Cultura e Spettacoli

Intervista a Paolo Simoncelli

Una vita vissuta a tutto gas
di Nicolò Baglioni, Alessio Branchini, Davide Cardi, Tommaso Rossi 3B biologico ambientale del Carducci \ 02-08-2016 \ visite: 1115
Paolo Simoncelli
 
Marco Simoncelli, una vita spezzata troppo presto. L’indimenticabile pilota di moto GP, morto a 24 anni sul circuito di Sepang in Malesia il 23 ottobre 2011, campione del mondo della classe 250, oltre all’indiscussa bravura come pilota è ricordato per la simpatia, la spontaneità e le doti umane. Nel maggio 2014 è stato inserito nella Hall of Fame del motociclismo, ricevendo il riconoscimento postumo di MotoGP Legend. In sua memoria è stata creata la Fondazione Marco Simoncelli.

Come è nata la Fondazione?
“Da un’idea di Carlo Pernat, il manager di Marco, che il giorno del funerale ci ha chiesto cosa potevamo fare per ricordare Marco nel tempo facendo anche qualcosa di concreto per chi ha bisogno. All’inizio è stata dura ma abbiamo trovato la forza nella gente, nei fans di Marco che hanno cominciato ad iscriversi, nelle donazioni che sono cominciate ad arrivare senza chiedere. Dal 2012 siamo Onlus. Abbiamo sostenuto diversi progetti, ci siamo fatti conoscere, siamo cresciuti. Nel 2013 abbiamo inaugurata, insieme alla Fondazione Francesco Rava, presso l’orfanotrofio di NPH nella Repubblica Domenicana, la Casa Marco Simoncelli, un centro per bambini disabili. Abbiamo donato anche 10 mila euro ad una associazione di Ferrara che si occupa di ragazzi autistici.

Quanto avete raccolto fino ad oggi?
“2 milioni e 400 mila euro.”

Sono partiti i lavori per la realizzazione del centro per disabili a Coriano?
“Si da qualche mese. Tra circa un anno dovrebbe essere pronto. La curia ci ha concesso in usufrutto il terreno per 99 anni. Diventerà un centro di accoglienza diurno con servizi di altissimo standard, inclusi impianti sportivi e spazi ricreativi, un punto di riferimento per i portatori di handicap della Romagna. Sarà dato in gestione ad un consorzio di esperti nel settore.” 

Ci può parlare della Sic58 squadra corse?
“Il Team è nato per sopravvivere, anzi, per ricominciare a vivere di nuovo, per non pensare. Attualmente abbiamo sei piloti che vanno dai 13 ai 17 anni. Stiamo collezionando podi un weekend dopo l’altro e l’obiettivo è di arrivare al motomondiale per la prossima stagione.”

E’ difficile parlare di Marco?
“No perché lo facciamo sempre ridendo, raccontando le sue cazzate. Marco faceva quello che gli piaceva ed era felice. Ha lasciato un segno incredibile, non lo credevo possibile. Ovunque andiamo troviamo il suo numero, il 58, attaccato e questo ci riempie di gioia. Le persone mi fermano per la strada, mi chiedono di farmi una foto con loro.”

Marco fin da subito è entrato nel cuore di tutto il mondo che ruota attorno alla moto GP, perché era così amato secondo lei?
“Marco non si arrendeva mai aveva dentro una forza spaventosa. Lottava sempre e con tutti in modo leale. Aveva sempre il sorriso stampato in faccia, era disponibile con tutti. Era un ragazzo semplice, un puro, ed il pubblico lo aveva capito.”

Dove sarebbe Marco oggi?
“Avrebbe già vinto due mondiali. Era maturato tantissimo. Aveva provato il 1000 in Giappone e si era trovato bene, con l’800 era già padrone delle piste. Il contratto con la Honda gli era già stato rinnovato e poi vaff.....”

 marco simoncelli
 
 
 
 
 
 

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