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Cartaceo vs digitale, editori e giornalisti si confrontano a Elbabook

Tra nicchie di mercato e video con i gattini, strategie mancate e diritti d'autore
di Licia Vignotto \ 08-08-2015 \ visite: 29420
Quando il discorso sull’editoria si apre al tema del digitale quasi inevitabilmente la conversazione tende a estremizzarsi. Da una parte chi difende il valore della carta, il profumo dell’inchiostro, la comodità di un supporto che non ha bisogno di alimentazione elettrica e che può benissimo macchiarsi di pasta al sugo, essere appoggiato sul telo da mare in spiaggia o strapazzato in borsa. Dall’altra parte i fautori dell’innovazione a tutti i costi, dell’economicità dell’ebook, della facilità di reperire qualsiasi testo grazie a internet, della leggerezza di borse e valigie che custodiscono centinaia di tomi salvati su un unico apparecchio. Le fazioni solitamente si arroccano difensive, lo scontro diventa ideologico, e non è un caso se per affrontare questo argomento gli organizzatori di Elbabook – il festival dell’editoria indipendente svoltosi a Rio nell’Elba dal 29 al 31 luglio – abbiano pensato a una tavola rotonda votata alla battaglia, “Cartaceo vs digitale”.

L’incontro è stato moderato da Giorgio Rizzoni, docente del liceo Roiti di Ferrara, artefice assieme al collega Mario Sileo del progetto comunEbook Ferrara, ovvero della prima casa editrice digitale nata all’interno di un istituto scolastico. Guest star dell’evento Daniele Manca, vicedirettore del Corriere della Sera e direttore di Corriere.it, Giano bifronte con un piede nella tradizione e l’altro nella rete: "per quanto riguarda i quotidiani la versione web e quella cartacea, sebbene realizzate dalla stesse persone, rappresentano servizi diversi. L’età media di chi legge il Corriere cartaceo è 65 anni, l’età media di chi legge la versione online è 35/40 anni. La sovrapposizione dei due pubblici è quasi nulla. I contenuti possono essere gli stessi ma vengono trattati in modo differente, soprattutto perché la fruizione digitale è estremamente distratta, per questo si cerca di attirare l’attenzione con i famigerati video dei gattini, servono a catturare l’occhio. Il nostro picco di accessi online l’abbiamo avuto per il file audio in cui si sente De Falco rimproverare Schettino: “Torni subito a bordo cazzo!”. Quei 15 secondi sono l’elemento più importante del nostro sito ma il cartaceo funziona con altre regole: deve informare in modo dettagliato ed essere attento alla gerarchia delle notizie".

Giulia Iannuzzi – autrice Minimum Fax e ricercatrice presso l’Università di Trieste – è intervenuta a difesa del digitale: "la diffusione dell’ebook è importante soprattutto per i prodotti di nicchia, che altrimenti non troverebbero distribuzione, saggistica ma non solo. Quello che sta succedendo lo spiega Chris Anderson nel suo ultimo lavoro, “La coda lunga”, il cui sottotitolo è decisamente esplicativo: da un mercato di massa a una massa di mercati".

Un’ulteriore riflessione sulle potenzialità del digitale è arrivata da Alberto Forni - scrittore, blogger e giornalista -, deluso della mancata intraprendenza italiana in questo settore cruciale: "gli editori italiani il digitale non lo vogliono fare, perché da cento anni fanno la stessa cosa e gli va bene così. Quando lo fanno lo fanno per forza, senza una strategia. Amazon domina perché è stata la prima ad adottarne una, a fornire a chi vuole pubblicare e a chi vuole comprare diritti chiari, un servizio efficiente. Ha cominciato nel 1997, quando molti di noi nemmeno mandavano le mail, ma ricordiamoci che i libri non sono il suo business. Amazon non vuole diventare Mondadori, vuole diventare Carrefour. Il suo obiettivo principale non è vendere libri ma profilare clienti". Secondo Forni la rivoluzione editoriale non è cominciata con internet, è cominciata negli anni Ottanta, quando chiunque ha potuto comprare uno scanner e una stampante e cominciare a produrre in proprio riviste e libri, "questo però non ha risolto il problema cruciale di chi scrive e vuole farsi conoscere, che non è legato alla produzione ma alla distribuzione e alla promozione. Su Amazon sono a disposizione ogni mese mille libri nuovi, e sono a disposizione in tutte le parti del mondo. Questo è ovviamente interessante ma è un dato che va considerato abbinato ad un altro: negli ultimi dieci anni l’offerta libraria è decuplicata, l’offerta dell’intrattenimento in generale è centuplicata. Penso non solo ai testi che si possono scaricare, ma anche ai film, ai giochi, alle serie tv. I lettori si sono ridotti, dispersi in mille rivoli. Come si recuperano?".

Le sue conclusioni vanno al self publishing, ovvero alla possibilità di pagare per realizzare il proprio libro senza mediatori, diventando così non solo autori ma anche distributori e promotori di sé stessi: "il self publishing spesso viene additato come il male ma non è detto che lo sia, per un bravo esordiente può essere un modo lecito per farsi notare, penso per esempio ad Anna Premoli, premio Bancarella nel 2013, che ora è entrata nell’universo Mondadori ma ha cominciato da sola".

Roberto Caso
, professore di diritto all’Università di Trento, si è soffermato su un ulteriore nodo legato alla diffusione di materiale online: la tutela legale delle opere, tra difficoltà e inutilità. "Ci preoccupiamo molto di come tutelare il diritto d’autore – ha sottolineato il docente – ma non dimentichiamo che spesso questo diritto viene usato come un’arma impropria. Quando venne istituito, nell’Inghilterra del 1700, tutelava l’opera per 14 anni, eventualmente estendibili ad un massimo di 28. La gente festeggiò questa legge nelle strade: la legge serviva a rompere il monopolio dei grandi editori londinesi. Bastava aspettare qualche anno per diffondere le opere. Adesso il diritto d’autore vige per tutta la vita dell’autore e per 70 anni dopo la sua morte".

Foto da: innomineartis.wordpress.com

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