Cultura e Spettacoli

Una “Nuova scintilla” per non dimenticare la Resistenza delle donne

Gli studenti del Carducci incontrano due partigiane di Bondeno
di Lucia Bianchini \ 23-03-2015 \ visite: 1990
"È la memoria che muove l’Universo, perché se una storia non viene raccontata è come se non fosse mai accaduta" proprio per questo motivo il Liceo Carducci ha ospitato giovedì 19 marzo la regista Rita Bertoncini ideatrice del documentario “La nuova scintilla”, che racconta la storia della resistenza nelle campagne ferraresi. All’incontro hanno partecipato le vere protagoniste di questa storia, le partigiane bondenesi Ormea Lupi e Lidia Bellodi, che insieme alle compagne Silvana Lodi e Velia Evangelisti sono state ricevute al Quirinale dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini.

La regista ha creato questo documentario per ricostruire una parte della sua storia personale; suo nonno infatti era tipografo e stampava di nascosto il giornale antifascista chiamato appunto “La nuova scintilla”.
Come raccontano Lidia e Ormea il ruolo delle donne nella resistenza è stato fondamentale, anche se in seguito sono state dimenticate: senza di loro il movimento antifascista non avrebbe potuto operare sul territorio perché serviva qualcuno che trasportasse armi e volantini senza essere fermato.

Lidia racconta di essere entrata nel gruppo partigiano su invito dell’amica Silvana Lodi: "Non si poteva più vivere così, eravamo in cinque figli e non c’era da mangiare. Ho visto papà piangere a tavola perché non riusciva a sfamare la sua famiglia" racconta, "così sono entrata nel gruppo. Distribuivo volantini nelle famiglie del paese perché c’era la sicurezza del silenzio. Ho scoperto solo dopo, a guerra finita, che erano partigiani sia il mio fidanzato che mio padre: nessuno diceva nulla di ciò che faceva, avevamo paura".

Azione particolarmente importante che sottolinea il coraggio di queste donne è l’ “assalto” al municipio di Bondeno. "Raccontando di questo evento si parla sempre di quattro oche, ma eravamo circa duecento donne. Mio suocero mi raccontò che rimase stupito perché era una domenica pomeriggio, la piazza era deserta, ma ad un certo punto si è riempita di donne, abbiamo fatto, disfatto e siamo scomparse così come siamo arrivate", prosegue Lidia.

Le donne di tutte le frazioni del comune di Bondeno si erano organizzate per una protesta in piazza il 18 febbraio 1945. Non erano armate, avevano solo dei bastoni per attaccare cartelli con scritto “abbiamo fame”. Ad un certo punto sono riuscite a sfondare la porta del municipio e, raggiunto l’ufficio anagrafe, hanno buttato giù i registri, gli elenchi della leva e quelli annonari, che sono stati bruciati per fare in modo che i fascisti non potessero avere i nomi delle persone da arrestare.

"Sono orgogliosa di questa azione" ha affermato la donna "non abbiamo fatto del male a nessuno, volevamo proteggere i nostri ragazzi",  perché i figli non sono della guerra, come dice il titolo del film di Renzo Ragazzi che ricostruisce l’assalto di Bondeno, in cui hanno recitato anche Ormea e Lidia, e che racconta anche la storia di otto ragazzi di Burana che vennero prelevati dalle loro case perché figli di antifascisti e  portati a Cento. Di loro non si è più saputo nulla. 

A conclusione dell’incontro Ormea lascia una provocazione ai ragazzi: "Oggi la scuola non dà certezze, si rimane figli di papà fino a trent’anni e i ragazzi di oggi non sono in grado di farsi una famiglia: dovete lottare, unire le forze e difendervi, come abbiamo fatto noi. Io finché sono qui voglio fare qualcosa per la nostra società, infatti lotto per l’emancipazione della donna perché possa essere libera e indipendente, e possa uscire con o senza mutande!» scherza la donna citando un fatto realmente accaduto nelle campagne bondenesi: una staffetta stava percorrendo una strada di campagna carica di armi e volantini quando si trova davanti ad un posto di blocco. Con grande astuzia per confondere i soldati tedeschi e fascisti, solleva la gonna e rallenta. La donna non portava le mutande perché allora anche la biancheria mancava e così è riuscita a passare.


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