Arte e Letteratura

Giovanni Boldini, dietro la porta dell'atelier

Inaugura sabato 31 gennaio al Castello Estense "L'arte per l'arte"
di Licia Vignotto \ 30-01-2015 \ visite: 3958
Giovanni Boldini e Filippo De Pisis, dopo aver condiviso a Ferrara le splendide sale di Palazzo Massari - attualmente chiuso per restauro - si ritrovano nuovamente insieme per la mostra "L'arte per l'arte", aperta a partire da sabato 31 gennaio all'interno del Castello Estense.
L'esposizione avrà un carattere semipermanente: è stata organizzata soprattutto per evitare che le bellissime opere rimangano nei magazzini, torneranno a "casa" quando Palazzo Massari sarà nuovamente agibile e a disposizione. Ovviamente non tutto il patrimonio ha potuto, attraverso il nuovo allestimento, essere esposto. Di Boldini, ad esempio, di 60 tele ne sono state esposte 28. Degli oltre 100 disegni e incisioni ne sono stati scelti una ventina, che cambieranno a rotazione.

La selezione curata da Maria Luisa Pacelli, già direttrice della Galleria d'arte moderna e contemporanea, ha cercato di illuminare aspetti nuovi e poco conosciuti di entrambi gli artisti, studiando con attenzione la loro collocazione all'interno della suggestiva e inedita cornice del Castello. "Gli aristocratici ritratti di Boldini - ha raccontato la curatrice in conferenza stampa - si trovano sicuramente a loro agio nella spaziosa Sala del Governo, per i dipinti di De Pisis è stato preferito uno spazio più intimo e raccolto, i Camerini del Duca Alfonso I. I suoi pezzi sono stati disposti in ordine cronologico, per rendere conto dell'evoluzione stilistica del pittore e delle collezioni a disposizione".

Nelle prime sale dedicate a De Pisis si trovano le nature morte realizzate in Italia, le celebri "Cipolle di Socrate", ispirate dalla metafisica ferrarese, e "La Bottiglia tragica". Più avanti si incontra il periodo parigino, caratterizzato da una stesura più vibrante e viva, a tratti euforica e gioiosa, quasi espressionista - come ne "I grandi fiori di casa Massimo". Chiudono il percorso le opere realizzate durante la degenza nella clinica di Brugherio, dove l'artista venne ricoverato a causa della malattia nervosa che lo affliggeva: della carnalità che caratterizzava "I gladioli" non c'è traccia, i fiori che dipinge negli ultimi anni di vita sono scarnificati, inconsistenti, immersi nella luce chiarissima dell'ospedale.

Tra le varie stanze, di particolare interesse risultano quelle dedicate all'atelier e alla corrispondenza di Boldini. Nella prima si trovano ritratti pieni di fascino come quello della "Donna in nero", la cui sagoma si specchia nella tela dipinta, e come quello della "Cantante mondana", che agita il ventaglio volgendo allo spettatore la schiena nuda. Anche queste figure, com'è caratteristico dell'artista, sembrano colte in un attimo cruciale, appena prima di. Attorno a loro diverse nature morte avvicinano lo spettatore all'ambiente privato e familiare dello studio, con la camicia per il frac abbandonata sulla poltrona e i tanti oggetti di lavoro sparsi qua e là.
Molti di questi cimeli sono visibili nella sala attigua, pennelli e spatole, strumenti per il disegno, il vaso persiano che conteneva la pipa e il tabacco.
Nella stessa teca si possono leggere alcune delle lettere più significative dell'epistolario, alcune indirizzate al compositore Giuseppe Verdi, altre all'amico pittore Telemaco Signorini. In una missiva Degas e Boldini si accordano per andare assieme a visitare finalmente Il Prado, per conoscere le opere di Velasquez. Un'altra corrispondenza viene intrattenuta con Surgent, al fine di acquistare assieme dalla vedova di Manet la bellissima "Olympia", che volevano donare al Louvre. Assieme agli scritti anche i tanti schizzi realizzati durante le serate trascorse nell'atelier di Place Pigalle, come il ritratto "rubato" a James Whistler dormiente sul divano.
I pezzi esposti, assieme all'edizione critica dell'epistolario curata da Barbara Guidi, permettono di gettare uno sguardo alla vita più intima e quotidiana di Boldini, di approfondire la conoscenza della sua personalità e del suo lavoro, scavalcando per una volta la "facciata" del pittore mondano, che l'ha reso tanto famoso.

    Condividi questa pagina:

Altri articoli in Arte e Letteratura