Utilità e progetti

Troppo grande per giocare coi Lego?

Il giovane Shubham Banerjee e la sua stampante braille Braigo
di Federico Branchetti \ 26-02-2015 \ visite: 8391
L’organizzazione mondiale della sanità stima che nel mondo ci siano 285 milioni di non vedenti e che il 90% di essi viva nei paesi in via di sviluppo. Ed è proprio a questi ultimi che Shubham Banerjee, un giovane studente californiano, ha deciso di dare una speranza. Un nome, il suo, che è rimbalzato sui notiziari di tutto il mondo per aver messo a punto a soli dodici anni Braigo, una stampante braille che costa il 75% in meno di quelle già presenti sul mercato e per aver subito reso pubblico il progetto senza pensare a un tornaconto personale. Il ragazzo, che in seguito ha fondato una start-up, diventando così il più giovane imprenditore della Silicon Valley, ci ha concesso un’intervista “a distanza” dal Brasile, dove sta promuovendo il suo progetto.

A dodici anni a pochi ragazzi interessa aiutare i meno fortunati. Quando hai deciso che avresti provato a cambiare le cose?
“Tutto è cominciato nel dicembre del 2013, quando ho aperto una lettera di un’organizzazione no profit che chiedeva di sostenerla  nell’aiuto dei non vedenti con delle donazioni. Non avevo idea di cosa fosse il braille, così chiesi ai miei genitori come facevano i ciechi a leggere e loro mi risposero di cercarlo su Google. Dopo ulteriori ricerche ho scoperto che una normale stampante braille costa 2000 euro o più ed ho subito pensato che fosse inutilmente costoso per qualcuno già molto svantaggiato.”

Come ti è venuto in mente di costruire una stampante braille con dei Lego?
“Notando quel prezzo sconsiderato ho incominciato a riflettere e, forse perché ci gioco da quando ho due anni, la prima idea che mi è venuta in mente è stata quella di costruire un’alternativa più economica proprio partendo dal mio Lego Mindstorm EV3, un set che integrando un piccolo computer, motori elettrici, sensori e parti pneumatiche consente di “programmare” le proprie costruzioni.”

Quanto tempo ci hai messo a costruire il primo prototipo?

“Mi ci sono volute tre settimane nelle quali ho smontato e riassemblato il progetto più di sette volte solo per trovare l’assetto giusto e cominciare poi a programmarlo. Sono stati giorni molto lunghi per me perché iniziavo a lavorare a Braigo solo dopo aver finito i compiti e molte volte rimanevo sveglio fino alle due del mattino, ma, anche grazie a mio padre che mi è stato sempre vicino pronto ad aiutarmi, ne è valsa la pena.”

È stato difficile raccogliere fondi?
“Inizialmente ho usato denaro preso in prestito dai miei genitori e poi, con mia enorme sorpresa, ha deciso di investire in Braigo Labs anche Intel, con la divisione Capital che si occupa appunto di finanziare le start-up.”

Molte start-up come la tua oggi scelgono il crowdfunding per raccogliere fondi. Cosa ne pensi?
“Trovo l’idea di farsi finanziare dai futuri acquirenti geniale, ma noto sempre più spesso persone che per avere donazioni mostrano finti prototipi o semplici concept e poi non riescono a mantenere le loro promesse. È un sistema basato sulla fiducia e purtroppo qualcuno se ne approfitta e dopo aver raccolto i fondi  lascia centinaia di investitori a mani vuote.”

Cosa vedi nel futuro della Braigo Labs?
“Ora abbiamo a che fare con il Braille per i non vedenti, ma  in futuro, magari diventando un ingegnere biomedicale, spero di poter lavorare con il mio team su altre idee. Certo è che continueremo a innovare per portare sul mercato prodotti sempre più economici perché tutti devono poter ricevere aiuto.”
 


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