Attualità e Viaggi

Per vedere con i miei occhi #3

Ultima tappa nella township di Langa
di Antonio Vergoni \ 06-03-2015 \ visite: 2007
Sazi e contenti salutiamo il Tiger's Place per raggiungere dopo qualche baracca una casa di mattoni dove un corpulento amico di Steve ci offre la sua ospitalità. Sediamo ora in una stanza dalle comode poltrone di pelle, con la Tv al plasma accesa sulla Cnn e una freddissima bevanda a rinfrescarci. Si finisce a parlare di calcio, di come l'Italia non si sia mai ripresa veramente da quel rigore sparato fuori da Roberto Baggio contro il Brasile anni fa. Protesto ricordando il 2006, ma non riuscendo a smuovere il nostro amico dalle sue convinzioni con gran sorriso decliniamo l'offerta di trattenerci ulteriormente per tagliare subito l'angolo, è il momento di incontrare lo shamano.

Poche strade più in là infatti c'è la bottega di un uomo che qui qualcuno chiama dottore ma che qualcun' altro chiama mago e che con le sue pozioni e i suoi unguenti sembra possa guarire ogni male. Attraversiamo una delle vie principali mentre bambini e ragazzi nelle loro divise blu e calzoncini corti tornano da scuola, correndo verso il parco giochi di questo quartiere di palazzoni a schiera  pieno di murales.



Accanto alla tangenziale un'imponente recinto circonda il complesso scolastico che accoglie scuola primaria e secondaria. Fuori da quello un fiume di studenti procede ordinato verso le rispettive case, uno dei più giovani ci saluta e ci affianca nella passeggiata. É il piccolo vicino di casa di Steve, parla solo Xhosa e ci segue fino dentro la casa che il legno esterno fa apparire come un cottage di tutto rispetto. Ricaricati da un buon caffè nero ci prepariamo per l'incontro successivo: il medicine man è una personalità qui a Langa e va trattato con grande rispetto, accetta di ricevere denaro, ma non in mano e solo dopo aver spiegato un po' della sua magia. Siamo così davanti ad una baracca più piccola delle altre con alcune sedie sul davanti tutte occupate da persone che in placida noia attendono la cura.

Al momento non riesco a vedere nulla dentro per il buio che nasconde tutto oltre l'uscio d'entrata, tranne un grande teschio di Kudu (la più grande antilope del Sudafrica) agganciato al soffitto, celato appena dal fumo degli incensi. È il mio turno, mi faccio largo lasciandomi Steve alle spalle e sparisco oltre la tenda di corde intrecciate. Eccolo davanti a me, mi sorride, lo saluto con riverenza a mi siedo sul tronco accanto a lui. Non veste in abiti tradizionali come mi sarei aspettato di vedere ma porta invece dei jeans, una semplicissima maglietta e un cappello a visiera, i suoi occhi sono quasi chiusi mentre mi racconta serafico del suo mestiere. Intorno a me c'è una miriade di boccette annerite dall'uso che conservano liquidi vari e piccoli vasi ricoperti di polvere con pezzi di pelle e unghie di animali vari. Sento qualcosa sfiorarmi i capelli, alzo la testa e sopra il mio capo vedo pendere una mano di babbuino e accanto a questa c'è una collana di orecchie essiccate lunga un braccio. Sulla stufetta di fronte a noi una candela accesa illumina il volto dello stregone che continua ad elencarmi i malanni che può curare: dalla depressione ai dolori cervicali, dall'influenza ai patemi d'animo.



Io confermo il mio splendido stato di salute ed ecco che mi tira fuori una strana poltiglia nerastra che inizia a lavorare pestandola in una ciotola. Mi spiega che lo ottiene dalle squame di un certo serpente e lo mischia poi con i pezzi  delle corna di bufalo per ottenere una pasta salata che assunta serve a rinvigorire e temprare l'animo. Ne stende un po' sul dorso della mano e la mangia, me la offre e seguo il suo esempio. Gusto orribile ed un effetto di rilassamento quasi immediato che nei primi istanti fuori dal mago passerà alle gambe donandomi immediatamente nuova energia. Suggestione o realtà, mi gusto l'esperienza mistica mentre ringrazio il dottore appoggiando una manciata di rand sul mobile d'entrata.



La nostra giornata volge al termine e decidiamo per uno spuntino prima di tornare in città. Sulla rotonda che smista l'uscita di Langa, una signora cucina su un pentolone interiora di pecora che sfrigolano e ribollono nel loro grasso. È un self -service, basta portare da bere qualcosa e puoi degustare. Con quest'ultima ghiottoneria lascio la township facendomi a piedi, come tutti qui, l`ultimo pezzo di statale prima di raggiungere la corriera e tornare a Cape Town.     

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