Cultura e Spettacoli

Ferrara Film Festival: esplosione o implosione?

Resoconto della prima serata, tra red carpet, poltrone vuote e John Travolta l'elettricista
di Giacomo Borgatti e Chiara Ricchiuti \ 01-06-2016 \ visite: 2288

Doveva essere il Big Bang che avrebbe riportato il grande cinema a Ferrara, un’enorme esplosione in grado di creare un universo che nella città estense sembrava ormai essere relegato ad un più o meno lontano e nostalgico ricordo. Il Ferrara Film Festival, la prima edizione, è qualcosa che ha tutte le carte in tavola per tentare un’operazione del genere. Ma le problematiche della prima serata, quella d’inaugurazione, sono state molteplici. Un’esplosione che rischia di trasformarsi in implosione, nella speranza che questa sia stata solo una falsa partenza. Ora mettiamoci comodi e ripartiamo. Per davvero.

Un cortometraggio ed un lungometraggio; così sono organizzate le proiezioni del festival e la prima sera è toccato a Day One, nominato agli Oscar 2016, e all’anteprima mondiale di Life on the line con John Travolta, Kate Bosworth (L’uomo che sussurrava ai cavalli, Superman Returns, Somnia) e Sharon Stone. Ma i problemi più grossi sono altri: sono già le 19 e la folla che ci aspettavamo non c’è, nemmeno all’orizzonte.
Davanti al cinema, il red carpet accoglie i membri della Ferrara Film Commission e il direttore del festival, Maximilian Law, che sfilano davanti a qualche fotografo. Li seguiamo con grande velocità e un po' d'imbarazzo per entrare in sala. Sarà già piena? Ma si, saranno tutti seduti tra le poltrone in attesa del film. O magari la gente starà arrivando, ne siamo convinti. E invece.
La sala 1 dell’Apollo Cinepark è riempita minimamente, i biglietti staccati non sono tantissimi e, con enorme dispiacere, la prima cosa che balza allo sguardo è appunto un’affluenza di pubblico veramente scarsa nonostante un’anteprima mondiale. Maximilian Law prende il palco prima della proiezione: chissà cosa sta davvero pensando, chissà se può ritenersi davvero soddisfatto. Ma l’unica cosa che può fare al momento è augurarci buona visione. Ha inizio la prima del Ferrara Film Festival.

Ad aprire il Festival è il corto Day One, del regista Henry Hughes, prodotto nel 2015 e dalla durata di 25 minuti. Candidato agli Oscar, ispirato ad una storia vera, racconta il primo giorno di lavoro di una traduttrice, Feda (interpretata dall'attrice afgana Layla Alizada), che accompagna un'unità dell'esercito americano impegnato alla ricerca dei terroristi.
In meno di mezz'ora scorre davanti agli occhi degli spettatori una realtà lontana, fatta di ristrettezze, fatica e incertezze, all'interno di una cultura complessa e di difficile comprensione per chi, come i soldati americani, ne è del tutto estraneo. Così la giovane donna scopre di dover essere più di una semplice traduttrice, di dover diventare una mediatrice, il mezzo attraverso cui il traduttore già presente nell'unità, un uomo, parla alle donne. Tradizioni  culturali ai nostri occhi inspiegabili ci mostrano le regole del gioco da rispettare anche quando è in gioco la vita umana, la sua fragilità, ma anche la sua bellezza. La pellicola scorre lineare, pulita, siamo felici di notare l'assenza di schieramenti politici celati tra le battute. Quello che viene trasmessa è una realtà cruda e difficile, chi guarda è libero di assumersi il compito di giudicare e schierarsi ma, quando partono i titoli di coda, la commozione prende il sopravvento su ogni altro tipo di pensiero. Non siamo gli unici a pensarla così, dalla sala parte un applauso convinto, seguito dal vociare di commenti positivi.
Piccola pecca: i sottotitoli mancanti. Fortunatamente il film è chiaro, i dialoghi si intuiscono e il nostro livello d'inglese non è penoso come ci aspettavamo, eppure siamo certi che qualcuno in sala li avrebbe particolarmente apprezzati. Passano pochi secondi, neppure il tempo di scambiare qualche commento su ciò che abbiamo visto che torna il silenzio in sala per l'inizio del primo lungometraggio del Festival, una premiere mondiale, fuori concorso.

Life on the line è essenzialmente un film sugli elettricisti. Sento qualcuno di voi già rumoreggiare. La pellicola di David Hackl, regista che ha in curriculum Saw II, III e IV e si vede chiaramente tra flashback e dissolvenze, narra la vicenda di una squadra di manutentori delle linee elettriche capeggiata da un immenso John Travolta, e mi riferisco alle dimensioni fisiche per quanto a tratti la sua interpretazione svogliata, delusa e rude sia perfettamente adatta al personaggio, che si ritrova al centro di una tempesta nel tentativo di riparare i danni da essa causata. Il tutto con enormi drammi famigliari che prendono quasi il totale sopravvento sulle (già poche) possibilità d’azione che questo film poteva fornire. Perché, parliamoci chiaro, i personaggi sono bidimensionali e non hanno personalità sfaccettate: il ragazzo stalker appena uscito di prigione è cattivo, John Travolta è un eroe buono, sua nipote alla quale sono morti i genitori qualche anno prima è pura quanto complessata, la vicina di casa sembra uscita da una versione stilizzata di Desperate Housewives e via così. Cosa che quindi pregiudica una certa capacità di immedesimazione, limitata fortemente anche da una sceneggiatura che alterna un momento accettabile a due di imbarazzo profondo. Vince il premio Bravura non necessaria, una irriconoscibile Sharon Stone che, nel poco tempo in cui appare, riesce a portare a casa una interpretazione intensa. Vuoi per la voglia di uscire presto da un set del genere, vuoi perché credeva davvero tanto in questo progetto. Solo Sharon potrà rivelarci la verità.
Il film termina e si rivela quello che davvero ci aspettavamo, un progetto di poco superiore ad un qualsiasi direct-to-dvd. Ma decidiamo di andare oltre; fa lo stesso se il film è stato così. Insomma, siamo stati ad una premiere mondiale. Di un film statunitense. Con John Travolta. Cerchiamo in tutti i modi di tirarci su un morale che parte notevolmente in basso con questa prima giornata di festival. Perché, d’accordo, se il buongiorno si vede dal mattino, le previsioni per il resto della giornata sono di pioggia torrenziale.

Torniamo a casa leggermente abbattuti, un pelo demoralizzati ma speranzosi. Speranzosi che si sia trattato solo di un brutto inizio, che non è facile organizzare un evento del genere, vogliamo continuare a credere in un festival che potrebbe significare tanto per una città che in passato è stata protagonista più volte del mondo cinematografico. E sarebbe brutto tornare a smettere di sperare con una possibilità di questo tipo.
Il Ferrara Film Festival è appena iniziato.

Qui potete leggere il resoconto della prima giornata:
Ferrara Film Festival: day 1




 

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