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Ultimo sogno d'Africa2

Seconda parte
di Antonio Vergoni \ 11-04-2016 \ visite: 1106
sogno d'Africa
 Foto di Antonio Vergoni

Fu dunque il caso o il destino o il fortunale in arrivo ad obbligare alla sosta e a scoprire il tesoro in quella laguna, a cambiare per sempre il destino di tutti i suoi popoli. Su tutti il più antico, gli elefanti, dei quali se ne potevano contare a migliaia e migliaia nel fitto della giungla e le cui regine erano sovrane per tutti e la loro saggezza vegliava da secoli su quel paradiso. E quel treno andava e andava, su e giù ringraziando le discese e perdendo qualche ciocco di legna per strada. La luce di quella notte scopriva quella setta di vagoni nero mogano accodati al possente locomotore, d'un  lineamento aspro era stemperato da un rincorrersi di fulvie tettoie e ghirigori stile vittoriano che mal s'addicevano alla brutale ferrosità del resto dei convogli. Viaggiava a fatica perchè il suo carico era esagerato, lo era di più ogni settimana che passava, lo era da quando il nostro olandesaccio aveva messo il secondo piede su quella terra. Appena aveva visto quello che all'epoca doveva essere indescrivibile, appena aveva potuto, con i buoni contatti che ancora aveva al Capo in meno di due anni aveva messo in piedi un lucroso giro d'affari grazie alle varietà di pregiatissimi legni della foresta. E così la fine era in corso, se al principio dell'invasione erano stati proprio gli alberi ad opporre la prima storica resistenza, facevano fitte torri e di notte spaventavano quei primi sovrastandoli minacciosi e coprendogli il cielo e facendogli scappare urlando per il tormento di spiriti e fate dell'acqua. Ma quello non bastò e bastò poco a George per organizzare più tagliatori, più navi e realizzare il suo amato binario. Quella fu la fine per tutti gli altri, quella locomotiva usciva dalla foresta piena di alberi e tornava piena di genti. Nel giro di due estati, l'estinzione della maggior parte delle specie di animali conosciute fu inevitabile, i bufali furono i primi a sparire e poi venne il turno dei lupi. Non c'era più un posto dove stare, anche le rocce cadevano e il nulla avanzava, ormai non era rimasto che un luogo sicuro ed era dove quel che restava di tutti i popoli della laguna stava andando: Il Big Tree. Da qui avrebbe avuto inizio l'ultimo dei segreti di Knysna, da qui sarebbe nato il mito di quella lotta epica, di quell'ultima ghost dance per la salvezza del paradiso. I cacciatori d'oro affluivano sempre più e nei fiumi invece di pietre trovavano bestie ad aspettarli e divorarli, oppure si spingevano in sù seguendo l'acqua e dalle caverne del Goudveld dove al tramonto erano leoni per tutti. E nel fitto dell'arboreto ai piedi della collina, dove le felci giganti coprivano la ritirata delle baboon's patrol, sabotatori e guastatori sopraffini che piombavano sugli accampamenti dall'alto di guglie di eculapti. Ma quel treno avanzava, arrivava l'ora dell'ultimo atto a chiudere l'ouverture, il sacrificio degli elefanti a difesa del Luogo Sacro in quella che George ricorderà finchè campa come la sua personale Little Big Horn. Il Big Tree era al culmine di quella collina dominando le acque del Jubilee Creek e difendendo l'ultima valle coi suoi rifugiati per quel che ancora rimaneva del "posto irraggiungibile". Il binario doveva lasciare il vecchio sentiero e per quello nuovo non bastavano tutti gli uomini che George aveva nelle sue squadre. Ogni notte il cantiere veniva distrutto, così fu per settimane e ogni mattina il disperato George imprecava sfidando quell'albero e il tesoro su cui troneggiava, ormai diventato un problema per l'azienda, per lui un'ossessione, era il simbolo dell'inottenibile, era nemico del suo successo, doveva distruggerlo, voleva la sua Stalingrado. E fu così che armò i suoi taglialegna da soldati e in quel buon giorno per morire furono gli elefanti a salvare la valle scontrandosi  con quei poveri operai. Quel giorno fu comunque una mattanza tra gli animali, un evento tale il cui eco arrivò anche al Capo insieme al carico eccezionale di avorio. Ne arrivò così tanto da stravolgere il mercato, irritare il resto dei commercianti e mettere in moto un'inchiesta del magistrato della città e infine consegnare alla  preistoria della materia ambientale il primo decreto di salvaguardia  e tutela di paradisi come quello di Knysna. Così fu, il povero George fu arrestato nel suo successo, il treno non prese più il sentiero nuovo ma rimase purtroppo su quello vecchio come sono rimasti al giorno d'oggi quei binari ormai erbosi e quella stazione ora elegante caffetteria. E come è rimasto il mito degli elefanti, per il quale non si sa quanti siano oggi, molti abitanti della laguna sostengono essercene ancora tanti dopo la miticità di quelle giornate, ora stanno nascosti dalla foresta, tornati ad essere gli unici ad abbattere alberi da quelle parti.                        

Questo racconto è basato su una storia vera da me romanzata. Le leggende narrate sono vere leggende scritte. il Big Tree esisteva ed esiste ancora. George è scappato cacciato dal Capo a rifarsi una vita con sua moglie coloured e ha fatto affari con la legna sterminando molte specie di animali. E' vero infine che una legge salvò quel che era rimasto della foresta di Knysna. 
*  è un brano tratto dal Don Chisciotte
**Knysna in lingua locale

                                                                                  
Qui puoi leggere la prima parte del racconto.

 

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