Arte e Letteratura

Stefano Scherini, dal Teatro al Festival di Internazionale

Il regista fa il punto sul mondo dello spettacolo
di Mirco La Gioia \ 03-10-2015 \ visite: 1648
Foto di Federica Gasparretti
Non ho altro da aggiungere”, così s’intitola il reading scenico di Valentina Carnelutti e Lorenzo Declich, che ha l’intento di commemorare il naufragio di Lampedusa e raccontare una storia importante, quella di Razan, donna siriana e madre di due figli, fuggita dal suo paese per raggiungere l’Egitto.

La regia è sapientemente affidata a Stefano Scherini, regista e attore di teatro, che ha parlato di Ferrara e di spettacolo.
Scherini, già diverse volte ospite della città estense, si è detto assolutamente affascinato dalla storia e gente, definendo la popolazione ferrarese “accogliente e disponibile”.

Confessa però di non aver ancora avuto la possibilità di visitare con calma i monumenti e i luoghi più caratteristici, ma spera di potersi rifare non appena avrà terminato i propri impegni al Festival di Internazionale, che tra l’altro segue attivamente, presenziando a diverse conferenze tra cui “Abolire il carcere”, condotta dall’attore Alessandro Bergonzomi e dal sociologo Luigi Manconi.

Fa inoltre sapere di essere rimasto estasiato dalla cucina ferrarese, mettendo in cima alla lista delle sue preferenze un piatto assai tipico come i cappellacci di zucca. Scherini parla ovviamente anche di spettacolo. Sorpreso, di fatto, palesa il proprio dispiacere verso la mancanza di critica prettamente teatrale e denota l’affievolirsi del relativo interesse che, negli ultimi, l’Italia presta sempre meno, per l’appunto. “Già da un po’ – fa sapere – il mondo del teatro ha perso l’interesse della massa. La gente nutre poco interesse verso lo spettacolo e la pubblicità stessa non raggiunge mai tutti quanti. In Francia (dove ha lavorato per più tempo, ndr) è diverso. Lì il teatro e tutte le varie forme di spettacolo sono più sentite. Si va alla continua ricerca di nuovi talenti e si spende per incentivare il settore. Molto più di quanto si faccia qui. E il pubblico, chiaramente, è più vasto. Sarebbe bello se fosse così anche in Italia”.

Aggiunge poi: “Forse il problema non riguarda solo il teatro, ma l’arte in generale. Vedo che anche di libri non se ne vendono più tantissimi o che comunque l’attenzione del pubblico, specie quello giovanile, si è spostato verso letture meno impegnative Infine si lascia scappare un suo desiderio personale. “

La domanda che avrei voluto porre a un critico del settore è se il teatro è diventato una nicchia perché se ne parla poco o se se ne parla poco, perché è diventata una nicchia. Un gioco di parole un po’ buffo, ma che lascia ampio spazio a una lunga serie di considerazioni su quella che è la problematica appena sollevata. Il teatro non è sentito più come una volta, è vero.

I giovani di oggi non conoscono il teatro e solo in pochi se ne interessano, quando gli altri preferiscono sicuramente altre forme più immediate d’intrattenimento. Scherini dice proprio bene e manda così un messaggio a tutti, fiducioso nel voler rilanciare un’arte tanto antica quanto prestigiosa e raffinata.

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