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Ilturco

Ovvero destreggiarsi tra giardini, coworking e restauri alla ricerca della riqualificazione urbana
di Giulia Paratelli \ 01-09-2016 \ visite: 1994
ilturco
Il caffè americano è già pronto, un grande orologio con le sole lancette dà il benvenuto sulla parete appena entrati nello stabile, un ventilatore soffia leggero in un angolo e Riccardo Gemmo mi aspetta sorridente sulla porta. «Ciao Giù, ti va un caffè?» dice mentre in realtà lo sta già versando nelle tazze marchiate Ilturco.
Comincia così la mia intervista all’associazione Ilturco, una nuova realtà attiva da qualche mese a Ferrara che sta ribollendo di idee creative e ambiziose.
 
L’inizio
L’associazione è stata ufficialmente costituita di recente, nel gennaio 2016, per prendersi cura di un tipico cassero ferrarese situato in via del Turco. Il fabbricato versava in uno stato di semi abbandono, inoltre era stato ulteriormente danneggiato dal terremoto. Per questo i proprietari avevano incaricato uno studio di architetti, affinché rendessero agibile la struttura e rifacessero il tetto. Le cose si sono susseguite molto rapidamente: gli architetti in ottobre hanno raccontato la situazione a un gruppo di amici e da lí è nata l'idea di restituire quello spazio alla città. Dopo due mesi è nata l’Associazione di Promozione Sociale Ilturco. I componenti (Riccardo Gemmo, Licia Vignotto, Martina Stevoli, Francesco Mancin, Flavio Perazzini, Ruggero Veronese, Francesco Tosi, Andrea Malaguti e Marco Polastri) anticipando personalmente 5mila euro complessivi, senza alcun contributo pubblico, si sono muniti di tutto il necessario per pulire, stuccare, scrostare, grattare, scartavetrare, dipingere, illuminare, arredare. A metà aprile, quindi in meno di quattro mesi, la struttura era pronta.

ilturco cantiere  
All’interno del cassero avete aperto un coworking, com’è nata questa idea?
«Il coworking è una formula che piace per la sua elasticità, la dinamicità, i costi contenuti e soprattutto per la possibilità di avere davvero uno scambio di idee tra vari professionisti. A Ferrara questi spazi sono pochi, Ilturco è il primo all’interno delle mura, e siamo molto contenti che si presentino persone che svolgono le professioni più disparate. Non abbiamo solo grafici o ingegneri o architetti ma una bella eterogeneità. Il coworking è il nostro primo progetto, speriamo che col tempo possa diventare un punto di riferimento per chi lavora in città».
 
E Interno Verde?
«Interno Verde è la manifestazione che aprirà per un weekend quasi quaranta giardini privati nel centro di Ferrara. Lo spunto viene da Di Verde in Verde, festival organizzato a Bologna dalla Fondazione Ghigi ormai qualche anno. Frequentando quell’appuntamento abbiamo pensato fosse un peccato non avere la possibilità di scoprire anche i giardini ferraresi, che sono tantissimi e davvero troppo belli per restare sconosciuti, e abbiamo iniziato a lavorarci, cercando da subito di organizzare un evento il più possibile attento alla sostenibilità e alla trasparenza. Grazie a una bella collaborazione avviata con lo studio di consulenza Punto3, che ci ha aiutato a definire le azioni utili a ridurre l’impatto ambientale, siamo riusciti a entrare nel circuito degli eventi sostenibili ZeroWaste».
 
interno verde

Sono un’infinità i piccoli accorgimenti che i ragazzi hanno deciso di seguire, preferendo sempre materiali riciclati o non inquinanti. Le cartoline e i libretti di Interno Verde sono stampati su carta riciclata, le magliette per lo staff sono di cotone biologico fair trade, garantito da AltraQualità, i braccialetti sono di stoffa e non di plastica. Un’attenzione ai dettagli incredibile.
 
Ma… i braccialetti a cosa servono?
«I braccialetti funzionano come un biglietto, servono per entrare nei giardini. Il festival non ha tour guidati o tappe obbligatorie, volevamo che i visitatori fossero liberi di vedere ciò che preferiscono e tralasciare ciò che non interessa o che magari già conoscono. Così decidono in autonomia quali e quanti giardini visitare, e quanto tempo sostare in ognuno. Il bracciale vale per entrambe le giornate. Inoltre ai primi che prenotano l’iscrizione consegniamo anche un libricino con le descrizioni dei giardini, stampato in tiratura limitata, assieme alla mappa degli spazi aperti. Metteremo inoltre a disposizione, grazie al Centro IDEA del Comune di Ferrara, la mappa di Metrominuto, che indica il tempo che occorre a piedi per spostarsi da un luogo all’altro. Volendo si può anche noleggiare una bicicletta presso l’infopoint, ce ne saranno diverse, messe a disposizione da Ricicletta. Durante gli itinerari, chi vuole fermarsi per un po’ può approfittare della proiezione di cortometraggi e piccoli documentari a tema che abbiamo organizzato da Silla, in via Bologna».
 
E per la sera?
«Fulcro di tutto il festival sarà il chiostro di San Paolo: lì ci saranno l’infopoint, il bookshop tematico allestito assieme a Ibs-Libraccio, il noleggio bici, le magliette serigrafate per chi vorrà portare a casa un ricordo di Interno Verde, il punto ristoro gestito dall’enobar Maracaibo. Le serate cominceranno da lì: venerdì dalle 17 saremo a disposizione di chi vorrà ritirare il proprio braccialetto, alle 18.30 inaugureremo la mostra “Nature Molte”, dell’illustratore bolognese Marco Smacchia. Chiuderemo quando comincerà Reverb, il concerto di musica elettronica che si terrà a Palazzo Crema, evento di cui siamo partner. Sabato alle 18.30 inaugura nel cacti-shop Geometrica.Botanica la mostra di fotografia “The Other Cities” di Marcello Donadelli, vincitore del circuito off di Fotografia Europea 2016. Domenica invece, alle 19, concluderemo la manifestazione in un bellissimo giardino di vicolo del Parchetto, con un omaggio a Bassani organizzato assieme al Garden Club e al teatro Ferrara Off. La capienza è limitata quindi chi vuole partecipare, già da venerdì pomeriggio, potrà prenotarsi».
 
E poi? Dopo Interno Verde cosa pensate di fare?
«Innanzitutto ci piacerebbe che Interno Verde possa continuare anche nei prossimi anni, perché lo sforzo per organizzarlo è stato tanto. Riuscire ad allacciare delle relazioni concrete e positive non è mai facile, mi riferisco sia al rapporto di fiducia che si è creato con i proprietari dei giardini ma anche con gli sponsor che ci hanno supportato – in primis Zerbini Garden e Emilbanca. Siamo contenti perché il grande interesse raccolto fino ad ora attorno all’iniziativa conferma a noi, e speriamo anche a chi ci ha sostenuto, che questa può essere veramente una bella opportunità per la città, un modo particolare per far scoprire Ferrara ai turisti, e per farla riscoprire ai ferraresi.
Dopo Interno Verde, oltre ovviamente a proseguire nella gestione del coworking, vorremmo definire nuove iniziative volte a valorizzazione gli spazi privati inutilizzati. Soprattutto il centro storico è pieno di locali abbandonati. Basta alzare gli occhi per vedere finestre chiuse, campanelli staccati, portoni in disuso. La riqualificazione del patrimonio pubblico sta interessando strutture molto grandi, solitamente collocate fuori dal centro; con Ilturco vorremmo riuscire a ripristinare e restituire alla comunità altri spazi attualmente abbandonati o chiusi. Lo scopo non è quello di realizzare coworking dappertutto, anche perché Ferrara ha la dimensione che ha, il mercato si satura in fretta.  L’obiettivo è studiare e praticare soluzioni diverse, a seconda delle esigenze del quartiere e delle potenzialità del singolo stabile».
 
Guardo l’orologio è il tempo è volato, la tazza di caffè americano è stata rabboccata una seconda volta e adesso è di nuovo vuota. Riccardo si alza e va a spostare lo spruzzo dell’acqua in un altro punto del giardino, per innaffiare il prato in modo omogeneo. Sorride. Si vede quando una persona sta facendo quello che le piace.

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