Arte e Letteratura

Coma da libri distillati

Il nuovo criterio di censura si chiama tempo
di Nicola Minelli \ 30-12-2015 \ visite: 2057
leggere


Sprechiamo troppe ore senza concludere niente. Il risultato è che un giorno sembra non bastarci mai. Cerchiamo allora di ridimensionare le cose da fare nel tempo a disposizione, anziché ritagliare il giusto tempo per le cose da fare. Soltanto alla fine, asfissiati dall’aria frenetica, ci accorgiamo di aver commesso un errore: pensare che tutto fosse riducibile.
Viviamo in un mondo di cose già pronte o pronte per essere subito pronte. Ci piace cioè la mentalità del “tutto a portata di mano” che sembra semplificarci la vita perché ha intrinseco in sé il concetto di immediatezza, quindi di non attesa. Esiste però un tempo delle cose che è immodificabile e che, per esempio, rende le pappardelle ai funghi di mia nonna migliori di quelle della Findus. Ed è lo stesso principio che vale per i libri, dei quali se si leggesse solo la sinossi non si capirebbe nulla.

Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere.”
Daniel Pennac

“Best seller da leggere nel tempo di un film” è la frase che compone l’annuncio stampa di una nuovissima (pessima) novità editoriale. Si tratta di libri che hanno venduto moltissime copie e che ora vengono riproposti “in meno della metà delle pagine dell’originale, ma senza perderti nulla”, rassicura una nota a piè pagina (se di rassicurazione mi è concesso parlare). Ciò che mi colpisce, e per certi versi incuriosisce, è come sia possibile ridurre un romanzo senza però farne il riassunto. Ipotizzando anche di eliminare parti puramente descrittive, com’è possibile mantenere intatto il significato originale che aveva in mente l’autore?. Insomma, per intenderci, tutti noi abbiamo letto ed odiato - o forse prima odiato e poi letto - i Promessi Sposi, ma senza la lunghissima descrizione del Lago di Como, sarebbero ancora i Promessi Sposi di Manzoni?. Io credo di no, perché c’è qualcosa di più profondo nei libri, oltre la semplice struttura narrativa, che va scoperto solo leggendo con calma quel testo. L’autore ci parla e noi lo aiutiamo in questo, il bello dei testi è che sono reticenti, o come scrisse Umberto Eco: “il testo è una macchina pigra che esige dal lettore un fiero lavoro cooperativo per riempire spazi di non-detto o di già-detto rimasti per così dire in bianco”. Mi sono convito che questi Libri Distillati altro non sono che il frutto, aspro e indigesto, di un capriccio della nostra epoca: niente tempo per i preliminari e subito al sodo. Ma non può funzionare sempre così. Insisto: vi accontentereste del trailer di un film per dire di averlo visto?.
Tagliare un libro, così come censurarlo, resta un’operazione esecrabile, ma se per esempio mi si chiedesse di provare a fare un “distillato” di questo articolo - che appunto non è un libro - non avrei dubbi e scriverei: lasciate perdere quella roba, spegnete il pc, leggete.


 

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