Arte e Letteratura

A Mantova ci si consola con i romanzetti rosa

"Love betweeen the Covers" al festival, tra romanticismo popolare e innovazione editoriale
di Licia Vignotto \ 13-09-2015 \ visite: 1209


Promuovere la grande letteratura e allo stesso tempo rivalutare i romanzetti? A Mantova si può fare questo e altro. Festivaletteratura, giunto quest'anno alla diciannovesima edizione, ha inaugurato mercoledì 9 settembre con l'anteprima italiana di un documentario decisamente originale: “Love beetween the Covers”, dedicato al mondo della narrativa rosa. Genere tra i più bistrattati e denigrati.

Realizzato nel 2015 dalla regista americana Laurie Kahn, fa parte di un'operazione più ampia chiamata “Popular Romance Project”: uno studio volto a esplorare il romanticismo popolare nel tempo e nelle culture, che comprende anche un sito web interattivo e un programma librario in collaborazione con l'American Library Association.

Racconta la storia di cinque scrittrici di romanzi rosa: i primi contatti con le case editrici, la necessità di pubblicare a ritmi serrati, il posizionamento in nicchie di mercato interne al genere – con protagoniste lesbiche oppure afroamericane. Soprattutto racconta la facilità e l'immediatezza con cui già da diversi decenni questo tipo di produzione abbia adottato strategie promozionali basate sul contatto diretto con i lettori, strategie che col tempo l'intera editoria ha dovuto imparare e consolidare. Dal blog collettivo al social network, passando dalla immancabile convention dove firmare autografi e insegnare i trucchi del mestiere alle altre aspiranti autrici: le protagoniste di questo lavoro si muovono all'interno di uno dei generi più maltrattati dalla critica con grandissima consapevolezza di ciò che il pubblico apprezza e ricerca, delle dinamiche più efficaci per vendere e rendere economicamente sostenibile la difficile professione che hanno scelto di intraprendere.

Ciò che emerge dalle interviste è innanzitutto la visione chiara di chi scrive per soddisfare un bisogno sempre più diffuso, ovvero il bisogno dell'happy ending. I fan del cosiddetto romance cercano distrazione ma soprattutto consolazione, il sogno vissuto attraverso le pagine risarcisce le frustrazioni quotidiane, rinnova la fede in un mondo migliore e possibile, più virtuoso e meritocratico, all'interno del quale il cattivo viene immancabilmente punito, il buono premiato. In secondo luogo – ma è correlato - emerge la determinazione e l'intraprendenza di chi è abituato a sentirsi marginale, escluso se non denigrato della letteratura dei salotti intellettuali, e sceglie il self publishing non come soluzione di ripiego ma come strada etica per non tradire il filo diretto teso tra la propria opera e i suoi lettori. I rouli sono fluidi: chi scrive romanzi rosa è un divoratore di romanzi rosa, e l'happy ending cercato dal lettore si ritrova nella felicità con cui le scrittrici abbracciano i volumi finalmente spediti a casa da Amazon, volumi di cui hanno curato tutto, dall'editing alle copertine stucchevoli.

Il filmato da questo punto di vista è decisamente apologetico, dipinge un mondo rosa come i titoli di cui si occupa, ma le domande che pone ai frequentatori del festival mantovano - palati fini, quasi fini, o presunti tali - non sono domande da poco.
Si può continuare a considerare i lettori di romanzi rosa come un "pubblico di serie b" quando le dinamiche che li spingono verso i loro beniamini sono le stesse che convincono migliaia di persone a prenotare i biglietti per Mantova non appena si rendono disponibili online? A quale bisogno profondo risponde il trascorrere ore in piedi sotto il gazebo di piazza Sordello, tra la folla che grida si o no mentre Donpasta elenca gli ingredienti dei tortelli di zucca? 
Quale risarcimento cerca l'adepto di Corrado Augias, il follower di Andrea Vitali, l'estimatore di Paolo Nori? 

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