Attualità e Viaggi

Per vedere con i miei occhi #2

Seconda tappa nella township di Langa, Cape Town, Sudafrica
di Antonio Vergoni \ 02-03-2015 \ visite: 2167
Utshwala, il nome zulu della birra di sorgo, proibita in passato dal regime dell'apartheid e da sempre bevanda ufficiale delle township in Sudafrica.
Sono da poco passate le undici di mattina e fermarsi troppo a sorseggiare potrebbe essere rischioso, allungo qualche rand alla locandiera e faccio cenno a Steve che l'ora s'è fatta e usciamo cortesi in strada.
Siamo subito allo scannatoio del quartiere, in un angolo aperto sulla strada che ora è di cemento. Plastica nera mista a segatura e a terra bruciata fanno da pavimento alla bottega dove su davanzali stanno in bella mostra grosse teste di capre appoggiate sulle pozze di sangue secco, in un nuvolo di mosche mai visto prima. Dalla parte opposta un uomo sta tagliando i capelli ad un altro che poi ricambierà il favore, taglio a zero e un euro risparmiato,14 rand, il costo del barbiere da queste parti.

Lasciamo le teste e le mosche per entrare a dare un'occhiata dentro uno dei dormitori principali, uno stabile grigio con un lungo corridoio che separa due file di camere quattro metri per due. All'entrata conosciamo Eddy, sudafricano che vive qui con la sua famiglia da dieci anni, anche lui è in lista d'attesa per una nuova casa. Sta portando in stanza un po' d'acqua pulita e ci invita ad accomodarci nel piccolo salotto. I mobili sono di pregio, è tutto splendidamente arredato in un accogliente finto mogano. Giusto il tempo di un bicchiere d'acqua e un paio di foto e siamo pronti al sole di mezzogiorno. Pochi passi e incontriamo un piccolo orticello imprigionato da grosse inferiate, scorgo cavoli cuore di bue, pomodorini e l'onnipresente bieta da costa. Steve mi garantisce che questa è la migliore verdura di Cape Town e molta di questa finisce poi sui bancali dei grandi supermercati e sulle tavole dei ristoranti del centro città.

Il prezzo misero strappato ai piccoli contadini rimane comunque utile a sfamare diverse famiglie della township. Mentre cerco di riconoscere una verdura aliena mi viene incontro un uomo con occhiali tondi spessi come fondi di bottiglia che mi chiede il perchè di tanto interesse. Nel vederlo Steve esulta improvvisamente, stavamo cercando proprio lui. Gerard è il custode di queste insalate e soprattutto è la guida turistica dell'unico museo di Langa. Accetto di buon grado di visitarlo, immediatamente conquistato dai primi racconti di Gerard.



All'interno dell'edificio, tra i muri tappezzati di foto dell'epoca dell'Apartheid e delle manifestazioni oceaniche di protesta degli anni '60 e '70, è stato ricostruito il tribunale che gestiva le entrate e le uscite e l'intero corso della vita all'interno di Langa. Vecchie mappe mostrano il primo insediamento, nel 1927 e la sua crescita fino ai giorni nostri. La township fu costruita inizialmente solo come alloggio per i lavoratori maschi e assolutamente vietato alle donne e quindi negata per legge la possibilità dei ricongiungimenti familiari. Immagini della lotta di liberazione, degli arresti di massa e della reazione del regime, insieme ai lunghi elenchi delle vittime della repressione sono custoditi in teche di vetro e più tardi avrò modo di riconosce alcuni dei luoghi in cui si è fatta la storia, ancora lì, immortali a ricordare quel che fu.



La visita termina con la conoscenza di Tony, uomo di ferro, alto quasi due metri, capomastro della township e uno dei 1500 arrestati quando l'esercito occupò Langa il 7 aprile 1960. Ci congediamo con riserva di una prossima occasione perchè il programma della giornata non conosce tregua ed è ora soprattutto di mangiare. Una piccola diversione sulla biblioteca pubblica, un edificio nuovo e colorato, con  postazioni internet e libri a scaffale aperto, il tutto in un'inaspettata modernità frutto delle campagne di alfabetizzazione di questi ultimi vent'anni.
Ma la fame persiste e così eccoci alla macelleria a sceglierci il nostro agnello, un po' di pane e ci trasferiamo nella sala accanto dove ci attendono brace e griglia e dove, cartoccio alla mano consumeremo a mani nude il fugace pranzo.
-continua-

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