Arte e Letteratura

Il valore del reale: Rodcenko e l'avanguardia russa

A Villa Manin le opere salvate da Costakis, "il pazzo che raccoglieva spazzatura inutile"
di Licia Vignotto \ 08-06-2015 \ visite: 1485

“Dare valore a tutto ciò che è reale e contemporaneo per essere reali e non recitare la parte di esseri umani”. 
 
Così scriveva Aleksandr Michailovic Rodcenko, pittore, grafico e fotografo della Russia costruttivista, protagonista dell’imperdibile monografica allestita fino al 28 giugno al primo piano di Villa Manin. L’esposizione, che si concentra sul lavoro di Rodcenko dietro l’obiettivo, è la naturale prosecuzione del materiale organizzato al piano terra, panoramica sull’avanguardia russa filtrata dallo sguardo e dal gusto del geniale collezionista russo, di origine greca, George Costakis
Assolutamente impensabile, per chiunque abbia in programma una gita in Friuli, non mettere in calendario almeno un paio d’ore a Codroipo, per visitare la villa – dimora dell’ultimo doge veneziano - e lo splendido parco che la circonda, per incontrare uno dei più interessanti percorsi espositivi organizzati in Italia nel 2015.
Al piano terra si comincia passeggiando tra i rarefatti paesaggi rurali di Ivan Kljun, i pescatori volanti di Vladimir Tatlin, la propaganda antigermanica – squillante e bidimensionale - di Malevich. Si continua incontrando il suprematismo, i viaggi cosmici di Mirkhail KudryaShev, le texture di Ksenia Ender. Tantissimi i nomi femminili che ricorrono di sala in sala: Maria Ender, Antonina Sofronova, Lyubov Popova. 
 
Le opere raccolte sono oltre trecento, provengono dal Museo Statale d’Arte Contemporanea di Salonicco e – nella maggior parte dei casi – non sono mai state esposte prima per il pubblico italiano. I curatori, Maria Tsantsanoglou e Angeliki Charistou, le hanno selezionate da un nucleo di oltre 1200, interamente dedicato alla produzione russa tra 1900 e 1930, patrimonio ricchissimo e variegato, salvato dalla distruzione e dall’incuria unicamente grazie alla follia di Costakis. 
I poco lungimiranti collezionisti del secondo dopoguerra lo chiamavano “quel pazzo greco che raccoglie spazzatura inutile”, ma oggi dobbiamo unicamente a lui la possibilità di ammirare e studiare uno dei capitoli più interessanti - e trascurati - dell’arte europea. 
Costakis, appena trentenne, negli anni Cinquanta iniziò a fare incetta di quadri, dipinti, schizzi, progetti, lettere, riviste, manifesti e appunti. Sfidando i divieti del regime, cercò e conservò materiali preziosissimi, proibiti e banditi dallo stalinismo, realizzati da artisti all’epoca decisamente incompresi - considerati spesso veri e propri traditori.
Come fa giustamente notare Anna Orlando, su Artslife.com, la Russia d’inizio Novecento non può e non dovrebbe richiamare alla mente unicamente gli innamorati volanti di Marc Chagall; quando si discute di avanguardie storiche non si può e non si dovrebbe ragionare solo su ciò che gravitava attorno a Parigi.
 
La monografica su Rodcenko – curata da Olga Sviblova – comprende un centinaio di scatti originali, collage, fotomontaggi, stampe vintage e pubblicità. I lavori, provenienti dal Multimedia Complex of Actual Art, sono stati realizzati tra il 1924 e il 1930, negli anni in cui l’artista decise di abbandonare la pittura e dedicarsi totalmente alla macchina fotografica.
Colpiscono le prospettive, la verticalità spinta all’eccesso, i tagli diagonali, la ricerca documentaristica abbinata al surrealismo sintetico del collage. Altrettanto colpisce la profonda consapevolezza etica – non solo estetica – dell’artista, raccontata attraverso citazioni e appunti metodologici, riflessioni sulla natura del mezzo fotografico e sulle sue possibilità.

Vale la pena ripeterlo: “Dare valore a tutto ciò che è reale e contemporaneo per essere reali e non recitare la parte di esseri umani”. 

 

 

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