iscritti; 10 in cui i tassi non standardizzati di iscrizione sono uguali sia per le donne sia per gli uomini e 73 i Paesi in cui gli uomini iscritti all’università superano le donne.
(http://unstats.un.org/unsd/demographic/sconcerns/education/ed2.htm#IWM)

Sono sostanzialmente due le conclusioni che possiamo inferire. Una prima considerazione minore: scorrendo il programma del Festival di Internazionale 2016 a Ferrara, ci soffermiamo sul fatto che diversi tra gli appuntamenti proposti riguardano paesi dell’area nordafricana. Se a questa informazione aggiungiamo che tra i 73 Stati in cui le donne hanno meno accesso all’università degli uomini, la maggior parte si trova nel continente africano possiamo affermare che in Paesi in cui la quotidianità femminile è quasi esclusivamente relegata all’ambito domestico e familiare, frequentemente in situazioni di estrema povertà, non c’è da meravigliarsi se gli scrittori, i giornalisti e i registi sono tutti uomini con solo qualche rarissima eccezione. Assumendo questa linea di ragionamento, però, appare lampante la contraddizione che ci presenta la seconda considerazione che ricaviamo dai risultati. Perché nonostante nella maggior parte degli Stati della Comunità Internazionale siano di più le donne iscritte all’università rispetto agli uomini questo non si traduce in un maggior numero di ospiti femminili al festival di una rivista importante come Internazionale? L’anello debole della catena sembra, allora, il mercato del lavoro. I dati suggeriscono che ci siano più donne che uomini a proseguire gli studi fino all’istruzione terziaria e che, indicativamente, siano più donne a laurearsi. Eppure, le posizioni più prestigiose sembrano un oligopolio maschile con una partecipazione femminile ancora debole.

Abbiamo fatto dei passi avanti rispetto al passato? Indubbiamente sì. La nostra società è ancora maschilista e patriarcale? Per lo più, sembra di sì. Abbiamo ancora bisogno del femminismo? Sì, perché le donne contano più di ieri, ma sembra sia ancora necessario contarle.

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