Arte e Letteratura

Il francese in movimento: dai neologismi al “cyberlangage

XX Settimana della lingua francese e della francofonia
di Klejdia Lazri \ 22-03-2015 \ visite: 1836
Marzo è considerato in tutto il mondo il mese della francofonia. In Svizzera, dal 13 al 22 marzo, si è tenuta la XX Settimana della lingua francese e della francofonia, celebrata anche in Italia dal 19 al 27 marzo dall’Institut français tramite una lunga serie di eventi previsiti in molte città.
Anche Ferrara ha deciso di aderire, organizzando un incontro lunedì 23 marzo, presso Caffetteria 381, per la presentazione di un nuovo manuale di francese indirizzato a studenti, docenti e non solo. Essendo completamente in francese, infatti, si rivolge anche a tutti quei francofoni che vogliono approfondire gli aspetti più particolari della loro lingua e delle sue recenti evoluzioni.
Il libro, intitolato “Le franç@is dans le mouv’” è stato scritto a quattro mani da Virginie Gaugey, professoressa di lingua francese all’università di Ferrara dal 2001, e da Hugues Sheeren, a sua volta docente di lingua francese dal 1997 e attualmente professore sia presso l’ateneo di Ferrara che quello di Bologna.
 
Il testo, strutturato in quattro capitoli, è centrato sul lessico e indaga la lingua francese attraverso un approccio innovativo e controcorrente rispetto ai metodi didattici finora utilizzati. L’obiettivo principale è valorizzare il francese parlato e dargli la stessa dignità nell’apprendimento di quello scritto. Tra i temi affrontati, infatti, vi sono i neologismi, gli anglicismi, gli idiomatismi, le varietà geografiche, come anche il francese “alternativo”, quello parlato ai bambini, quello utilizzato dai giovani, oltre al “cyberlangage”. Un aspetto molto approfondito è quello della femminilizzazione dei nomi, ad esempio quelli riferiti ai mestieri, che riprende le raccomandazioni avanzate da commissioni di esperti in alcuni paesi francofoni (Belgio, Francia, Québec e Svizzera).
Per ognuno dei venti moduli previsti è richiesto un livello di conoscenza che varia dal B1 al C2, secondo il Quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue, per agevolare sia gli studenti che gli insegnanti nell’identificare gli esercizi più utili e adeguati all’apprendimento.

Nella prefazione, scritta da Jean-Marie Klinkenberg, Presidente del Consiglio della lingua francese e della politica linguistica del Belgio, si legge come lui stesso da giovane avrebbe sperato di poter studiare il francese in questo modo, partendo, grazie alle parole, per un viaggio interiore che gli permettesse di comprendere il loro rinvio alla grande grammatica culturale e sociale del mondo. A suo avviso, insomma, “le parole saranno per questi studenti come l’involucro dei regali: a volte tanto importanti quanto il contenuto.”

Per esperienza personale so che spesso ci si approccia al francese con la paura delle regole, delle eccezioni, della memorizzazione, dimenticando il piacere dell’apprendimento, della libertà, dello spazio di manovra che una lingua crea. Si vedono gabbie e limiti laddove si ha uno strumento per poter volare in piena libertà in uno spazio nuovo, dove si possono incontrare persone di culture differenti. Perché in fondo il più grande potenziale della lingua è abbattere confini astratti. Basta trovare la tecnica giusta per superare le difficoltà iniziali, ricordando che la lingua non è solo grammatica, è prima di tutto comunicazione. E’ qualcosa di vivo e vitale, in costante trasformazione. E’ musica, è immagini, è movimento, come il titolo stesso suggerisce, per questo si sposa bene con i viaggi. Per questo è così necessaria, perché è profondamente umana, e come ogni essere umano è diverso da un altro, anche la lingua trova mille declinazioni, che le sole regole non possono esplicare appieno. E per poter far comprendere tutto questo a chi studia una lingua, quelle declinazioni bisogna coglierle, comprenderle e amarle a propria volta.

E’ sicuramente il caso dei due autori, che si sono divertiti a creare questo libro. La loro è senza dubbio una prospettiva curiosa, essendo professori che devono insegnare la propria lingua a chi comunica in italiano, il che richiede la capacità di estraniarsi dalle proprie origini ed osservare la lingua dall’esterno, prendendo una certa distaza per poter affinare una profonda riflessione. Virginie, nel descrivere il contenuto del libro, ha affermato che “la lingua è uno strumento a disposizione del popolo ed è il popolo che decide come si evolve la lingua.” Il linguaggio ha quindi un potere, ha la forza di includere ed escludere, di creare ingiustizie, per questo ad esempio la femminilizzazione dei nomi è anche una scelta politica e significativa, che tiene il passo dei cambiamenti sociali. Le parole hanno in loro l’ enorme potenziale non solo di rispecchiare la società, ma anche di arrivare a cambiarla, se si assume una vera consapevolezza del loro uso, cosa che questo libro permette di fare.

Insomma, come Virginie ha affermato, è un libro didattico con un tocco di impertinenza!


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