Arte e Letteratura

Patrick Fogli: "Dovrei essere fumo"

Il Liceo Carducci non dimentica la Shoah
di Laura Martignani, 3 N \ 05-02-2015 \ visite: 1917
Chi vuole vivere è condannato a sperare”. Fa riflettere la frase di Patrick Fogli, autore di Dovrei essere fumo, che al Liceo Carducci di Ferrara ha raccontato la storia del suo libro e quella di milioni di ebrei.

Tema del romanzo, infatti, è la Shoah, ricordata il 27 gennaio. In occasione di questo evento, lo scrittore ha ritenuto molto importante il dialogo con gli studenti che, dopo aver letto il libro, gli hanno posto alcune interessanti domande. “Il mio mestiere -afferma Fogli- è un lavoro solitario: chi scrive, così come chi legge, è in completa solitudine. E per me è meraviglioso poter interagire con voi ragazzi, perché finalmente lettore e scrittore possono incontrarsi”.

Questo romanzo nasce negli anni Novanta, quando l’autore è nella sua piena adolescenza. “In quel periodo si parlava raramente di Shoah, era quasi come un tabù. Così ne fui incuriosito e decisi di scoprire qualcosa di più.”

La storia di Emile Riemann nasce da un documentario che un giorno egli vede per caso alla televisione: alcuni sopravvissuti raccontavano la loro testimonianza nei luoghi in cui avevano vissuto quell’incubo che li aveva segnati per il resto della vita. Sconcertante è stato per Fogli il contrasto tra la natura che li circondava, spazi occupati precedentemente dai campi di sterminio, e le loro parole.
Emile è un ebreo francese deportato ad Auschwitz insieme alla sua famiglia nel settembre del 1942. Un ragazzo così giovane, legato ancora ai suoi genitori e innamorato della sua fidanzata, scopre che sopravvivere è peggio di morire. Per questo decide di affidare i suoi ricordi ad un quaderno azzurro, elemento che lo legherà all’altra “faccia” del romanzo, Alberto Corini, la cui storia è ambientata ai giorni nostri. Il personaggio, infatti, tormentato dai fantasmi del suo passato nei servizi segreti, riceve un incarico improvviso: la sorveglianza di un anziano malato e potente, che ritiene di essere in pericolo e che porterà Alberto ad una nuova svolta nella sua vita.

Emile Riemann è un personaggio inventato, -afferma poi lo scrittore-ma certamente la sua vicenda è accaduta a qualcuno. Oserei chiamarla “finzione storica”. Ciò che per me è fondamentale è che il mio libro venga letto per ricordare.” Fogli, quindi, non vuole dimenticare, e lo fa spiegando agli studenti la geniale macchina dello sterminio. Lui la descrive come il gioco del domino: tassello dopo tassello, è crollato tutto. Fumo, distruzione.

L’autore consiglia vivamente, pur essendo un’esperienza molto forte, la visita ad Auschwitz. Egli stesso ammette di essere rimasto segnato e colpito da questi luoghi, ma sostiene che sia necessario per comprendere. Secondo Fogli, infatti, la sua generazione e tutte quelle venute dopo non sanno cosa voglia dire la parola guerra. E questo è dovuto proprio alla Shoah, che ha creato un muro indistruttibile tra il periodo antecedente allo sterminio e quello successivo.

Ma questa tragedia non dovrà e non potrà mai essere dimenticata
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