Cultura e Spettacoli

Live Report: Astro Festival@Ferrara Sotto le Stelle

Four Tet, Caribou, Junior Boys, Floating Points, Populous, Jolly Mare tutti in una volta
di Edoardo Gandini, foto di Sara Tosi \ 17-06-2016 \ visite: 1201
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Non per fare il “bacchettone”, ma vorrei proporre un minuto di silenzio in onore della ragazza che giovedì sera mi ha avvicinato in piazza Castello durante l'Astro Festival convinta che potessi sapere dove acquistare un po’ di metamfetamina: spero sia riuscita a godersi lo stesso la serata.

Parte con gli effetti speciali la nuova stagione di Ferrara Sotto le Stelle, diventata ormai un appuntamento fisso per tutti gli appassionati italiani. Astro Festival nasce come una passerella per i alcuni tra i visionari artisti internazionali e nazionali che maggiormente hanno saputo contribuire in maniera decisa alla sperimentazione in ambito elettronico e pop contemporaneo, al fine di superare le barriere di genere e stravolgere completamente il concetto classico di forma-canzone. Il festival si sviluppa su due diversi palchi posizionati nelle due storiche location di Ferrara Sotto le Stelle: quello principale di Piazza Castello e quello più raccolto del Cortile del Castello.
Il motivo, ovviamente, è quello di avere cambi palchi più veloci e, soprattutto, la possibilità di ospitare un maggior numero di artisti (ben sei) in un solo giorno. I nomi in programma sono di grande rilevanza nel mondo indie-pop elettronico, e non nascondo una certo narcisistico orgoglio nell’aver sentito parlare così tanto, e bene, della mia città negli ultimi mesi. Caribou e Four Tet, entrambi nella loro unica data italiana, non hanno bisogno di particolari presentazioni, avendo entrambi raggiunto notorietà a livello mondiale; il britannico Floating Points è ormai una certezza mentre i canadesi Junior Boys e i nostrani Jolly Mare e Populous sono le stelle in rampa di lancio.
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La giornata ha inizio alle 19.30 all’interno del Cortile del Castello, dove il dj set dai toni caraibici del produttore pugliese Andrea Mangia, in arte Populous, e l’electro funky di Jolly Mare, al secolo Fabrizio Martina, hanno il compito di riscaldare gli animi dei primi arrivati. Considerata la decennale esperienza internazionale di entrambi, maturata soprattutto nei maggiori festival europei di musica elettronica, il compito si rivela più semplice di bere un bicchier d’acqua. 
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Il festival, però, entra nel vivo alle 21.00 (gli orari previsti sono stati rispettati al millesimo di secondo) con l’esibizione sul palco di Piazza Castello del produttore inglese Sam Shepherd. Floating Points, questo il nome scelto da Shepherd per il suo progetto, si presenta al pubblico ferrarese in una versione ridotta rispetto all’ensemble di sedici elementi che gli è valso il premio di “Best BBC Radio 1 Maida Vale Session”: chitarra, basso, batteria e sintetizzatore sono gli strumenti scelti per l’esibizione. La musica di Floating Points è la perfetta unione tra influenze jazz e una grossa presenza di manipolazioni elettroniche, che rendono il prodotto finale una sorta di elegante caos psichedelico. I quarantacinque minuti di esibizione ripercorrono per lo più Elaenia, il suo unico lavoro discografico (EP esclusi) datato 2015, passando dalla splendida marcia electro jazz di Silhouettes (I, II & III) alle crescenti e sempre più frenetiche rullate di Peroration Six.
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Dopo appena dieci minuti è di nuovo il momento di spostarsi all’interno del cortile, dove il trio canadese Junior Boys è pronto a mettere la sua firma sulla serata. Jeremy Greenspan e Matt Didemus, che negli ultimi anni sono stati decisamente attivi pubblicando ben quattro dischi nell’ultimo decennio, sono diventati in un certo senso un punto di riferimento nella nuova concezione di musica pop elettronica. A dire il vero, a fronte di un live veramente pregevole e qualitativamente degno di palcoscenici ben più spaziosi rispetto all’intimità del Cortile del Castello, non ho ritrovato la stessa dose di massiccia sperimentazione sonora così palese in Floating Points, ma soltanto ottime idee, decisamente coinvolgenti, eseguite in maniera impeccabile; che non è sicuramente poco, ma probabilmente non abbastanza per assicurarsi un posto in prima fila nell’olimpo del genere.
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Giusto il tempo di un rapido break per alleviare il caldo dovuto alla notoria umidità ferrarese ed è già ora del piatto forte di giornata: da Dundas, Ontario, sbarca a Ferrara Caribou. L'artista canadese trapiantato a Londra, non me ne vogliano gli altri, si mostra immediatamente di un’altra livello superiore rispetto ai suoi colleghi. Con più di un piede nelle sonorità techno, fin dalle prime battute di Our Love, title track della sua ultima fatica discografica, risulta evidentissimo come più di chiunque altro, sia riuscito a trovare un punto di unione tra la sperimentazione all’interno della musica pop di qualità e la musica dance degli anni ottanta.
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Chiuso a cerchio stretto insieme ai suoi musicisti (anche qui basso, chitarra e batteria), Dan Snaith sembra come accompagnare tutti gli astanti verso un’altra dimensione; si respira immediatamente un’altra aria, come se tutta la piazza e il suo castello fossero improvvisamente trasportati su una spiaggia esotica, o in un festival Berlinese durante le prime luci dell’alba, dove la musica è di alta qualità e la testa più leggera, libera da ogni pensiero e stress. Il set di Caribou dura in totale un’ora e un quarto con il punto più alto di tutta l’esibizione toccato proprio con il trittico finale composto dai cavalli di battaglia Odessa, Can’t Do Without You (che batte un ideologico cinque ai Daft Punk) e, per finire, l’esplosione di Sun che tracima in un loop che non sembra finire mai.
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A fine serata (ormai “si è fatta una certa”, si sente dire), i sampietrini di Piazza Castello si trasformano in una sorta di dancefloor dove il pubblico rimasto si accalca per ballare spinto dal dj set dal forte sapore house di Four Tet. Dico la verità: mezz'ora mi è bastata. Non essendo un grande fan del genere e nemmeno dell’MD, abbandono la nave anche io e vado verso casa. Certo è che vedere una piazza reagire così positivamente a sonorità (e modalità) nuove fa ben sperare circa il futuro dell'esperimento di Astro Festival. Se da un lato la risposta in termini di presenze è parsa inferiore rispetto a quanto ci si poteva attendere visti i nomi sul programma, dall'altro sono state poste basi parecchio intriganti e probabilmente più di qualcuno finirà col mangiarsi le mani per essersi perso una gran serata. 
Il prossimo appuntamento con la musica di Ferrara Sotto le Stelle 2016 è mercoledì 29 giugno in compagnia del cantautore irlandese Glen Hansard, vincitore del Premio Oscar per la colonna sonora di Once.

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