Cultura e Spettacoli

Live Report: Last Shadow Puppets+Yak

Turner e Kane, così diversi eppure così ben assortiti
di Edoardo Gandini, foto di Sara Tosi \ 06-07-2016 \ visite: 781
Chi ha detto che le cose belle devono per forza durare poco? E quanto si può considerare ragionevolmente “poco” affinché non risulti effettivamente troppo poco? tutte queste congetture non avranno minimamente sfiorato i pensieri di Alex Turner e del suo fidato amico Miles Kane, impegnati martedì sera nella prima data italiana del loro progetto The Last Shadow Puppets, ospiti nella penultima serata di questa edizione di Ferrara Sotto le Stelle.

Che ci fosse un grande movimento intorno all’arrivo in Italia della coppia Turner-Kane si può facilmente intuire dalle ondate di giovani che dalle prime ore del giorno hanno iniziato a prendere d’assalto i pressi di Piazza Castello, o dal fatto che si torna anche a sentir parlare tedesco, inglese e a respirare quell’aria di festival internazionale che, devo ammetterlo, mi riempie di orgoglio. La spiegazione più importante a tutto questo interesse, però, è la musica dei The Last Shadow Puppets, a metà tra i più celebri Arctic Monkeys e qualcosa di più orchestrale, grazie alla presenza di un quartetto d’archi. A febbraio, parlando con la mente del festival Bobo Roversi, si ragionava su come l’unione di questi due artisti fosse pronta ad assumere un’identità autonoma ben definita, data appunto dagli arrangiamenti, dagli archi a da tutta una serie di cose che gli Arctic Monkeys non hanno, piuttosto che rimanere incasellata nella scomoda accezione di side project. A dirla tutta, sembra quasi che Turner abbia preso spunto da questo “side-project” per far crescere i suoi Arctic Monkeys piuttosto che il contrario, dal momento che nel primo lavoro con Kane si può iniziare a intravedere quelle che saranno le sonorità, ben più complesse e mature, delle scimmie da li a quattro anni.

C’è grande curiosità anche intorno all’opening act della serata, i giovanissimi Yak, che prendono posto sul palco intorno alle 20.45; un amico li ha ascoltati nel pomeriggio su Spotify e dice che sembrano incazzatissimi. Bastano, effettivamente, pochissimi secondi per confermare le impressioni avute dopo il primo ascolto: sono effettivamente abbastanza arrabbiati. I suoni ruvidi, le dinamiche veloci e la grande energia sul palco li ricollegano in qualche modo ai primi Arctic Monkeys e a tutta la nuova scena indie rock britannica, un po’ più psichedelici ma senza il grande piglio dei testi degli esordi di Turner. Il set del giovane trio di Wolverhampton è spietato: trenta minuti in tutto di rabbia pura, schitarrate al limite dello shoegaze e melodie urlate che infiammano ulteriormente il già accaldato pubblico di Piazza Castello. Non si può dire nulla ai giovani inglesi, che, sfiniti, abbandonano il palco dopo un’esibizione che sarebbe quantomeno riduttivo definire incendiaria.

Passa precisamente mezz’ora, giusto il tempo di rifocillarsi al vicino festival eno-gastrnomico Mangiafexpo sul Listone, prima che i The Last Shadow Puppets prendano possesso del palco di Piazza Castello. È già la terza volta a Ferrara per Alex Turner, la seconda per Miles Kane, e viene da chiedersi se i due inglesi non abbiano messo proprio la città estense in cima alla lista delle preferenze per la loro tournée in Italia; io qualcosina la scommetterei.
 
Il leccatissimo Turner, sempre più divo e sicuro di sé, e il più elegante Kane iniziano il loro set intorno alle 21.45, accompagnati sul palco dal quartetto d’archi, di cui sopra, e da una band di altri tre elementi (più un addetto al cembalino che fa sempre colore). Fin dalle prime battute ci si rende conto di quanto i due inglesi non siano particolarmente loquaci e che preferiscano stuzzicare il pubblico con i loro movimenti (perlopiù pelvici) anziché con le parole; inutile sottolineare come il fittissimo pubblico (la parte femminile di esso) risponda presente ad ogni provocazione fisica dei due.
Il set è un perfetto mix dei due dischi della band, in cui Turner e Kane giocano continuamente a scambiarsi microfono e scena: il leader degli Arctic Monkeys, nel suo outfit da mago Oronzo, appare ben più su di giri dell’amico, molto più compassato e concentrato sull’esibizione. Il bello di questo gruppo sta proprio nell’idea che i due amici si divertano un mondo a suonare insieme, unendo modi diversi di stare sul palco, rincorrendosi, stuzzicandosi e caricandosi a vicenda. Le danze si aprono con la cavalcata sixties di Sweet Dreams, TN, interpretata da un Turner in versione crooner abbracciato all’asta del microfono, per poi passare la scena a Kane che, sulle note di Aviation, dà prova delle sue notevoli doti di frontman.

Come già anticipato, l’esibizione si esaurisce in tempi brevissimi (circa un’ora e venti) e fila via liscia come l’olio su un livello altissimo, senza però particolari picchi emotivi. Ciò che più rimane  di tutto il concerto sono gli splendidi intrecci delle armonie vocali di Bad Habits, apripista del nuovo lavoro discografico Everything You’ve Come to Expect, o Dracula Teeth, per cui sembra che Turner avesse chiesto nel pomeriggio di poter disporre di denti in lattice da vampiro, e l’omaggio a Bowie con la cover di Moonage Daydream. Negli ottanta minuti di esibizione è compreso anche l’encore di tre brani tra cui spicca la spensieratezza di Standing Next to Me e la potenza orchestrale di In My Room, con più di un richiamo alle classiche sonorità delle colonne sonore di James Bond.

Si esaurisce in questo modo anche la penultima data di Ferrara Sotto le Stelle 2016, perchè, nostro malgrado, le cose belle finiscono sempre troppo in fretta. Dandovi appuntamento a mercoledì sera, per l’ultima data di questa edizione del festival con il concerto dei Mogwai, vi saluto allegando la scaletta integrale del concerto.
 
The Last Shadow Puppets setlist
 
Sweet Dreams, TN
The Age of The Understatement
Miracle Aligner
Aviation
Used to Be My Girl
Calm Like You
Separate and Ever Deadly
Totally Wired
Bad Habits
Only the Truth
Dracula Teeth
The Element of Surprise
My Mistakes Were Made For You
Moonage Daydream (David Bowie cover)
Meeting Place 
encore:
 
Everything You’ve Come to Expect
Standing Next to You
In My Room

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