Utilità e progetti

Workshop e dintorni raccontati dalla traduttrice di Rob Brezsny

Bruna Tortorella e il suo Festival di Internazionale
di Mirco La Gioia \ 04-10-2015 \ visite: 30653
Foto tratta dal sito di Internazionale
Bruna Tortorella, traduttrice editoriale e giornalista italiana, collabora con Internazionale e quest’anno, come puntualmente fa dal 2007 (anno della prima edizione, ndr), è venuta a presenziare al Festival made in Ferrara. Con alle spalle una vastissima carriera che spazia dalle collaborazioni con Limes, alle esperienze presso Il Saggiatore, Laterza, Treccani, Rizzoli e Fusi Orari, quest’anno si presenta al grande evento, con un workshop d’importanza non indifferente, intitolato “Le lingue dei Giornali”, che esplica il lavoro del traduttore per la stampa.

La Tortorella ha speso tante belle parole per Ferrara, confessando di averla amata fin da subito e di essere rimasta colpita dal fascino dell’Internazionale già dalla prima edizione. “Quando sono arrivata, nel 2007, ho visto subito le file. Ed erano già tantissime. Poi col tempo la situazione è migliorata ancora di più, ma non mi aspettavo tutta quell’affluenza, già dal primo anno”. Sulla logistica: “L’organizzazione è migliorata tantissimo. Negli ultimi anni l’idea dei tagliandi sta aiutando parecchio, sia gli ospiti che gli addetti stampa, a muoversi all’interno del Festival, senza grossi problemi”.

Una Tortorella soddisfatta da quella che oramai è un habitué del panorama culturale ferrarese, anche se fa purtroppo presente un calo dell’affluenza, per quanto riguarda quest’edizione.
Purtroppo quest’anno c’è stata meno gente, ma non do la colpa al Festival, quanto al tempo. Moltissimi ospiti hanno rinunciato all’evento, proprio negli ultimi minuti e immagino che altra gente sia stata frenata dallo stesso motivo. Al mio workshop c’è stato il sold out, ma due persone non si son presentate, nonostante avessero già pagato per la partecipazione”.

Ed essendo il suo workshop prettamente rivolto ai giovani, la giornalista parla appunto di loro e di alcune problematiche riscontrate durante questo fine settimana. “Ai workshop partecipano davvero tanti ragazzi, ma un po’ tutti hanno palesato diversi problemi nel trovare un posto dove dormire. Forse non ci sono tanti B&B o, essendo un centro storico, gli alberghi hanno prezzi poco accessibili. E’ comunque un problema che non riguarda solo loro e sarebbe bello organizzarsi meglio in questo senso”.

Nonostante però la presenza di un pubblico meno straripante, ha confessato comunque di aver trovato confusione nei bar e nei locali. “Ieri sera ho cenato al Leon d’Oro – rivela – credendo di beccare meno gente, trattandosi di un bar. E invece ho dovuto aspettare comunque un’ora e mezza”. E conclude proprio parlando della cucina ferrarese di cui, con un po’ di sorpresa, si è dimostrata conoscitrice: “Adoro i cappellacci di zucca. Da sempre uno dei miei piatti preferiti, anche perché mia zia, che è di Reggio Emilia, me li preparava sempre quando ero piccola”.

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