Cultura e Spettacoli

Bundan for dummies

La XII edizione si è appena conclusa con numeri da record
di Giulia Paratelli \ 28-07-2016 \ visite: 1109
elfo Bundan
 
Avete presente quei venerdì in cui uscite morti dalla settimana e vi chiamano per dirvi che tutti vanno al tal evento voi dite “si.” senza nemmeno aver capito bene di cosa si tratti? Ecco, così facendo io venerdì mi sono ritrovata al Bundan.
 
La macchina, le luci del tramonto ma soprattutto l’aria condizionata rotta mi stavano creando quel torpore misto ad abbassamento della pressione che risultava quasi piacevole ma che ben presto è sparito nel tentativo di evitare pestate di piedi, gente che rovesciava birra ovunque, elfi vaganti per il prato. Vista la mia esperienza di “Bundan all’improvviso” mi sono decisa a scrivere una “Guida al Bundan for Dummies” (Dummies come me, appunto).
 
Prendete nota.
 
1_ Se siete ferraresi e pensate che sia una sorta di Palio ambientato in un tempo ancora più antico scordatevelo. Il Bundan è tutta una serie di cose insieme. Stiamo parlando di una rievocazione storica, si, gli accampamenti delle varie tribù celtiche sono presenti, accompagnati da accampamenti romani e greci, tutti ben fatti. Ma qualche metro più in là potete trovare l’officina dei cocktail, a fianco ad una signora che ti legge le carte, a fianco una bancarella che vende fari, a fianco un mucchio di non meglio precisato Palo Santo, a fianco maschere di demoni, a fianco braccialetti a forma di fata.
 
2_ Non stupitevi di nessuno. Stupirsi di vestiti, piercing o tatuaggi è una cosa più vicina alla logica dei nostri genitori che nostra. Per fortuna. Quando varcate la discesa polverosa del Bundan, in generale, preparatevi a tutto. Uomini decisamente oversize a petto nudo sudati come pannocchie pelose sulla griglia a cuocere, ragazzini in kilt che manco sanno la Scozia dove sia, persone truccate da elfi che Orlando Bloom levati proprio che in confronto loro sono veri per davvero (e se lo fossero davvero?).
 
3_Non è Bundan senza birra, Ippocrasso e Idromele. La birra scorre a fiumi senza dare mai segni di rallentamento, i ragazzi dietro al bancone sembrano non fermarsi mai e la fila è un lento serpentone fluido che striscia continuo e infinito per tutti e tre i giorni del festival. A fianco a questo must onnipresente,  si possono gustare alcune bevande più tipiche come l’Ippocrasso e l’Idromele. Si sa, per dovere di cronaca non si può esimersi da questi ardui compiti. L’Ippocrasso è una bevanda di origine medievale proveniente dalla regione della Francia meridionale il cui vero nome sarebbe “claret” che veniva utilizzata come aperitivo o digestivo. In pratica è un vino rosso molto zuccherato grazie all’aggiunta di miele a cui poi vengono aggiunte spezie (indispensabili cannella e zenzero ma poi le altre aggiunte sono a discrezione del produttore). In origine le spezie venivano aggiunte per mascherare il sapore del vino vecchio e ossidato, un estremo tentativo di non gettare via niente, teoria tanto cara ancora oggi alle nostre nonne. Al Bundan viene servito ghiacciato ma si può servire anche caldo come il più comune Vin Brulè.
L’Idromele invece, a dispetto del nome, è un vino liquoroso che si ottiene dalla fermentazione del miele. Le tracce storiche di questa bevanda sono presenti un po’ dappertutto dall’Egitto alla Grecia, dalla Francia fino alla Norvegia dove veniva considerata “la Bevanda di Odino”. Al Bundan le bottiglie passano ghiacciate di mano in mano, molto utile per “riuscire” a ballare danze irlandesi in chiave rock. Provateli entrambi.
 
4_Ballate danze irlandesi in chiave rock. L’unica conoscenza che ho delle danze irlandesi è quella di un mio vecchissimo viaggio in quel paese affiancata dai ricordi di tali danze in una puntata della Signora In Giallo ambientata in Irlanda.
Al Bundan le trovate in chiave rivisitata, spesso in versione rock. Belle, divertenti,  vi ritroverete a saltare senza capire bene cosa state facendo come i goffi folletti dei boschi tipici di quel paese, scoordinati come non mai ma soddisfatti. Da provare solo quando la gente si è ammassata per bene.
 
5_Il polverone. Un altro elemento che rende tipico il Bundan è la polvere. Non c’è Bundan senza polvere. Non sto esagerando, andate vestiti con qualcosa di poco pregio perché tornerete a casa inevitabilmente ricoperti di uno strato di polvere beige ovunque. Si narra della famigerata “tosse da Bundan” riservata ai temerari che fanno la tre giorni in tenda e che si sforzano di respirare a pieni polmoni l’aria pulita “non come quella di città”. La polvere può anche essere utilizzata in altri modi alternativi, ho visto vari ragazzi mescolare acqua e terra per crearsi un gel naturale per capelli. Consigliato solo ai più temerari.
 
6_Non siate vegetariani o vegani. Se siete vegetariani o vegani probabilmente il Bundan non è il posto perfetto per voi. Potete provare la pannocchia ma non i vegani perché viene “pennellata” (letteralmente) con il burro. Evitate le code infinite andando a cena dopo le 22.30, provate lo stinco o la grigliata o l’hamburger di tanti tipi di carne o le costine se vi piace la carne, se non vi piace come a me, provate i cappellacci di zucca o le pennette, non saranno celtici ma sono buoni e sono forse gli unici piatti senza carne di tutto il festival.
 
7_Provate gli sport del tempo. Se la coda per il cibo è troppo lunga si può ingannare il tempo in modo molto divertente provando gli sport dell’epoca. Se vi sentite ispirati dal mondo celtico potete scegliere tra lancio della scure e lancio del giavellotto. Consiglio la scure sia per l’effetto scenico, sia per il rumore che fa quando si pianta nel pannello di legno e soprattutto perché lo trovo perfetto come anti-stress. Le persone che provavano ne uscivano decisamente rigenerate. Per chi invece è più interessato alla qualità della forza piuttosto che alla quantità consiglio di fermarsi nell’elegante accampamento greco e di provare a vincere una moneta di Alessandro Magno lanciando frecce con un arco storico.
 
8_Chiedete aspettandovi qualsiasi risposta dai rievocatori. Ho parlato molto con i rievocatori, molto spesso sono gentilissimi e non vedono l’ora di trovare qualcuno interessato alla storia delle tribù, agli usi, agli strumenti utilizzati, alle gerarchie vigenti. La gamma delle esperienze offerte è davvero vasta: mostrano come forgiavano le armi, come tessevano, come formavano delle maglie metalliche per proteggersi, come intagliavano gli utensili in legno, i giochi per i bambini, ti permettono di visitare le tende e ti spiegano le tradizioni dei loro clan. Tutto molto bello. Ma aspettatevi anche il rievocatore stanco e burbero che armeggia con una conchiglia e del fuoco che alla domanda “scusi, cosa sta facendo?” risponde seccato “è ovvio.” io non ho ancora capito cosa stesse facendo ma evidentemente era ovvio.. solo per lui.
 
Ora che il weekend è passato non riesco a non chiedermi cosa stiano facendo tutte quelle persone in costume. Avranno appeso gli stivaloni al chiodo per rimettersi la camicia bianca oppure riescono a vivere di rievocazioni? Una vita del genere è possibile?
 

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