Arte e Letteratura

Azdora: da regine del focolare ad amazzoni black metal

A Santarcangelo il progetto per liberare l'energia distruttiva delle signore romagnole
di Licia Vignotto \ 23-07-2015 \ visite: 2390
Fonte immagine Transmission Festival.

Avete mai pensato che vostra nonna potrebbe impiegare davvero poco tempo per trasformarsi da amabile sfoglina in vandalica ammazzone metallara? Se credete che questo non sia possibile vale la pena vi informiate su “Azdora”, il potentissimo progetto presentato al festival Santarcangelo dei Teatri dall’artista svedese Markus Ohrn, in Italia per la prima volta. 
L’idea è arrivata da una conversazione che Markus ha intrattenuto con sua nonna, Eva Britt, poco prima che morisse. Chiedeva lui: “C’è qualcosa che rimpiangi?”. Rispose lei: “Di non essere stata più distruttiva”. 
Ovvero: di aver sempre lavorato per sostenere la famiglia, per la casa, essere un punto di riferimento accogliente e solido. Chi non conosce schiere di donne così, madri e nonne che hanno sacrificato qualsiasi cosa di sé per la crescita e il benessere degli altri? 
La parola “azdora” in dialetto romagnolo indica la “reggitrice”, colei che “regge” le sorti domestiche, la regina del focolare, donna di grande autorità e responsabilità, obbligata per necessità a non rilassarsi mai. Il progetto che porta questo nome è nato per far emergere da queste donne il lato più oscuro e disfattista, l’energia rabbiosa, l’adrenalina, il senso di libertà
 
Da aprile a luglio Markus si è trasferito a Santarcangelo e – assieme a una trentina di azdore over50 – ha avviato un percorso particolarissimo, percorso che ha compreso lezioni di growl, angurie spappolate, scherzi con le pistole ad acqua al mercato del paese, pastasciutte, permanenti e costumi da bagno a fiori, tatuaggi realizzati a mano su coraggiosi volontari. Le partecipanti sono state reclutate attraverso una call e pare non si siano particolarmente scandalizzate o stupite di ciò che veniva loro proposto: “Markus raccontava semplicemente la storia, vera, di sua nonna. Loro l’hanno capita e hanno voluto fidarsi” spiegano gli organizzatori della manifestazione.

Dunque cosa è successo in questi mesi? L’amministrazione comunale ha messo a disposizione del gruppo uno spazio che è stato presto trasformato in un laboratorio performativo ma anche in una sorta di club privato, “una stanza tutta per sé” dove ridere, mangiare, passare il tempo senza l’assillo di mariti, figli e nipoti. Markus ha organizzato con il gruppo – per il gruppo – una serie di situazioni performative, rituali di forte impatto fisico, emotivo e psicologico, non raramente ispirati da pratiche e tecniche espressive derivate dal mondo del black metal
 
Visitando il festival – la 45° edizione si è svolta dal 10 al 19 luglio - si potevano incontrare le azdore a spasso tra le vie, riconoscibili facilmente grazie alla faccia truccata di bianco e nero, modello Kiss per intendersi, si poteva chiacchierare con loro all’interno o fuori dal particolarissimo club di spazio Saigi, capannone in cemento armato e mattoni a vista, allestito e trattato come il più ignorante centro sociale occupato. Scritte con lo spray sopra ai muri, storte e tremolanti, gli oggetti utilizzati durante le performance sparpagliati qua e là, bucce di cocomero e bottiglie vuote gettate a terra. Sulle pareti principali salutavano i visitatori i video realizzati per documentare i rituali, impressionanti. Immaginate di guardare la prozia e le amiche del burraco vestite di nero, la faccia sudata e dipinta, intente a sfondare il parabrezza di un’automobile a colpi di mazza da baseball, in piedi sulla carrozzeria. Immaginatele lanciare esplosivi all’interno dell’abitacolo, sfondare con un coltello la tappezzeria dei sedili. E immaginatele ridere e saltare. Divertirsi e stare bene.
 

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