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Che rumore fa Ferrara durante una partita della Nazionale

Italia-Svezia vista (poco) e sentita per le vie della città
di Alessandro Orlandin \ 18-06-2016 \ visite: 1255
Foto di Eder a seguito del goal in Italia-Svezia 
Le foto e i video sono di Alessandro Orlandin


Credo di poter dire, senza timore di smentita, che fino all'ottantottesimo minuto di Italia-Svezia non mi sono perso granché. Poi Eder si è inventato quel gol e solo dal boato delle 16.38 in piazzetta Enrico Toti a Ferrara ho capito che doveva essere stato qualcosa di grandioso. Ma tant'è, ho scelto volontariamente di non vedere la partita. Ho preferito sentirla tramite i rumori della città. O qualcosa del genere.

Il motivo? La situazione nel salotto di casa, a quindi minuti dal fischio d'inizio, era grosso modo questa, a causa un lavoro di ristrutturazione chirurgicamente programmato dagli inquilini del piano di sotto a partire dalle 14 di venerdì. 


Fuori splendeva il sole, e allora perché non prendere la bicicletta e ascoltare che rumore fa Ferrara durante una partita della nazionale?

-10 minuti dal fischio d'inizio, via Belgio: inni nazionali.
Il signore sul balcone ha esposto la bandiera, ma non è davanti alla tv. Dalle case intorno solo esce solo un lieve brusio indistinguibile.


1', via Pomposa: calcio d'inizio battuto dalla Svezia.
Non c'è un'anima fuori dal solitamente affollato Vogue. C'è solo il rumore delle auto su via Pomposa a creare una base sonora. Chiedo all'unico avventore se gli dispiace apparire in una foto. Mi fa di no con la mano. Per cui replico: "Allora procedo". Ovviamente intendeva il contrario e mi guarda come se fossi il più stronzo che ha incontrato quel giorno, e probabilmente è così.


3', via Caldirolo: prima incursione di Ibra.
Immagino che quelli a bordo dei trattori maledicano di dover fare questo lavoro proprio oggi e che ascoltino la partita per radio. Mentre rivalutano la presenza del gregge nel sottomura.


13', via San Romano: Ibra calcia a gioco fermo dopo un fallo, Buffon para comunque.
Quiete quasi agostana e serrande abbassate, da un secondo piano sento un "ooooh" e finisco col chiedermi chi abbia fatto cosa. Penso a un gol sbagliato dall'Italia. Due ragazze passeggiano e si raccontano i fatti propri. 


19', piazza Trento-Trieste: Eder ci prova, ma il suo tiro è respinto da un difensore.
Una coppia di turisti indugia a lungo nel tentativo di fare una bella foto con gli ombrelli appesi in viale Mazzini. Discutono di quale sia la posizione migliore. Sono entrambi vestiti di azzurro e quando da impiccione glielo faccio notare si guardano e mi rispondono con un giro di parole che equivale a uno "sticazzi". Tra l'altro scopro che vengono da Reggio Emilia, che è la Città del Tricolore, quindi è una bella coincidenza. Non glielo faccio notare perché ho paura mi possano insultare dopo la precedente osservazione.


26', via Scandiana: De Rossi entra deciso su Ibrahimovic, l'arbitro non lo ammonisce.
Anche qui sedie vuote e silenzio quasi tombale. Dove sono gli anziani che di solito passano qui i pomeriggi? A casa a guardare la partita, probabilmente. Dall'interno del bar non proviene alcun suono riconducibile a una radio o ad una tv. C'è solo un uomo coi capelli bianchi, appoggiato al bancone. Dice al barista: "A me della partita frega niente, preferisco star qua a fare due chiacchiere". 


32', via Cairoli: Florenzi avanza, ma gli viene fischiato un fuorigioco.
Non ho mai capito a quale culto sia dedicata questa chiesa, nella parte posteriore di quella dei Teatini. Fatto sta che non c'è un'anima al suo interno, mentre dal palazzo di fronte risuona fin troppo cristallina la telecronaca della partita. Registro un minuto di traccia audio stando sull'uscio, nella speranza di sentire un bel bestemmione in grado di creare la più classica delle contrapposizioni tra sacro e profano. Gli inquilini del palazzo però si dimostrano tranquilli, o forse non sta semplicemente succedendo una fava a Tolosa.


38', piazza del Municipio: ancora Eder in area chiuso dalla difesa svedese.
Davanti allo schermo ovviamente non c'è nessuno, la partita viene proiettata al Cinema Boldini. Mentre me ne sto lì a metà della piazza come un fesso, risuona un "ding!" inconfondibile: una vecchietta in bici, ancora a lunga distanza, fa suonare il suo bel campanin per prevenire ogni mia mossa. Le rivolgo lo sguardo da "...'zzo vuoi?" tipico di queste situazioni, lei ricambia con strizzando gli occhi del tipo "Muori male". Passa una vigilessa e anziché chiederle lumi sulle possibili conseguenze di un'aggressione a una persona anziana, le domando se tutta la tranquillità della giornata si rifletta in meno lavoro per lei. Imbarazzata, mi risponde che non cambia niente e della nazionale non le importa un fico secco.


42', via Garibaldi: Ibrahimovic viene marcato stretto da Chiellini, la Svezia guadagna un angolo.
Al Bar Sole c'è chi ha appena finito di fare uno spuntino, chi scola delle birre, chi commenta solo a voce molto bassa, quasi impercettibile. Di tanto in tanto qualcuno in bici si ferma, resta lì venti secondi in cui non succede nulla di rilevante e prosegue con un "bah".


Intervallo, via Previati.
Nel cortile davanti al Cinema Boldini, ragazzi e ragazze commentano la partita. Due, una bionda e una mora, in particolare attirano la mia attenzione. Parlano delle possibilità di qualificazione dell'Italia agli ottavi di finale, interrogandosi sul funzionamento della fase a gironi. "Oggi sono mosci" dice una delle due. L'altra chiede a un ragazzo: "Ma l'Irlanda è più o meno forte della Svezia?". Le discettazioni tecniche vengono interrotte da un'altra bionda vestita di nero, che a sua volta porta con sé due bionde. Ma non sono granché, sull'etichetta c'è scritto Heineken. Se le scolano con facilità disarmante, anche perché dentro al cinema - almeno ufficialmente - non si può portare nulla. Qualcuno si attarda a rientrare proprio perché in cerca di una birra. Quando faccio notare che non c'è un posto nei paraggi in cui procurarsela, ci rimangono male.


59', via Palestro: Conte fa il primo cambio: Pellè lascia il posto a Zaza.
Una dozzina di persone se ne sta al Ludovico, davanti alla tv. Uno dice: "Serve un'invenzione di Giaccherini". Nessuno se lo fila. Allora si gioca la carta della simpatia: "Quando entra Del Piero?". Almeno il compare al suo fianco ridacchia. Quando la Rai inquadra Borriello in tribuna, due ragazze si mettono a confabulare con un certo entusiasmo. Nel frattempo sento dietro di me un commento non proprio raffinatissimo marcato dall'accento del basso Lazio. Mi giro e scorgo una coppia oltre la quarantina: lui somiglia vagamente a Walter White verso la quarta stagione di Breaking Bad, con addosso una canottiera rosa. Non lo fotografo per paura di fare la fine di Gustavo Fring (e scusate per lo spoiler) e mi limito ad ascoltare le loro considerazioni. La moglie era convinta che Ibrahimovic fosse belga e non svedese, tra le altre cose.


82', via Cassoli: Giaccherini crossa, Parolo va di testa e colpisce la traversa.
Se non fosse per il "oooooh!" che arriva dal poco lontano Chiosco MacMurphy, rimarrei ignaro dell'occasione capitata all'Italia. Perché nei cosiddetti "Giardini della Mutua" ci sono solo, nell'ordine: un ragazzo di colore che ascolta musica con gli auricolari, un tizio sulla trentina sdraiato su una panchina a prendere il fresco, una giovane mamma con la figlioletta che sta parlando via Skype con qualcun altro grazie allo smartphone.


84', piazzale Giordano Bruno: ultimo cambio per l'Italia, Sturaro prende il posto di Florenzi.
Al Chiosco MacMurphy gli avventori commentano, ma prevale la tensione. La telecronaca è sovrastata dalla musica reggae trasmessa dagli altoparlanti del chiosco.
88', piazzetta Toti: Eder va in azione personale dopo la sponda di Zaza. 1-0, Italia in vantaggio.
Davanti a un negozio gestito da un signore nigeriano, ci sono diversi altri ragazzi che si fanno i fatti loro. Le loro voci sono l'unico suono distinguibile, fino a quando tra i palazzi non risuona un "GOOOOOOOOOL!" inequivocabile: l'Italia ha segnato. Alzo la testa per vedere se da qualche finestra o terrazzo si affaccia qualcuno, ma non succede. Uno dei ragazzi di colore davanti al negozio mi guarda e mi dice: "Italy?". Gli faccio sì con la testa e sorrido, anche se non ho idea di chi abbia segnato e come. Prendo il cellulare per fare una foto, ma poi ripenso a tutte le polemiche dell'ultimo mese scaturite da una foto scattata proprio lì e cambio idea. Mi limito a guardare il marcatore e penso a quanto sia divertente il fatto che un italiano nato in Brasile abbia fatto gol proprio nel momento in cui mi trovo nel quartiere più multietnico di Ferrara.


+10 minuti dopo il fischio finale, via delle Scienze: interviste post-partita.
Cerco di riavvicinarmi a casa quando incontro casualmente un'amica. Mi guarda con sorpresa e mi chiede: "Ma non dovresti essere davanti alla tv?". Le dico che ho preferito rinunciare per colpa del rumore di un trapano. E così ho fatto quasi due ore di pedalata, puntualmente vanificate da un gelato di lì a poco. Italia uno, Svezia zero. Trapani zero, Gelato uno. Vittoria su tutta la linea.

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