Cultura e Spettacoli

Analfabetismo funzionale: saper leggere e scrivere non basta

Un italiano su due fatica a comprendere gli orari del bus
di Federico Branchetti \ 25-08-2015 \ visite: 2352
"Con il termine analfabetismo funzionale si designa l'incapacità di un individuo di usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana."

I dizionari sintetizzano così, in poche righe, uno dei fenomeni più preoccupanti del nostro tempo. Si sta parlando di persone istruite, che sanno perfettamente leggere un giornale, che aggiornano periodicamente lo stato di Facebook e che sanno fare il classico due più due, non metaforicamente però. Sono infatti incapaci di operare efficacemente nella società moderna e non possono svolgere adeguatamente compiti fondamentali come riempire una domanda d'impiego, capire un contratto legalmente vincolante, seguire istruzioni scritte, leggere un articolo di giornale, consultare un’enciclopedia o comprendere l'orario di un autobus poiché privi di strumenti per interpretare e valutare.

L'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, con la collaborazione di Statistics Canada, ha voluto fare un'indagine approfondita sul fenomeno e sulla sua distribuzione, stilando così il "Second International ALL Report", consultabile in inglese qui http://goo.gl/BSZcKM.

Il rapporto internazionale sull'alfabetizzazione degli adulti e sulle loro abilità nelle situazioni di vita quotidiana ha dunque preso in considerazione undici paesi, tra cui l'Italia, ed ha quantificato le competenze dei partecipanti attraverso una scala che va da 1 a 5 per la comprensione del testo, l’analisi di documenti e le capacità di calcolo, e da 1 a 4 nel caso del problem solving: l’attitudine a risolvere problemi.

Lo studio ha fatto emergere numerose correlazioni tra buoni livelli di alfabetizzazione, guadagni più alti della media, posizioni sociali ed economiche di rilievo e attività di volontariato. Viceversa mostra come l’analfabetismo funzionale non costituisca un danno solo per i singoli individui, ma anche la misura in cui si ripercuote sulla società di cui essi fanno parte, con danni calcolabili in miliardi a causa dei loro inesistenti interventi attivi e del mancato sviluppo delle loro conoscenze e potenzialità.

Ma come si sarà piazzata l’Italia nelle statistiche?

Ebbene, il paese che passa più tempo di tutti ad ostentare le sue menti brillanti, passate, presenti e future, ha sbaragliato addirittura il Messico pur di accaparrarsi l’ultimo posto.
Sì, perché le informazioni raccolte per conto dell’Ocse dal nostro Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema dell’Istruzione, fanno emergere una verità sconcertante: statisticamente un italiano su due è analfabeta funzionale, contro la media di uno su dieci di altri paesi sotto esame.

Ma entrando nel dettaglio del rapporto possiamo delineare il profilo di quell’italiano su due che non ha superato il primo livello. Per quanto riguarda l’analisi di editoriali, storie o brochure è in grado di far fronte a domande se ha appena letto un breve testo in cui la risposta emergeva esplicitamente, mentre è incapace di formulare semplici deduzioni, mettere in relazione due informazioni apparentemente distanti tra loro o di rispondere a domande che non presentano le stesse parole della frase che conteneva la risposta.
Di fronte ad una domanda di lavoro, un modulo per la busta paga, o un grafico sa individuare informazioni sulla base di una corrispondenza letterale con la consegna ed è in grado di inserire correttamente dati personali. Non riesce a svolgere questi compiti se sono presenti piccoli elementi di disturbo, non sa integrare informazioni provenienti da più parti del documento e non è in grado di analizzare adeguatamente grafici e tabelle.
Le sue capacità di problem solving coprono compiti molto base, che richiedono limitati ambiti di ragionamento mentre le sue competenze matematiche si fermano a semplici operazioni aritmetiche, all’ordinamento di date, alla comprensione comune di percentuali tonde e alla risoluzione di problemi quasi privi di testo in cui il contenuto matematico è esplicito.

Solo quattro persone su cento hanno dimostrato di sapersi muovere agilmente tra testi densi e analizzare adeguatamente documenti, di poter elaborare deduzioni ben strutturate e di avere conoscenze e competenze necessarie alla gestione efficace di problemi matematici. Per quanto riguarda la capacità di risolvere problemi complessi la percentuale scende a poco più di una persona su cento.

Leggendo dati tanto negativi si potrebbe pensare a qualche errore legato al campione, sbagliandosi: sono stati sottoposti al test più di 7300 italiani di età compresa tra i 16 e i 65 anni e divisi in 22 regioni geografiche.

Almeno ora si può guardare tutto da un’altra prospettiva e trovare così una spiegazione per le cose, tante, che in questo paese lasciano a bocca aperta. Ora sappiamo perché certi personaggi guadagnano due punti al mese nei sondaggi politici, perché l’opinione pubblica qui riesce a strumentalizzare sempre qualsiasi cosa, perché sui social le bufale più inverosimili rimbalzano all’infinito, perché dire prescrizione è come dire assoluzione […]

Forse è il caso di rivedere il nostro sistema scolastico, o magari no.



immagine di copertina www.varesenews.it

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