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Dopo Internazionale: intervista alla direttrice del festival

Luisa Ciffolilli sul rapporto tra il giornale e Ferrara, nuove collaborazioni e buoni propositi
di Licia Vignotto \ 05-10-2015 \ visite: 34548
Fotografia di Corradino Janigro

Luisa Ciffolilli è la nuova direttrice del festival di Internazionale, subentrata quest’anno a Chiara Nielsen. Sul suo profilo, sul sito della rivista, si legge che ha studiato arabo, insegna italiano agli stranieri, conosce ogni segreto per preparare i calamari ripieni.
Occhiaperti.net la incontra in piazza Trento e Trieste domenica sera, quando la nona edizione della rassegna si è conclusa e Ferrara lentamente si svuota di ospiti, giornalisti, guest star e turisti. Tra uno spritz e una patatina, seduta al tavolino di un bar, ci racconta qualcosa di più del filo che dal 2006 ha legato la redazione del giornale al capoluogo estense.

Luisa, qual è il tuo rapporto con questa città?

Il mio rapporto con la città è come quello del festival, in evoluzione, sta crescendo. Vengo qui da tanti anni, anche se questa è la prima volta nel ruolo di direttrice editoriale. Soprattutto all’inizio Ferrara aveva bisogno di imparare e conoscerci, il festival poteva sembrare un corpo estraneo, arrivato da Roma e piazzatosi qui, una specie di invasione. Il coinvolgimento di tante realtà locali nell’organizzazione dell’evento è stato importantissimo, come ovviamente l’indotto che si è creato. Basta pensare alle camere degli alberghi, che in questi giorni hanno accolto più di 250 ospiti, senza contare la redazione del giornale e lo staff di Medici senza frontiere.

Tra le novità di quest’anno ci sono stati gli itinerari guidati alla scoperta degli antichi giardini ferraresi, realizzati assieme al Teatro Nucleo e all’associazione Ferrara Off. Da dove è nata l’idea di “Verde estense”?

Ferrara è bellissima, sia per noi che dobbiamo lavorarci che per il pubblico, si adatta perfettamente alle esigenze del festival. Le location sono raggiungibili a piedi e per i nostri ospiti la possibilità di girare in bici  è sempre qualcosa di strano e molto divertente. “Verde estense” l’abbiamo pensato per far conoscere meglio la storia di questo posto splendido, perché sono tanti quelli che arrivano per le conferenze ma rimangono affascinati dal centro storico e vorrebbero saperne di più. Concentrare le visite sul tema dei giardini è servito per offrire anche ai ferraresi uno sguardo nuovo e diverso sul luogo in cui vivono. Non sapevamo se l’idea sarebbe piaciuta, è stata una scommessa, ma sabato mattina erano già esaurite le prenotazioni per l’intero weekend.

Cosa ti ha colpito di più in tanti anni di trasferte?

Sicuramente la bellezza artistica del luogo e – anche se può sembrare banale – la gentilezza della gente. E la professionalità. Sì, forse quello che mi ha colpito di più è proprio la professionalità. Avere il desiderio e l’interesse di riconfermare il festival per tutti questi anni da parte dell’amministrazione non è una cosa affatto scontata, ma il desiderio da solo non basta. Servono serietà e capacità per sostenerlo. I ragazzi dell'Arci da questo punto di vista hanno fatto un gran lavoro.

Sono tanti i ragazzi che chiedono di partecipare come staff?

Sì, sono tantissimi. Li selezioniamo anche sulla base della loro residenza o domicilio, preferiamo ragazzi che siano ferraresi o vengano dai paesi limitrofi, sappiamo che saranno a loro agio nel dare informazioni e nell'aiutare chi ha bisogno. Alcuni sono con noi da sempre, altri si aggiungono.

Propositi per le edizioni future?

Sicuramente continueremo a puntare sul coinvolgimento del territorio, delle tante realtà che tutti i giorni si impegnano per rendere viva la città. Ferrara è piccola ma attiva, rispetto a tanti altri capoluoghi di dimensioni simili si può considerare attivissima. Sono veramente felice che la collaborazione stia crescendo. 

Ultima domanda. Dove hai mangiato in questi giorni?

In verità in questi giorni… non ho mangiato.

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