Attualità e Viaggi

Sono una donna e ho paura di morire

Femminicidi e violenze di genere in Italia e in Brasile
di Valentina Chendi \ 22-06-2016 \ visite: 1031
violenza sulle donne italia e brasile

Sara Di Pietrantonio, strangolata e bruciata dall’ex fidanzato; Michela Di Baldo, uccisa a colpi di pistola dall’ex; Alessandra Maffezzoli, l’ex convivente la accoltella; Federica De Luca e Maria Teresa Meo, uccise dal marito. Uomini che non accettano di essere lasciati, uomini in preda a raptus di gelosia, uomini che dicono di aver agito d’impulso, uomini che pianificano l’omicidio e dopo se ne vanno al bar come se niente fosse. Uomini che uccidono le compagne, le ex-mogli, le fidanzate e le conviventi. A volte anche i figli, a volte anche sè stessi. Uomini che stuprano, picchiano, segregano, perseguitano. L’ondata di femminicidi che quotidianamente si sente alla TV è sconcertante, e DEVE far riflettere. Quante cose abbiamo conquistato, noi donne, quante lotte nel passato e nel presente, per vedere riconosciuti molti dei nostri diritti, e diventare finalmente più libere. Eppure c’è ancora tanta, tantissima strada da fare per educare una società al rispetto di genere, e creare leggi che tutelino le donne e facciano giustizia per davvero. Utilizzo il verbo “educare”, perchè forse dovremmo ri-partire dalle nuove generazioni ed insegnare loro ad indignarsi di fronte alle forme di maschilismo, sessismo e violenza dilaganti. Perchè se esistono persone che sui social scrivono che la donna bruciata viva e quella violentata se la siano andata a cercare, c’è un problema di fondo che va risolto ORA. Il problema riguarda la colpevolizzazione della vittima e la giustificazione dell’atto del carnefice. Se uccidi tua moglie, è risaputo, è perchè eri arrabbiato per un tradimento. Se violenti una ragazza per strada, è perchè la sua gonna era troppo provocante. Se perseguiti la tua ex ragazza, è perchè non hai accettato la fine della vostra storia, e così via.

Parlavo di questo tema con la mia migliore amica, Chayenne Orru Mubarack, brasiliana, di São Paulo. Poche settimane fa una ragazza è stata violentata a Rio de Janeiro da 33 uomini che hanno ripreso l’atto, e messo il video in rete. Qualche giorno dopo, Flora Negri, fotografa, ha catturato le immagini delle proteste e delle manifestazioni che hanno visto scendere in piazza tantissime brasiliane per dire NO allo stupro. Allora ho chiesto a Chayenne quale sia la situazione delle donne in Brasile oggi.
“Il Brasile è un paese machista e questa è una caratteristica della nostra società. Un esempio è il video della giovane violentata. Il video stesso è la prova dello stupro: tuttavia, in rete e nei commenti della gente, è comune leggere e ascoltare frasi come “Se lo è meritato”, “Non è stata violentata, desiderava ciò che è successo”, “Era coinvolta in un brutto giro, conosceva gente immischiata nel traffico della droga e per questo non bisogna trattarla come una vittima innocente”. Non esiste la coscienza secondo la quale niente giustica una violenza.”  Tutto in Brasile diventa una ragione per violentare una donna, mi racconta Chayenne: come si veste, se beve alcolici, qualsiasi altra cosa. Non esiste un’educazione che renda i bambini consapevoli di cosa non si può fare ad una donna, ed invece c’è la credenza che sia un compito esclusivamente femminile quello di adottare delle precauzioni per non essere aggredita. “Ci tolgono la libertà”, dice Chay. Oltre agli stupri e agli omicidi, anche in America Latina come nel nostro Bel Paese, le discriminazione e i piccoli machismos quotidiani sono purtroppo parte della realtà, e non vanno dimenticati.
Chayenne crede che si debba combattere questo fenomeno attraverso un’educazione che parta dalla scuola e dalle mura domestiche, anche se è davvero complicato sconfiggere le forme di sopruso e prevaricazione che avvengono nel contorno famigliare, dove vige prevalentemente una struttura patriarcale, con un padre che crede di poter fare ciò che vuole e una divisione dei compiti domestici tutta sulle spalle della madre. Nelle scuole, parlare di educazione di genere è un taboo, non si accetta: “Non soprende che in Brasile ci sia questa violenza, si tratta di un paese dove la formazione del congresso è BBB – ovvero buey, biblia y bala – vale a dire agroindustria, chiesa e militari. Il Congreso Nacional è stato eletto dal popolo e interferisce con la decisione di non insegnare educazione di genere nelle scuole. Tutto ciò è parte della formazione del nostro paese. Siamo sole, abbandonate a noi stesse. Dobbiamo lottare!”

È vero Chay, dobbiamo lottare per Sara, Michela, Federica, Alessandra, Maria Teresa e tutte le altre vittime italiane, brasiliane e mondiali. Dobbiamo lottare per le nostre figlie, per le nostre amiche, per le nostre sorelle. Dobbiamo lottare in primis per noi stesse. Parliamone, attiviamoci, denunciamo anche i micromachismos, cresciamo i nostri figli insegnando loro il rispetto verso il genere femminile. È nostro diritto vivere una vita libera dalla violenza.
 

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