Attualità e Viaggi

A si misma #5 (Silvia)

Il tempio portatile
di Irina Aguiari \ 16-08-2016 \ visite: 1629
Silvia a si misma

Nel pantheon di Silvia ci sono cinque divinità, cinque punti di riferimento. Cinque: un numero non casuale e un tatuaggio sul dito centrale della mano destra.
Scienze della Comunicazione a Bologna (e non scienze delle merendine!) per specializzarsi probabilmente in fashion advertising. Il primo respiro di libertà per sfuggire dall’aria soffocante di Ferrara ed è stato amore a prima vista: “quando uscivo dalla stazione mi sentivo come se fossi a New York”. Allo stesso modo è nato l’Erasmus, come fuga dalla stringente atmosfera ferrarese.
Un cerchio con un punto nel centro: il primo geroglifico sulle pareti del tempio. Il sole, l’occhio di Ra: divinità primordiale, colui che completa o perfeziona. Oppure Aton, rappresentato dal grande globo luminoso che esercita la sua benefica influenza sull’umanità attraverso i raggi di cui tutti sentono il calore. Il sole come simbolo dell’universo da cui si propaga Ankh, la chiave della vita.
Ra, che nel suo viaggio notturno viene ingoiato al tramonto per essere partorito di nuovo all’alba da Nut, la dea del cielo. La leggenda narra che Geb, la terra, e Nut, il cielo, fossero originariamente uniti e solo in seguito vennero divisi dallo stesso dio del sole creando lo spazio tra cielo e terra. Fu allora che Nut  formò la volta celeste e fu costretta a mantenere quella posizione per sempre.
Dal cielo, simbolo di costante resurrezione e nascita, fino al baratro delle profondità oceaniche dove si innalza il palazzo di Yam, dio del mare. Yam è la divinità del caos primordiale, rappresenta la forza del mare selvaggio e rabbioso, le furiose tempeste marine.
Un disco, una donna appoggiata su mani e piedi e un serpente con le corna (nella rappresentazione fenicia del corrispettivo femminile di Yam). Le prime tre statuette del tempio, le divinità di più lunga e antica venerazione per le quali Valencia appare improvvisamente la meta migliore verso cui partire: anche per la siesta e la sangria, ma non solo. Un altro tatuaggio sul gomito destro: il sole perché “ne ho assolutamente bisogno, non mi piacciono le giornate grigie: sono proprio metereopatica”. Il clima della costa orientale iberica è imparagonabile al grigiore novembrino di Ferrara e quando, dopo aver ballato tutta la notte, lo vedi sorgere dal mare non importa che ti sia rimasto l’1% di batteria del cellulare: devi fotografarlo. Per conservare il ricordo, perché a Silvia piace fotografare il cielo e su Instagram ha una collezione di quasi cinquanta cieli: il diary of a #sky. Da cui Nut ed infine Yam, perché il mare l’accompagna da quando è piccola, per tutta la stagione estiva e non poteva non scegliere una città che si affaccia sul mare.

Silvia2

Partire però, cambia tutto. Cambiano i vestiti, ma soprattutto cambi tu. “Non ho perso me stessa, questo no: sono sempre io. Però Valencia mi ha aperto la mente, ha cambiato il mio modo di vedere e affrontare le cose”. Sono le difficoltà che fin dal primo giorno ti obbligano a tirare fuori una forza che non pensavi di avere; sono le persone che vengono da ogni parte del mondo attraverso cui vedi meglio la tua cultura; è il clima generale che si respira in Spagna. Immergersi in una nuova realtà che aiuta a riscoprirsi e ad aggiungere qualche statuetta nel pantheon. “Paradossalmente, in Erasmus ho capito l’importanza della mia solitudine. A volte ne ho bisogno, devo stare in silenzio, non uscire”. Un fanciullo, Arpocrate cinto da un mantello cosparso di occhi e orecchie: il dio del silenzio rappresentato con un dito alla bocca. 
Ed infine, Bastet: una delle divinità più importanti, venerata per la sua potenza, forza, bellezza e agilità e raffigurata come una gatta. “Se dovessi portarmi qualcosa da Ferrara a Valencia sarebbe lei credo, la mia gatta per farmi compagnia”. A volte la mancanza di casa si fa sentire, me è controllabile. Nel frattempo, ci si può prendere cura di una piantina per avere qualcosa a cui dedicarsi.
Per il futuro, Silvia è proiettata verso qualche corso a Milano o Londra, ma per ora sono solo progetti che dovranno essere modellati sulla realtà. L’importante è comunque, continuare a sognare sempre in grande.  

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