Cultura e Spettacoli

La verità dà fastidio soprattutto a chi la legge

Intervista a Marco Travaglio
di Federico Branchetti \ 12-02-2016 \ visite: 2369
marco travaglio
Immagine della Compagnia Teatrale
Più di 30 mila articoli scritti, 43 libri pubblicati, partecipazioni ad oltre 2 000 conferenze e a centinaia di talk show televisivi. Se a parlare dovessero essere i numeri quelli di Marco Travaglio, giornalista tra i più impegnati nelle inchieste contro mafia e corruzione, sarebbero logorroici. Dopo aver finito di battere sul suo portatile l’editoriale per il giorno successivo il cofondatore e direttore de Il Fatto Quotidiano ha accettato una breve intervista sotto al palco del Teatro De Micheli di Copparo, poco prima di mettere in scena Slurp - lecchini, cortigiani & penne alla bava al servizio dei potenti che ci hanno rovinati, il suo ultimo spettacolo-denuncia sulla sottomissione di certa stampa.

Vale la pena fare il giornalista in Italia?
“Sì, ancor più che nei paesi in cui il livello dell’informazione magari è decente: In Italia è indecente e quindi vale la pena farlo soprattutto per quelli che ci credono e che sanno cosa vuol dire veramente. Certo, non mi sento appagato, vorrebbe dire fermarsi e cullarsi mentre bisogna continuamente aggiornarsi e andare avanti, ma mi diverto sempre molto perché so che fare in un certo modo questo lavoro è utile e regala delle soddisfazioni, come i lettori e le persone che ti seguono e ringraziano per quello che fai. Anche attraverso di loro puoi accorgerti della misura in cui il tuo lavoro è proficuo e serve alla società.”

Feltri l’ha definita il miglior giornalista italiano, salvo poi aggiungere che “ha rotto le palle” con la trattativa stato-mafia. Pensa che ci sia una precisa volontà di non parlare di certi argomenti?
“Più gli organi di stampa sono vicini al potere politico ed economico e più conoscono il limite oltre al quale non devono andare: sanno perfettamente fino a dove possono spingersi. Il fatto stesso che si mettano a ridere quando si parla di un tema così o che lo trattino come una leggenda da visionari o come una cosa che ancora sarebbe da provare quando invece è stata provata ed è quotidianamente confermata da quello che accade la dice lunga. Se ho insistito, forse troppo, è perché altri hanno insistito troppo poco o per niente e vedendo una lacuna enorme su questo tema ho cercato di riempirla, praticamente solo, assieme al mio giornale. Chiaro è che si può facilmente apparire come dei fissati quando l’opinione pubblica parla molto più di sciocchezze che di cose veramente importanti, che tutti dovrebbero affrontare, come quello che poi è il patto fondativo della seconda repubblica e forse anche della prima. Se lo si conoscesse si potrebbe ben capire perché nella politica e nell’economia succedono certe cose, perché certe leggi passano e certe altre no. Se uno non sa che la seconda repubblica è nata su quel patto continuerà fisiologicamente a meravigliarsi, a stupirsi e a fare tanto di occhi e bocca spalancati perché non ha ben chiaro quali sono le regole non scritte alle quali ha sempre dovuto attenersi chiunque fosse andato al governo in questi ultimi venticinque anni. Io sapevo benissimo che quando hanno fatto la legge sul voto di scambio politico-mafioso ci avrebbero messo dentro un enorme buco per far in modo che non fosse applicabile, e infatti, il nuovo ddl di Renzi, che si è intestato e che va tanto in giro a vantare di aver patrocinato, anziché punire chi scambia voti con favori ha avuto come unico effetto quello di far assolvere quei pochissimi che con la vecchia legge, che faceva oggettivamente schifo ma un po’ meno di questa, erano stati condannati. Un altro valido esempio è la legge sull’antiriciclaggio, che non fa scattare nessun reato per chi, per trarne un godimento personale, fa autoriciclaggio di beni che lui stesso ha accumulato. Dato che tutti riciclano i proventi dei loro delitti per goderne personalmente, salvo non siano folli benefattori che vogliono devolverli alla Caritas, è ovvio che una legge come quella è stata fatta solo per fare pubblicità, con l’intenzione precisa di non punire due fra le pratiche più diffuse nel rapporto incestuoso tra mafia, politica e affari, cioè voto di scambio e l’autoriciclaggio. Una persona che non sa com’è cominciata la seconda repubblica potrebbe chiedersi com’è possibile che abbiano fatto due leggi senza accorgersi di falle come quelle. Non è che non se ne sono accorti; si sono accorti che quelle leggi rischiavano di funzionare e gli hanno quindi forato le gomme per farle rimanere a terra.”

Ha dichiarato in più occasioni di non rispecchiarsi in nessuna proposta politica italiana. Le è mai capitato di pensare concretamente ad un progetto politico?
“No, per carità, i giornalisti non devono fare nessuna proposta politica. Devono fare il loro mestiere, e se poi le informazioni che forniscono servono a qualcuno per trarne un profitto, uno spunto o un suggerimento per fare qualcosa di buono tanto meglio, ma in generale i giornalisti non devono essere attori del gioco politico, devono esserne sempre testimoni. Devono osservare, descrivere, analizzare e commentare ma senza mai pensare di essere protagonisti del gioco politico, altrimenti hanno già smesso di essere giornalisti e sono diventati qualcos’altro. È importante infatti che arrivino nuove leve, più motivate e ispirate ai modelli giusti.”

Quanto contano i fatti e la “verità” nella nostra realtà?
“La verità dovrebbe essere l’obiettivo, perché chiaramente si deve ricercare e non è qualcosa che qualcuno può tenere in tasca affermando di conoscerla: si ottiene sempre con continue ricerche e tassativamente per approssimazione. Mi accontenterei di sentire tutti dire di aver sempre cercato la verità e di aver fatto tutto quello che potevano per avvicinarcisi il più possibile, ma è un’utopia tanto grossa quanto lontana perché la verità dà fastidio; a chi la tiene nascosta, a chi la trova e soprattutto a chi la legge. Ci sono oggettivamente dei lettori, e degli elettori, che la verità non la vogliono nemmeno sentire e infatti ogni volta che gliene racconti un pezzo ti chiedono perché lo fai, sottintendendo che secondo loro sei al servizio di questo o di quest’altro. Quelli che hanno sempre votato Berlusconi ad esempio se la prendono con te quando gli racconti che Berlusconi è un delinquente perché se no sarebbero obbligati a mettersi in discussione. Se poi racconti che anche Renzi fa le stesse cose che faceva il Cavaliere allora se la prendono con te quelli a cui stavano bene le critiche a Berlusconi, mentre gli altri cominciano a capire che effettivamente ti occupi di tutti alla stessa maniera ma solo per arrivare poi alla conclusione che lo fai perché ce l’hai con tutti e non sei mai contento. Io semplicemente faccio il giornalista, ho dei principi e li applico in maniera imparziale a chiunque ci si allontani. L’importante è che i principi restino fermi. Se qualcuno li deroga, se qualcuno sfascia la costituzione ed è del Pd o di Forza Italia non trovo meno grave il gesto del primo e più grave il gesto del secondo perché in entrambe le circostanze è la sostanza a non cambiare: mi meraviglio della gente che sta facendo passare la controriforma costituzionale solo perché la fa Renzi mentre invece quando la faceva Berlusconi scendeva in piazza dicendo di votare no al referendum. Io ho votato no nel 2006 contro la riforma di Berlusconi e voterò e mi batterò con il mio giornale per dire no anche alla riforma di Renzi visto che l’obbiettivo è lo stesso. Non esistono buoni o cattivi, un giornalista potrà anche avere dei nemici come personalmente li puoi avere tu, ma un giornale non può avere degli amici e dei nemici, deve avere solo dei principi e applicarli ogni giorno, nello stesso modo per chiunque.”

“La Costituzione è molto più avanzata dell'Italia e di noi italiani: è uno smoking indossato da un maiale.”
Cit. Marco Travaglio

 

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