Attualità e Viaggi

A Si Mismo #4 (Giana)

Basta che funzioni
di Irina Aguiari \ 12-05-2016 \ visite: 1147
Gianantonio a si mismo

Boris Yellnikoff (interpretato da Larry David) è uno scettico, un pessimista. Sostiene che, alla fine, tutte le aspirazioni romantiche della giovinezza si riducano ad una semplice filosofia: basta che funzioni. Oppure, se la scarpa è giusta, mettila.
Gianantonio, ferrarese solo di adozione, scopre il mondo al liceo scientifico di Thiene. Indirizzo PNI (l’allora Piano Nazionale Informatico). Si interroga sul suo significato e su quello della vita attraverso la matematica che ” ha un bel modo per risolvere i problemi: preciso, qualcosa di vero se c'è in questa realtà, o bianco o nero, o 1 o 0”. Poi attraverso la letteratura che ne fa un sognatore sensibile e ancora attraverso la musica, suonata e ascoltata che accendono dentro di lui il fuoco della giovinezza, quella che alcuni chiamerebbero ingenuità o illusione. Organizzare una protesta in un liceo bigotto, per esempio, è un segnale di inequivocabile di quella follia, ma ha funzionato.
Basta un 75 per diplomarsi e, con i giusti suggerimenti e le competenze adeguate, approdare alla facoltà di architettura di Ferrara per studiare design. “Il primo anno mi innamorai di questo mestiere, forse troppo: qualche buon risultato mi aveva dato alla testa, finì per viverla con troppe ansie”. E siccome più importante di come ci si guadagna da vivere è perché ci si dà la pena di vivere, l’Erasmus può essere una buona occasione per ritrovare la tranquillità perduta.
Valencia è la meta prescelta, “l’ordine che crea follia”. I trasporti eccezionali, la strada pulita, anche qualche notte insonne per rispettare le tradizioni spagnole: quando ci si abitua poi, funziona. Ferrara, però, “ha un cuore di cultura e ti prende per la gola con la cucina emiliana”. È il giusto compromesso, a parte la nebbia.
Forse un designer lo sa, la vita non si vive sulla carta. La si può disegnare ed immaginare, ma poi bisogna realizzarla. È l’esperienza che ci mette davanti ai fatti compiuti, che ci obbliga ad uscire dalla nostra zona di comfort. “Vivere senza punti di riferimento per sei mesi ti fa tirare fuori una forza che non avresti mai pensato di avere” e viaggiare allarga gli orizzonti. Una città internazionale ti mette a contatto con culture molto diverse, ma non per forza contamina la tua. “Forse l’Italia è ancora l’unico posto dove vorrei vivere. Non mi sento ancora europeo”.

Gianantonio a si mismo2

Viaggiare, sicuramente, e sperimentare l’entropia: il fatto che quando le cose accadono sia difficile farle tornare com’erano prima. Guardarsi attorno per strada e trovare nel ponte di Calatrava, l’ordine dell’addizione erculea o nella magnificenza del Castello Estense, l’imponenza delle opere dell’architetto spagnolo. È il principio di indeterminazione di Heisenberg che in meccanica quantistica stabilisce i limiti di conoscenza e di determinazione dei valori di alcune grandezze fisiche. Applicando questo concetto alla vita reale potremmo dire che tutto ciò che guardiamo viene influenzato dal nostro stato di osservatore. Proiettiamo noi stessi nelle immagini che riceviamo dal mondo che ci circonda.
Di conseguenza, il Gianantonio che è partito ha deciso di tornare a casa e di continuare a vivere a Ferrara e contemporaneamente ha cambiato città. Perché gli occhi con cui guarderà ciò che lo circonda saranno gli stessi con cui ha osservato Valencia e le sfumature di cui si sono riempiti in quei mesi verranno proiettate su strade e muri emiliani finché non vorrà raccoglierne altre.
In ogni caso, basta che funzioni.
 

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