Utilità e progetti

Diplomarsi in carcere, avviati i corsi di cucina e agronomia

Il Vergani Navarra assieme all'Arginone per offrire nuove opportunità di lavoro ai detenuti
di Marianna Confortini \ 10-02-2016 \ visite: 10022

Diplomarsi in carcere, da oggi è possibile grazie all'accordo stipulato tra la casa circondariale di Ferrara e l'istituto Vergani Navarra
sono stati avviati i primi corsi triennali di enogastronomia e agraria per detenuti.
"La nostra è una delle poche città in Italia ad avere dei corsi all'interno del carcere e di questo siamo molto orgogliosi, la qualifica ottenuta dai detenuti sarà assolutamente eguale a quella di chi frequenta normalmente la scuola - spiega la dirigente dell'Istituto, Roberta Monti -. L'obiettivo è facilitare la ricerca di un lavoro da parte dei carcerati una volta usciti". 
Il progetto è stato presentato martedì 9 febbraio presso la Sala Arazzi del Palazzo Municipale, alla presenza del sindaco Tiziano Tagliani, che sottolinea: "la scuola ha prima di tutto un obiettivo formativo, di crescita, che svolge sia nei confronti dei ragazzi che degli adulti che frequentano i corsi serali e in questo caso, anche delle persone detenute".
 
Il progetto è iniziato ad ottobre, i due corsi - enogastronomico e agrario - coinvolgono in tutto 24 detenuti e 15 docenti, che garantiscono venti ore a settimana di lezione. L'associazione Viale K sta sostenendo l'iniziativa fornendo tute e attrezzi da lavoro, per quanto riguarda le materie prime del corso di cucina sono in corso delle trattative per reperire le materie prime da trattare e macchinari. Da qualche mese nel giardino della casa circondariale è stato avviato un orto, che col tempo fornirà agli studenti verdure a chilometro zero per le loro ricette.
La direttrice della casa circondariale dell'Arginone, Carmela De Lorenzo, invita la città "ad avere un'idea diversa del carcere, che deve tendere alla rieducazione e al rinserimento del detenuto nella società. I partecipanti dei corsi si stanno impegnando per svolgere l'attività nel migliore dei modi, da parte loro c'è grande entusiasmo e consapevolezza: si rendono conto che questa è un'occasione da sfruttare". 
 
Don Bedin, presidente dell'associazione Viale K, lancia un appello affinché l'esperienza positiva dei corsi possa continuare oltre le mura del carcere: "mi piacerebbe coinvolgere in questo processo anche gli imprenditori agricoli, l'ortofrutta, la ristorazione e le cooperative sociali, per offrire a chi esce dal carcere la possibilità di mettere a frutto la professione imparata. Il mio è un appello alle aziende, che oltre ad avere vantaggi fiscali tramite gli inserimenti lavorativi potrebbero facilitare un importante percorso di integrazione".
 
 

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