Attualità e Viaggi

Da Ferrara a Venezia in barca

Reportage di viaggio a bordo della Nena
di Nicola Minelli \ 04-07-2016 \ visite: 2902
Ferrara Venezia Nena
 
Fare una gita su un vecchio vaporetto veneziano, che operava sulla linea 2 e che parte da Ferrara e ritorna alla Serenissima, non è una cosa che ti capita tutti i giorni. E quando ti arriva la proposta, devi essere abbastanza lucido per coglierla al volo - anche se il chiodo della paura delle troppe onde non te lo cavi facilmente. Un viaggio tanto raro quanto emozionante, di una piccola barca, con Georg il capitano, Antonella la padrona di casa e un sacco di persone particolari. Sembrava di stare in un film. Ci mancava solo l’assassino.
  
Sono le nove. “Eccola la nena!”, grida un signore vedendola arrivare. Saliamo. C’è chi ha già le idee chiare e si posiziona in prua perchè-si-vede-meglio, altri invece scelgono a caso i posti. La maggior parte del viaggio, comunque, lo si farà in piedi, passando da una parte all’altra della barca.
   
Usciti dalla Darsena, percorriamo Canale Boicelli e riusciamo a notare, tra la vegetazione degli argini, diverse architetture industriali, condutture e cisterne di ogni genere. Questo canale era la principale via di trasporto delle merci, poi sono nate le autostrade e tutto è cambiato. “Di sera è bellissimo passare di qua perchè si vede tutto illuminato - dice Antonella - sembra l’Europa, o una periferia di Londra, ma siamo a Pontelagoscuro”.
Mentre la Nena si lascia trasportare dalla corrente del Po, noi passeggeri iniziamo ad ambientarci; alcuni ne approfittano per fare foto, altri per scambiare qualche chiacchiera, altri ancora per salire sul tetto dell’imbarcazione a prendere il sole, mentre in coperta una signora cerca di fare chiarezza e si domanda: “ma cos’è sta Nena?”
 
Una donna. Sì, ma particolare. Una di quelle che al tempo avrebbero chiamato sicuramente “maschaz”, che se gli chiedevi cosa fosse il maschilismo ti urlava “che roba è?!” e che sosteneva di aver lanciato di moda lo spacco, prendendo un paio di forbici e tagliando una vecchia gonna. Unica di sette fratelli, era una grande lavoratrice; durante la guerra ha traghettato tutti da una riva all’altra del Po, “e con tutti intendiamo fascisti, inglesi e partigiani: quello era il suo lavoro e diceva sempre sì a tutti”, ci racconta Antonella. Era una donna talmente innamorata del fiume che non si sposò mai perchè, sosteneva, “nessuno potrà rendermi più libera del Po”. Ci convinciamo che la Nena sia stata realmente precorritrice dei tempi e che ne fosse quasi consapevole, ma che nemmeno le interessasse. E mentre la barca va, sfogliamo insieme qualche album di fotografie: Il Po, infondo, è un fiume di storie.
 
“Non c’ho mica fame a quest’ora, ma se mi siedo a tavola hai voglia se mangio!”, sentenzia una simpatica signora. Dopo tre ore di navigazione tra canali, chiuse e fiumi, arriviamo a Seravalle. Attracchiamo poco prima della diramazione che dà origine, da una parte, al Po Volano, e dall’altra, al Po di Venezia (che percorreremo). E’ mezzogiorno in punto, scendiamo dalla Nena e Georg ci raccomanda puntualità per la ripartenza.
Ecco, non siamo proprio ripartiti puntualissimi....
 
Vuoi per il vino e la digestione non ancora iniziata, vuoi per le oscillazioni della barca, dopo pranzo la Nena diventa come una grande culla che coccola tutti i passeggeri. Molti cercano la posizione migliore e si crogiolano, altri chiudono direttamente gli occhi. Solo le 14.30 e manca ancora molto per Venezia. Il clima che si respira a bordo evoca uno di quei tanti film dove, casualmente, persone di ogni età finiscono per trovarsi nello stesso posto e vivono un’avventura indimenticabile. A bordo non c’è nessun vincolo che impedisce di relazionarsi con chi sta seduto difronte a te, anzi, inconsciamente è quello che ci si aspetta, e in questo la Nena funziona come un modernissimo social network, un pretesto per fare amicizie più che valido.
 
Brondolo
 
Dopo aver attraversato il Brondolo, un fiume particolarissimo che interseca Canale Bianco, Adige e Brenta e che per questo cambia spesso il colore delle sue acque, arriviamo a Chioggia. Gli argini che per tutto questo tempo ci hanno accompagnato, lasciano spazio alla mare sconfinato. Il passaggio dal fiume alla laguna, con il sole che si avvia a tramontare e il riflesso delle onde, vale tutte le ore di navigazione che abbiamo fatto. Ora Venezia è vicina.

Pellestrina

Passiamo a fianco di Pellestrina, isola della laguna veneta con tanti edifici di colori sgargianti che si affacciano sul mare. Da qui alla Serenissima il passo è breve, e San Marco si vede all’orizzonte. Ci prepariamo con macchine fotografiche e cellulari, pronti ad immortalare il nostro arrivo. Intanto, il traffico marittimo si fa intenso e ci divertiamo a salutare altre imbarcazioni che incrociamo sulla rotta. E ci sono anche le grandi navi all’orizzonte!
 
L’arrivo a Venezia, seduti sul tetto della Nena, ci trasmette una sensazione di grande libertà. Riusciamo a vedere il paesaggio circostante e cogliere le isolette nella laguna, i campanili veneziani e tante piccole casette sospese sull’acqua. Mancano pochi minuti alle 19 e noi sbarchiamo difronte ai giardini della Biennale. Ma non finisce qui.
 
Venezia

Il ritardo accumulato a Seravalle, porta molti di noi a vivere un’altra avventura, ancora più uniti, ancora più determinati. Mancano solo quaranta minuti alla partenza dell’ultimo treno della giornata e il vaporetto per la stazione è appena partito, così, tra chi impugna il navigatore e chi la cartina, come un esercito avanziamo uniti verso la stazione. Corriamo, più che altro. Ci facciamo strada tra i turisti cercando di fare qualche breve sosta per controllare di non aver perso nessuno (e per prendere fiato). Se sulla Nena sembrava di stare in Poirt sul Nilo, ora siamo dentro ad film 007, in fuga però dal ritardo. Riusciamo ad arrivare in Piazzale Roma quando mancano pochissimi minuti alla partenza del treno. Riusciamo a prenderlo. Missione Compiuta.
 
E questa è l’esperienza che dimostra quanto la meta, senza il viaggio, sia solo una meta. 

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