Cultura e Spettacoli

Glen Hansard + The Lost Brothers, serata da Oscar

Tre irlandesi a Ferrara sotto le stelle, candidati al "miglior concerto sorpresa 2016"
di Edoardo Gandini, foto di Sara Tosi \ 30-06-2016 \ visite: 1470

Mi piace immaginare la statuetta dorata nella cameretta dell’umilissimo Glen Hansard, magari usata come ferma porta o per tenere un foglio, magari una stesura primitiva di una qualche canzone pensata durante una sbronza, ben saldo e al riparo dagli spifferi irlandesi. Congetture.
Quello che è certo, però, è che il concerto dell’artista irlandese si candida di diritto nella categoria “miglior concerto sorpresa del 2016”. Forse, in realtà, sono uno dei pochi (o semplicemente ultimi) ad essere rimasto sorpreso della qualità dell’esibizione del cantautore irlandese, visto l’enorme seguito di fan e le ottime recensioni dei suoi concerti lette tra le varie testate online: quindi mea culpa, mea maxima culpa, la mia missione sarà quella di far capire a chi non ha mai assistito ad un concerto di Glen Hansard cosa si è perso e, soprattutto, perchè non sia il caso di perdersene altri.
 
Gli ospiti scelti per aprire la seconda serata dell’edizione 2016 di Ferrara Sotto le Stelle sono i The Lost Brothers, duo irlandese che sta accompagnando il più celebre connazionale nel suo tour italiano. Il duo viene chiamato in causa intorno alle 20.00, in perfetto orario rispetto al programma (strano per un concerto, ma si capirà più avanti il motivo); Mark e Oisin, una sorta di esasperazione country/folk dei Kings of Convenience, intrattengono il pubblico per poco più di mezz’ora, mettendo in mostra grandi doti di armonizzazione e capacità di coinvolgimento del pubblico (oltre a grandi doti mnemoniche quando, tra la folla, riconoscono alcune persone viste al concerto di ieri sera al Carroponte di Sesto S. Giovanni).
 
Finisce presto l’esibizione del duo irlandese lasciando poco meno di mezz’ora per il cambio palco dell’ospite principale della serata; un po’ mi vergogno della mia ignoranza nell’ammettere che le mie previsioni per questo concerto non fossero delle più rosee, anche se spinte da una certa dose di curiosità. D’altra parte chi di noi non ha dovuto sopportare le proprie dolci metà intonare in loop eterno la famosissima Falling Slowly, premiata appunto con la statuetta di cui sopra come miglior colonna sonora per il film Once? mi viene in mente una scena del telefilm The last man on earth, in cui il protagonista ed il redivivo fratello duettano a ripetizione sulla versione karaoke, indisponendo i compagni di avventura. Non mi sarei mai aspettato niente di più di un pur talentoso cantautore che costruisce una scaletta di novanta minuti intorno alla propria hit, portando a casa la serata senza infamia e senza lode. Non avrei potuto sbagliarmi di più.
 
Il set di Glen Hansard inizia alle 21.00 con la toccante Grece Beneath the Pines in acustico e cantata senza microfono a pochi passi dal pubblico; sembra quasi la fine di un concerto ma invece è solo l’inizio. La prima parte della serata tocca dei picchi di grande intensità con la avvilita My Little Ruin, dedicata ad un amico finito in un vortice di autodistruzione e alla spasmodica attesa che ritorni ad essere quello di un tempo, e la dolce ma al contempo disperata Bird Of Sorrow.
 
Accompagnato dalla sua band (una vera e propria orchestra composta da ben dieci elementi tra cui una sezione di fiati e archi), il cantautore irlandese si disimpegna in una lunga serie di cover da Where is My Mind dei Pixies a Drive All Night di Springsteen che esplode nel finale in Respect di Aretha Franklin, seguita a ruota da Way Back in the Way Back When con apparizione speciale del mitico Caterino, un musicista di washboard (ovvero un’asse che veniva usata per lavare i panni) ammirato già due anni fa sul palco dello Stadio Euganeo per la data padovana del Boss. Con McCormack’s Wall, scritta durante una classica sbronza irlandese (“una ubriacatura di tre giorni” - ci tiene a sottolineare) e che parla (provate ad indovinare:) di sbronze, e Wedding Ring, dedicata agli sposini avvistati nel pomeriggio all’interno del Castello Estense per le foto di rito, si concludono i tempi regolamentari. Con già due ore abbondanti e venti pezzi alle spalle (alla faccia dell’ora e mezza senza infamia e senza lode), Glen Hansard si ripresenta al suo calorosissimo pubblico con un encore di altri 5 pezzi tra cui la già citata Falling Slowly, resa interessante nella sua intima versione senza microfono ma comunque rovinata dal ragazzo dietro di me che, abbracciando stretta la sua fidanzata, si è sgolato fino a rendere inudibile la voce di Hansard se non alle prime due file, e un finale mozzafiato in compagnia dei The Lost Brothers sulle note di Bella Ciao (solo la prima strofa, quella di cattivo auspicio), cantata con una pronuncia irreprensibile, e Corrina, Corrina di Dylan.
 
Sembra sempre sul punto di salutare, il simpaticissimo quarantaseienne irlandese, e invece non vuole smettere mai (un altro punto in comune con Springsteen) regalando al suo pubblico l’ennesima cover The Auld Triangle, di Brendan Behan, cantata a turno, e a cappella, da tutti i componenti della band.
 
Ci sarebbero da scrivere pagine su pagine a proposito di questa esibizione, raccontando per filo e per segno ogni sfaccettatura di questa incredibile serata, ma la verità è che certe cose non si possono spiegare; la sola cosa che mi sento di consigliare è di non lasciarsi sfuggire l’occasione di farsi investire dalla passione di questo formidabile artista.
Venticinque brani in due ore e quarantacinque minuti, una carica inesauribile ed una simpatia contagiosa, unita ad una voce spettacolare nei suoi rochi acuti strozzati e un’umiltà tanto rara quanto inaspettata, di quelle che fanno venir voglia di aspettarlo fuori per andare a prendersi insieme una colossale e, molto irlandese, ciucca.
 
Salutandovi, allego la setlist integrale del concerto di Glen Hansard e vi do appuntamento a stasera, giovedì 30 giugno, per il concerto de I Cani e Cosmo, sempre nel Cortile del Castello, sempre per Ferrara Sotto le Stelle.
 
Glen Hansard
 
  1. Grace Beneath the Pines
  2. Fitzcarraldo
  3. Winning Streak
  4. Just to Be the One
  5. My Little Ruin
  6. When Your Mind’s Made Up (finale Ring of Fire di Johnny Cash)
  7. Bird of Sorrow
  8. In These Arms
  9. Astral Weeks (cover Van Morrison)
  10. Philander
  11. Love Don’t Leave Me Waiting
  12. Drive All Night (cover Bruce Springsteen + finale Respect di Aretha Franklin)
  13. Way Back In the Way Back When
  14. McCormack’s Wall
  15. Lowly Deserter
  16. Revelate
  17. Where is My Mind (cover Pixies)
  18. Wedding Ring
  19. This Gift
  20. Baby Don’t You Do It (cover Marvin Gaye)
 
 - encore -
 
  1. Say It To Me Now
  2. Falling Slowly
  3. Corrina, Corrina (cover Bob Dylan + intro Bella Ciao con The Lost Brothers)
  4. The Auld Triangle (cover Brendan Behan)
  5. Her Mercy
 
 
 
 

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