Arte e Letteratura

Il cammino dell'uomo

Lo scritto di Martin Buber per #ilmaggiodeilibri
di Nicola Minelli \ 15-05-2015 \ visite: 1847
Vi sarà sicuramente capitato, camminando per i corridoi della libreria, di sentire i discorsi (più o meno divertenti) di alcuni clienti sulle loro ultime letture. C'è chi pensa che esistano solo i libri gialli, che i libri siano tutti belli, chi pensa esistano solo libri vecchi e libri nuovi e chi ritiene tutti i libri inutili tranne quelli scritti dall'autore del cuore. Poi ci sono quelli che i libri proprio non li considerano, ma sono altri discorsi.  Io, invece, ho sempre pensato che esistano almeno tre categorie di libri: quelli che piacciono, che non piacciono e che servono. Mentre le prime due sono determinate da gusti puramente soggettivi, la categoria dei libri necessari no. I libri che servono possono anche non piacere ma hanno questa particolare caratteristica di essere in qualche modo unici, atemporali e universali.

Il cammino dell'uomo è un libro utile,  perchè spiega il senso della vita in sole 70 pagine, apprezzato anche dagli atei nonostante una lievissima impronta religiosa (mi chiedo, d'altra parte, se sia possibile riflette su temi così trascendentali rimanendo solo nel campo della realtà immanente).  L'autore è il viennese Martin Buber (1879 - 1965), formatosi  in svariate università europee e forte sostenitore del movimento sionista. A seguito dell'avvento del nazismo, Buber si trasferì a Gerusalemme dove  difese l’ideale di una pacifica convivenza fra Arabi ed Ebrei. Meditò a lungo sul senso della vita e sull'uomo tanto che nei suoi scritti si impose di "Non parlare di null'altro che dell'uomo quale veramente è, di voi e di me, della nostra vita e del nostro mondo, non di un Io in se stesso o di un Essere in se stesso". 
 
Ne Il cammino dell'uomo, tratto da una conferenza che Buber tenne al congresso di Woodbrook nel 1947, l'obiettivo è parlare, in chiave pedagogica ed educativa, del rapporto dell'uomo con se stesso, con gli altri, con l'ambiente e con Dio. Il libro risulta essere un piacevole itinerario di crescita e riscoperta personale oltre che un valido oracolo per rispondere alle domande: Che cos'è l'uomo? Qual è il senso della sua esistenza. Non lasciatevi però ingannare dalla sua brevità, questo libro vi richiederà molta concentrazione. Consiglio di leggerlo con attenzione in un momento di vera tranquillità, risulterà un'opera necessaria nel momento in cui sarà veramente fonte di riflessione. E se ancora non vi ho convinto, sappiate che Herman Hesse, premio Nobel nel 1946, scrive a tal proposito che il libro"è indubbiamente quanto di più bello abbia letto".
 

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