Attualità e Viaggi

Una piccola femminista

Feminism is for everyone
di Valentina Chendi \ 05-04-2016 \ visite: 1165
femminismo

Sempre più spesso, quando mi rivolgo ad un uomo affermando di essere femminista, il mio interlocutore mi guarda stizzito, credendo di avere di fronte una militante, frigida o acida in quantità esagerate, tutt’altro che attraente, una poveretta che odia a morte l’universo maschile, e quindi ogni essere dotato di pene che incontri, una che crede fermamente nella superiorità del genere femminile. Mi dispiace dirvelo, ma il femminismo, secondo me, non ha niente a che vedere con l’odio: piuttosto è voglia di giustizia, libertà, riscatto e, perché no, rivoluzione. Tutte parole bellissime.
Molti collegano questa ideologia ad un pensiero radicalmente negativo, ma si sbagliano: un primo, grande atto di sano femminismo che somministrerei ad ogni essere umano, è la lettura del manifesto di Chimamanda Ngozi Adichie “Dovremmo essere tutti femministi”, almeno una pagina tutte le sere prima di addormentarsi. Così, giusto per schiarirsi le idee, e rendervi conto che dovreste anche voi, portatori di pene, sentire le nostre ingiustizie con la nostra stessa intensità.
Poi potreste cominciare a mettervi nei nostri panni, e non per rispetto alle vostre madri/mogli/sorelle, ma per rispetto ad altri esseri umani dotati di capacità e coglioni esattamente come voi. Mettetevi anche (metaforicamente) nei nostri reggiseni, nelle minigonne e nelle scollature. Mettetevi nella nostra testa, quando torniamo a casa la sera tardi e abbiamo il cuore in gola per paura di essere aggredite. O quando ad un colloquio ci viene chiesto se abbiamo figli; quando non desideriamo diventare madri e nessun medico ci permette di abortire; quando un uomo ci considera donne facili perché abbiamo fatto sesso con più partner nella nostra vita…e così via.
Vi risparmio altri umilianti episodi che riguardano gli stipendi più bassi, il diritto all’istruzione negato a milioni di bambine nel mondo, l’infibulazione, e chi più ne ha più ne metta. Ma il concetto è: la rivoluzione comincia da NOI, mica dovete aspettare i cortei e le manifestazioni. Certo, aprire gli occhi e prendere coscienza di un mondo maschilista, avvelenato da tante forme quotidiane di micromachismo, fa abbastanza schifo,  ma questa è la realtà da cambiare, questa è la sfida. Spero davvero che un giorno, nel fare lo zaino per uno dei miei viaggi in solitaria, qualcuno mi dica semplicemente “Buon viaggio!”, invece che sorbirmi all’infinito le vostre esclamazioni “Ma sei pazza! È pericoloso!”, frasi che non rivolgereste mai ad un ragazzo in procinto di partire. Io, personalmente, cercherò di crescere le mie figlie (se e quando ne avrò) insegnando loro la libertà, e invece che parlare del principe azzurro che corre a salvarle, spiegherò che sono assolutamente capaci di salvarsi da sole, e che il principe se lo posso scegliere autonomamente, invece che aspettare anni che qualcuno le baci. Insegnate loro che possiedono un corpo meraviglioso, snello o burroso che sia, e che hanno il diritto di provare piacere quando e quanto vogliono. Se crescendo non vorranno farsi una famiglia, saranno disordinate e incapaci di cucinare torte e risotti, lasciamole libere di essere come sono, e di diventare camioniste, astronaute, presidenti e chitarriste rock.
Nel frattempo noi continuiamo a lottare, nei nostri piccoli universi, per un mondo meno ingiusto, e più femminista. 
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