Attualità e Viaggi

Quando Reja e Capello mandavano cartoline

Giovani promesse, studentesse e la Ferrara degli anni Sessanta
di Alessandro Orlandin \ 22-08-2015 \ visite: 2778
reja-mery

Se questa fosse stata una storia ambientata in America, sarebbe stata la storia di Eddy e Mary. Ma se lo scenario è la Ferrara degli anni Sessanta e i protagonisti sono un ragazzo friulano e una giovane studentessa della provincia ferrarese, diventa la storia di Edoardo (per tutti Edi) e Mery. “Storia, che storia vuoi mai che sia” dice oggi Mery a più di cinquant’anni di distanza. In mano tiene una vecchia cartolina ben conservata che reca l’immagine della Basilica di San Vitale a Ravenna. Sul retro la data del 27 gennaio 1964, un pensiero non proprio originalissimo (“Infiniti e cari saluti”) e la firma di un giovanissimo Edoardo Reja. “Me ne mandò due o tre, ma ho tenuto solo questa perché era l’unica che mi piaceva davvero”.
cartolina reja
Se Mery piacesse davvero a Edi invece non si sa. Certo è che la timidezza a lui non mancava. Un po’ come in campo. Reja e un altro futuro allenatore di nome Fabio Capello, entrambi giovani promesse scelte da Paolo Mazza, abitarono per un paio d’anni al piano superiore della sede della SPAL, al tempo in via De Romei. Proprio di fronte si trovavano quelle che all’epoca si chiamavano ancora scuole magistrali. “Io frequentavo la seconda – racconta Mery – e dalla mia finestra potevamo vedere questi ragazzi affacciati alle finestre dall’altra parte della strada. Non avevamo la minima idea di chi fossero. Ci salutavano e chiedevano di poterci conoscere, una roba abbastanza normale”. Fu così che Mery ed altre due sue compagne di classe, una addirittura già fidanzata, incontrarono i giovani Reja e Capello. Oltre ad un altro giovane di quella SPAL di cui il nome non si riesce a rievocare. “Reja aveva questo ciuffo biondiccio che sembrava quasi ossigenato, mentre Capello è rimasto uguale nel tempo: aveva i capelli ricci e l’espressione da bambino. Non parlava mai e ogni volta mandava avanti il suo amico”. Alla luce degli avvenimenti successivi, questo dettaglio fa un po’ sorridere. Perché fu proprio Capello, qualche tempo dopo, a presentare a Reja la futura moglie Livia, friulana come lui. Almeno questo raccontano le cronache ufficiali. Capello invece si sposò nel 1969 con Laura, una ragazza nata a Bologna, ma che studiava a Ferrara. Si conobbero alla fermata dell’autobus, la linea 5 che passava per Corso Giovecca. A due passi dalle magistrali, altrettanti dalla sede della SPAL.

Perché la cartolina provenisse da Ravenna nessuno se lo ricorda. Gigi Pasetti, altro autorevole testimone di quell’epoca, suggerisce che la SPAL avrebbe potuto trovarsi là per un’amichevole invernale. Di certo la spiegazione non la conosce Mery, che alla professione di Edi non ha mai dato alcuna importanza: “Credo fossero andati là per degli allenamenti o qualcosa del genere. Non saprei dire. Per me non faceva molta differenza che lui fosse un giocatore o no: non c’era la corsa al calciatore che si vede adesso”. Alice, che in ossequio alle leggi della genetica assomiglia molto a Mery e per niente a Reja, chiede a sua madre: “Ma lui ti piaceva?”. In risposta riceve un “Bah”. Tra Edi e Mery si è esaurito tutto in una manciata di cartoline dal sapore estremamente platonico: “L’anno successivo mi trasferii per frequentare la terza nella sede distaccata di via Mortara, per cui ci perdemmo di vista. Ma non credere ci fosse chissà che: non avendo il telefono i ragazzi entravano in contatto in queste maniere qua, spesso con delle frasi fatte”. Già, in fondo cosa è cambiato?

    Condividi questa pagina:

Altri articoli in Attualità e Viaggi