Cultura e Spettacoli

Venezia 73, piccola guida di sopravvivenza al festival del cinema

Cosa aspettarsi nel momento in cui si sbarca al Lido nella speranza di fare quattro chiacchiere con i vostri attori preferiti e rilassarsi amabilmente in sala
di Giacomo Borgatti \ 12-09-2016 \ visite: 733
festival cinema di venezia

Se c’è una cosa che un amante del cinema prima o poi deve fare è quella di recarsi in uno dei tanti Festival dedicati che esistono sulla penisola italiana. Il più importante è sicuramente è la Mostra del cinema di Venezia, il luogo perfetto per sentirsi inadeguati, meravigliati, poveri, costantemente felici ma stanchi nemmeno si andasse a lavorare in miniera. Perché se pensate che un festival cinematografico non consista in altro che sedersi e guardarsi un filmetto in santa pace, sorseggiando una bibita gassata e sgranocchiando pop corn, beh cari amici, siete completamente fuori strada. Perché il Festival di Venezia significa alzarsi alle 6 per arrivare un’ora prima dell’apertura dei botteghini per assicurarsi un biglietto salvo scoprire che ci sono già persone arrivate prima di te nonostante tu abbia preso il primo vaporetto della giornata. Significa incontri di lotta libera per assicurarsi un autografo che potrebbe aver siglato il tuo nipote di quattro anni. Significa questo e molto altro. Ecco quindi una piccola guida di quello che dovrete fare per vivere una splendida esperienza da appassionati di cinema costantemente sudati.
 
1.Code, code ovunque
Hai pianificato tutto con grande cura. Quando è uscito il programma sul sito della Biennale ti sei rinchiuso in camera come il Russell Crowe di A Beautiful Mind per creare un gioco di incastri che ti possa permettere di vedere più film possibile in una giornata. Tre, quattro, cinque, sei in un giorno, il solo limite è il cielo. Hai ritirato il tuo accredito, quello con la fototessera più brutta che sei riuscito a trovare, quello che la prima volta che lo mostri agli uomini della security si prendono gioco di te dicendoti “Complimenti, bella foto” (storia vera), quello verde corrispondente al gradino più basso della scala sociale in cui è suddivisa la Mostra. Perché prima ci sono gli addetti ai lavori, poi la stampa, poi il pubblico pagante e poi, se rimane un angolo in cui rannicchiarsi, l’ingresso è permesso. Sei prontissimo. L’unica cosa che ti separa dalla moltitudine di film che ti sei promesso di vedere sono le code. Code per entrare in sale da 150 posti, da 450, da 1200 e da 1700. Una legge dell’universo dice che se ti trovi in attesa di entrare dovrai per forza effettuare più di un momento di stallo in coda. Uomo avvisato, mezzo salvato.
 
2.Lotta libera con autografi
Il red carpet, che momento affascinante. Le star passeggiano concedendosi alle macchine fotografiche, le ragazzine che hanno atteso quel momento dalle 8 della mattina appostate sotto il sole urlano nel tentativo di far avvicinare il proprio beniamino di turno. Tutti con in mano un dispositivo multimediale per catturare quei pochi secondi di camminata o con un piccolo quaderno da porgere nel tentativo di rimediare un autografo. Perché si sa che succede, si sa che la tua star preferita, dopo i fotografi, si recherà dai fan. E si recherà in una determinata sezione del red carpet: non troppo lontana dai fotografi, mai in fondo e raramente vicino alle attrezzature delle televisioni. Se sei nella zona più o meno centrale, bisogna solo prepararsi. Le urla si fanno sempre più forti, le spinte pure, il sudore viene condiviso e il respiro si fa affannato mentre la concentrazione è tutta riservata a spingere il piccolo quaderno sotto il naso della star di turno che con il suo pennarello indelebile nero ti firma qualcosa. Tutto contento puoi allontanarti alzando quella coda di pavone che speravi poter mostrare al ritorno. Guardi la firma e sbianchi: due segni casuali, lettere incomprensibili, forse sono le iniziali, forse no. Scuoti il capo in preda a sconforto ma comunque ci si può ritenere soddisfatti di essere usciti incolumi dalla battaglia del red carpet. Almeno per oggi.
 
3.(Non solo) Film da festival
Quando si dice Festival del cinema si pensa sempre ad oggetti simili a pellicole ungheresi che parlano di omosessualità repressa, aborti, lutti e simili. Magari in bianco e nero. Magari per la maggior parte muti. Beh, è il 2016 e le cose sono cambiate. Certo, i cosiddetti film impegnati (per quanto anche Transformers è un film fatto con impegno) e d’autore (Michael Bay è un autore) ci sono ancora ma la rincorsa ad un certo cinema di successo più commerciale è evidente. Così nella 73esima edizione, Venezia ha aperto con La La Land, splendido musical a tinte anni ’50 con Emma Stone (vincitrice della coppa Volpi come miglior attrice) e Ryan Gosling diretto da quel geniaccio di Damien Chazelle, e ha proseguito con il fantascientifico Arrival, storia di alieni che arrivano sulla Terra per fare quattro chiacchiere con una Amy Adams diretta ad una nomination agli Oscar quasi sicura grazie anche alla sua performance in Nocturnal Animals, thriller stilisticamente formale, visivamente affascinante ma narrativamente debole. Degni di menzione l’ultima opera di Wim Wenders, Les beaux jeurs d’Aranjuez, per aver usato il 3D in un film che consiste in due persone che parlano sedute ad un tavolo, El Ciudadano Ilustre, bellissima commedia drammatica con un enorme Oscar Martinez, vincitore della coppa Volpi come miglior attore, e Frantz di Francois Ozon, pellicola commovente, meravigliosamente classica e struggente come se fosse uscito da un buco spazio temporale aperto sugli anni ’60.
 
4.Spritz
Perché diciamoci la verità, vanno bene i film ed i red carpet ma sempre in Veneto ci troviamo. E cosa è più tipico di uno spritz fatto da veri abitanti locali che dovrebbero sapere come si fa? Nulla. Vuoi per il prezzo economico rispetto a qualsiasi altra bevanda che non sia acqua, vuoi per una predisposizione migliorata verso il resto della serata che ti viene inculcata attraverso piccoli sorsi di quel liquido rossastro, vuoi perché con il drink vengono al tavolo anche delle patatine gratis, lo spritz potrebbe essere un buonissimo compagno di festival.
5. Vestiti male ma felici
 
Scarpe comode, magliette scelte a caso che tanto in sala ci si trova al buio e pantaloni corti che il caldo di solito la fa da padrone. Questo è il perfetto completo dell’appassionato di Festival. Da aggiungere uno zaino con acqua, programma della manifestazione, quaderno per autografi e snack da consumare per ogni evenienza. Comodo, certo, ma non da red carpet. Quindi dimenticatevi smoking, scarpe lucide di pelle o abiti lunghi con tacchi a meno che non dobbiate sedervi di fianco al vostro attore preferito o posare per qualche fotografo. Perché insomma cosa importa di fare bella figura, di essere sempre profumati e di avere i capelli in perfetta forma, siamo lì per l’arte, per godere, per commuoverci, per gioire, per arrabbiarci e rimanere delusi. Siamo lì per il cinema, tutto il resto sono dettagli. Per tutto il resto vedi il punto quattro.
 

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