Cultura e Spettacoli

Obsolescenza programmata: il motore segreto dell’economia mondiale

Il destino 'segnato' degli elettrodomestici
di Marcello Cappellari \ 28-01-2015 \ visite: 2305
Computer, stampanti, lavatrici ecc… sono solo alcuni degli elettrodomestici colpiti dall’obsolescenza programmata, un vero e proprio “motore segreto” che manda avanti all’infinito l’economia di un paese industrializzato. Ogni anno finiscono negli ecocentri di tutt’Italia tonnellate e tonnellate di rifiuti elettronici che provengono dalle case di ogni cittadino. Si stima che ogni italiano, nel corso dell’anno produca circa 4,7 kg di rifiuti elettronici.

Ma dove va la maggior parte dei marchingegni che buttiamo nel corso della loro e della nostra vita? I pochi elettrodomestici che finiscono negli ecocentri, vengono adeguatamente smontati e i pezzi riciclati per poi essere smaltiti in maniera del tutto regolare e sicura.  Un’orribile verità è che i rifiuti elettronici non riciclati vengono spediti in Kenya, dove, in condizioni di estrema povertà, sono smontati e bruciati all’aria aperta. 

Le prime “vittime” di questo fenomeno artificiale sono state le lampadine. Ad esempio,la lampadina di Thomas Edison, quando venne messa in produzione nell’800, aveva una vita media di  circa 5-6 anni. Con l’industrializzazione degli Stati Uniti secondo un contratto stipulato negli anni ’20, le lampadine non dovevano avere una durata superiore a un anno. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, la durata delle lampadine fu addirittura abbassata a 6 mesi circa e tale è rimasta fino ad oggi.

Per gli elettrodomestici, la situazione non cambia: computer, stampanti e lavatrici non durano mai più di 5 o 6 anni, in modo tale che la grande industria produce ogni giorno modelli sempre più moderni, così la gente acquista nuovi oggetti e le ruote dell’industria non smettono mai di girare. Vi siete mai chiesti perché la stampante più di un certo numero di copie non le fa? Il merito è di un chip posto nel “cervello” che ha la funzione di contare le copie che le vengono richieste e, una volta arrivato a 15.000 o 13.000 copie, la stampante smette di funzionare e non c’è verso di farla ripartire, costringendo così lo sventurato cliente a ricomprare l’apparecchio.

Nel 2005 finì sotto accusa anche la stimata Apple di Steve Jobs: l’oggetto “incriminato” fu il primo modello di i-Pod: la batteria, infatti,  essendo letteralmente saldata nel vano, non poteva essere sostituita e il lettore musicale, una volta esausto, si doveva buttare.La risoluzione di questo problema la dobbiamo a due writers  statunitensi che, imbrattando i cartelloni pubblicitari del nuovo oggetto di tendenza con la scritta ”la batteria dell’ i-Pod dura solo un anno” , riuscirono a farsi sentire e la Apple finì col rimborsare i clienti e a cambiare modello, permettendo così l’acquisto dei pezzi di ricambio e, soprattutto delle batterie.

Al giorno d’oggi, sono sempre di più le persone che hanno dichiarato una vera e propria guerra all’obsolescenza programmata riparandosi gli elettrodomestici guasti e sfuggendo così alla voragine del consumismo.Esiste, infatti, per le stampanti Epson, un programma inventato da un hacker russo che azzera il contatore e fa funzionare la stampante all’infinito.

I posteri non ci perdoneranno mai!!” è la frase di un ecologista inglese:  ciò vuol dire che, se ci impegniamo, l’obsolescenza programmata la si può benissimo sconfiggere riducendo così i danno all’ambiente.
 

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