Attualità e Viaggi

Il mio anno in Arizona

Elisa ci racconta il suo periodo di studio in America
di Nicola Minelli \ 27-06-2016 \ visite: 1372
Elisa
 
Elisa compirà a breve diciott’anni ed è una studentessa liceale che l’8 agosto scorso è partita per un’esperienza di studio all’estero e, dopo circa venti ore di viaggio, è atterrata in una città poco distante da Phoenix . A Ferrara è tornata solo pochi giorni fa e noi le abbiamo chiesto di parlarci della sua permanenza in America, ospite di una famiglia amorevole, con nuovi amici e una scuola che non funziona proprio come la nostra.
 
Elisa, partiamo dall’inizio: il giorno prima di partire per l’America eri più preoccupata o eccitata?
Prima di partire ero eccitatissima tanto che non dormii la notte, ma allo stesso tempo non riuscii a smettere di chiedermi se sarei stata all’altezza dell’esperienza. Mi spaventava l’idea di lasciare tutto quello che conoscevo ed immergermi in un mondo completamente nuovo di cui non sapevo quasi nulla. Ma ad essere sincera l’eccitazione e la voglia di scoprire cose nuove erano così grandi che alla fine hanno sovrastato tutte le mie paure.

Sicuramente è stata una scelta importante, ma cosa ti ha spinto a provare questa esperienza?
Devo dire che ci sono stati più fattori. Come prima cosa ne avevo sentito parlare moltissimo, soprattutto a scuola. Infatti, essendo in terza liceo molti professori, specialmente di lingua inglese,  pubblicizzavano molto l’esperienza all’estero. Ma la spinta più grande è senza dubbio venuta da mia mamma, che mi aveva iscritto a questo programma di studio e anche motivato ad andare a fare tutti i colloqui necessari che mi avrebbero permesso di partire.

E sulla città in cui hai vissuto cosa puoi dirmi
Durante il mio periodo di studio all’estero ho vissuto in una piccola città dell’Arizona chiamata Surprise, ad appena quarantacinque minuti da Phoenix. Sono stata fortunatissima perché nella famiglia che mi ha ospitato sono sempre stata trattata come se fossi loro figlia e io sono stata benissimo con loro All’inizio sarei dovuta rimanere solamente un semestre, ma circa a metà della mie esperienza non ero per nulla pronta a tornare e perciò ho allungato il mio soggiorno e sono rimasta l’intero anno scolastico.

A proposito di scuola, il sistema scolastico americano in cosa si differenzia da quello italiano?
Ci sono talmente tante differenze tra questi due sistemi scolastici che se dovessi elencarle tutte potrei scriverci un libro. Sicuramente la più grande differenza che si può trovare è il fatto che la scuola americana sia molto più facile che quella italiana. Non ci sono interrogazioni, le verifiche sono per la maggior parte a crocette, e tutto è studiato in modo molto superficiale con pochissimi approfondimenti.

Da come la racconti sembra molto diversa dai nostri licei…
Poi ovviamente ci sono anche discipline che invece non vengono così valorizzati da noi. Ad esempio gli sport  costituiscono ed impegnano una grandissima parte della scuola; ogni scuola ha più squadre sportive e tutte portano il nome della scuola stessa. Inoltre, una cosa che mi è piaciuta moltissimo - e che mi mancherà particolarmente l’anno prossimo - è la relazione che si instaura tra insegnanti e alunni. Diventa quasi una relazione di amicizia, e gli insegnanti sono sempre pronti ad aiutarti ed ascoltarti in ogni occasione.

Dunque meglio o peggio di come funziona da noi?
Il nostro sistema scolastico è senza dubbio migliore dal punto di vista dell’educazione poiché siamo portati a studiare molto e un numero decisamente superiore di materie fin da piccoli (in America studiano una media di 6/7 materie all’anno). Direi che entrambi hanno i loro pro e contro.

Per concludere, un bella esperienza adatta a tutti e che suggeriresti di provare o ci sono anche delle controindicazioni che vorresti segnalare a qualche coetaneo ancora indeciso?
Questa è stato senza dubbio l’esperienza migliore della mia vita, fino ad ora. Ti cresce moltissimo e ti dà la possibilità di diventare molto più indipendente, ed ovviamente conoscere a pieno un’altra lingua ed un’altra cultura. Certamente la consiglierei a chiunque ne avesse la possibilità, anche se bisogna tenere presente che non è un’esperienza adatta a tutti perchè l'impatto emotivo che ha sulla persona è elevato. È molto difficile ambientarsi e quasi tutti quelli che fanno questo tipo di esperienza hanno uno shock culturale. E quando si torna c’è da fare i conti con la normalità. 

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