Cultura e Spettacoli

Magazzino 18: per non dimenticare l'esodo giuliano-dalmata

Giornata del Ricordo 2015. Il teatro Pandurera ha ospitato lo spettacolo di Simone Cristicchi
di Lucia Bianchini, 5A \ 09-02-2015 \ visite: 2010
Pola, Rijeka, Novi Grad. Ridenti località balneari, che nel secondo dopoguerra sono state teatro di una delle più terribili stragi della Storia umana. Eventi purtroppo dimenticati che l'attore e cantante Simone Cristicchi ha voluto portare in scena nel suo spettacolo Magazzino 18, giunto alla centosettesima replica venerdì 6 febbraio al teatro Pandurera di Cento, a cui hanno partecipato diversi  studenti ed insegnati del Liceo Carducci.

Protagonista della storia è il commendator Persichetti, un funzionario del Ministero che viene mandato a fare l'inventario del Magazzino 18 del Porto Vecchio di Trieste. Tra quelle masserizie, appartenute agli esuli giuliani, istriani e dalmati costretti a fuggire dalla loro terra divenuta jugoslava dopo il trattato di pace del 1947 e a causa dei soprusi di Tito che voleva eseguire una vera propria pulizia etnica dagli italiani, Persichetti ricostruisce il loro dramma dimenticato, sostenendo che "è una pratica che non si può archiviare".

Le milizie di Tito hanno tentato di eliminare completamente gli Italiani, inizialmente solo i dissidenti politici, che erano presi di notte, e dopo stupri e violenze di vario tipo venivano legati per i polsi a due a due e gettati nelle foibe, profonde cavità a forma di imbuto rovesciato che caratterizzano il territorio sloveno. Ma il 18 giugno 1946, durante la giornata dello sport sulla spiaggia di Vergarola, a cui partecipavano solamente Italiani, esplodono nove mine che erano state dichiarate disinnescate. L'esodo inizia l'inverno successivo: si scardinano porte, si arrotolano materassi, si portano via persino le bare dei propri morti e si parte con ogni mezzo; a piedi, in treno o sulla nave Toscana messa a disposizione dal governo italiano.



Chi non parte è etichettato "rimasto", chi se ne è andato trova condizioni di vita terribili nei campi profughi, predisposti in ex manicomi, ex caserme, ex campi di concentramento, e si scontra con l'ostilità degli Italiani che li chiamano fascisti. Giuliani, istriani e dalmati perdono completamente la loro identità insieme alla loro patria e agli oggetti mai più reclamati che rimangono stivati nel magazzino numero 18 al Porto Vecchio di Trieste per più di sessant'anni.

Cristicchi, unico attore, canta ed esegue magistralmente  i monologhi, interpretando con rapidi cambi di cappotto tutti i vari personaggi. Molto caratteristico è l'accompagnamento dell'orchestra e di un coro di voci bianche, così come la scenografia costruita con foto e filmati dell'epoca. Perché “L’undicesimo comandamento è: NON DIMENTICARE”.



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